La Sanità può attendere

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Mentre il presidente Emiliano continua a non voler dare risposte, la sanità ionica sprofonda in una condizione ormai intollerabile. La lettera di una paziente che avrebbe ricevuto un antidolorifico solo dopo otto ore di pronto soccorso, ne è una prova

Parlare di sanità? Non si può! Adesso è tempo di spendersi per la campagna elettorale per le Amministrative. Fino a qualche settimana fa, ad impedirgli di parlare di sanità, era la competizione per la segreteria nazionale del Pd; primarie che lo hanno visto giungere terzo. Sembra che per l’Assessore alla Sanità della Regione Puglia, nonché presidente dello stesso ente, Michele Emiliano, non ci sia mai tempo per occuparsi della sua delega. Una delega che sulla carta detiene per sé, ma nei fatti affida ai suoi manager. Non c’è visione politica, quindi, sulla sanità pugliese. Solo meri calcoli aziendali che non tengono conto delle realtà che i comuni cittadini sono costretti ad affrontare ogni giorno.
Eppure basterebbe recarsi al Pronto Soccorso del Santissima Annunziata di Taranto, per rendersi conto che i provvedimenti che si stanno prendendo sono a dir poco scellerati.
Qualche giorno fa, è giunta in redazione la lettera di una donna che, dopo aver subito un trauma da caduta ad entrambi i piedi ed essersi recata al pronto soccorso del Santissima Annunziata di Taranto, scrive di aver dovuto attendere ben otto ore prima di ricevere assistenza ed un antidolorifico. Un caso riportato anche sulla pagina facebook del Comitato in difesa del San Marco di Grottaglie, dove vengono pubblicate tutte le foto inviate.
“Martedì sera (il 23 maggio, ndr), al pronto soccorso del Santissima Annunziata di Taranto – si legge nella lettera, corredata da foto -, mi hanno fatta “crepare” di dolore per ben otto ore. Tempo che è andato ad aggiungersi alle ore che sono trascorse da quando sono caduta a quando sono giunta in ospedale, provenendo io da Grottaglie. Più e più volte ho chiesto di farmi un’iniezione di antidolorifico, senza ricevere alcuna risposta. Stiamo nel 2017 e si fa tanto per alleviare il dolore di chi partorisce (parto indolore) o per mettere in campo terapie anti dolore. Poi, però, ti costringono a restare tante ore a soffrire in un ospedale, senza poter ricevere cure. Non attribuisco la colpa a chi lavora in ospedale e si prodiga con fatica nei pronto soccorsi. Anzi, li ammiro per come si danno da fare! Purtroppo, il personale non basta per il flusso di gente che giunge al pronto soccorso, né bastano le strutture messe a disposizione. Come se non bastasse, ho dovuto comprare personalmente le garze elastiche (per le quali ho speso 10 euro) per farmi fare la fasciatura alle gambe, perché l’ospedale, nonostante ne fosse stata fatta richiesta, ne era sprovvisto. Anche quando finalmente sembrava toccasse a me, ho dovuto farmi forza, perché, sebbene il dolore fosse lancinante, c’era un bambino di due anni a fare la fila e non potevo permettere che aspettasse di più. I bambini vanno tutelati. Per loro questi sono traumi che si possono portare dietro per tutta la vita. Così com’è traumatico per una persona anziana dover aspettare le ore su una barella, prima di ricevere assistenza. Martedì ho visto scene e situazioni che non sono certamente da Paese civile. Ci sono ospedali abbandonati come contenitori vuoti, mentre a Taranto le cinque sale del pronto soccorso, traboccano di gente che ha bisogno di aiuto e non può riceverlo. Quando accade qualcosa a personaggi pubblici, com’è accaduto al presidente Emiliano, le cure arrivano tutte e subito. E nel giro di pochissimi giorni, loro si rimettono in piedi. La povera gente comune, invece, deve sbattere la testa da una parte all’altra, spendendo soldi nelle strutture private per ricevere una risposta più celere. In tanti, proprio per questo, sono costretti a rinunciare alle cure, avendo dovuto rinunciare anche al lavoro. Chi governa e decide, dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza, invece di continuare a portare avanti questo sistema iniquo ed ingiusto. Noi chiediamo solo di poterci curare e di poter essere assistiti nel momento del bisogno. Questo è un nostro diritto sancito dalla Carta Costituzionale Italiana! Il mio caso personale è solo uno dei tanti verificatisi in questi mesi, soprattutto da quando sono stai chiusi il pronto soccorso dell’ospedale del San Marco di Grottaglie e quello del Moscati di Paolo VI. È una vergogna ciò che sta accadendo nella sanità ionica! Più di qualcuno dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza, invece di venire qui a dire quanto ami la nostra terra”.

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