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Domenica, 22 Ottobre 2017
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Colpita più volte col cacciavite

Cronaca
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Il pregiudicato Giovanni Maggio è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio. L'aggressore era nella sala d'attesa del Pronto Soccorso; una volta sveglio, si è diretto nella stanza in cui si trovava la donna per scagliarsi contro di lei con intento omicida: questa la ricostruzione fatta dagli inquirenti

Ha colpito  la donna con l'intento di ucciderla. L'uomo fermato dalla Polizia ieri sera, Giovanni Maggio, avrebbe usato un cacciavite per ferire la malcapitata, procurandole lesioni profonde alla tempia destra e un vasto ematoma cranico. L'aggressore, pregiudicato di 42 anni, era disteso su un fianco, in una delle salette di attesa all'interno del Pronto Soccorso e, dopo essersi svegliato e aver mimato più volte il gesto di colpire con violenza qualcuno, è uscito velocemente dalla stanza in cui si trovava, con la mano sinistra nella tasca del suo Gilet, dove nascondeva l'oggetto contundente, e si è diretto verso la sala, poco distante, in cui giaceva la donna; da lì si è poi velocemente allontanato per recarsi presso la saletta del triage e raggiungere poi l’uscita del Pronto Soccorso e andar via.


La ricerca di atti contenuti nel fascicolo personale dell’indagato ha consentito di rinvenire una traccia storica certa circa il cacciavite utilizzato: la moglie del 42enne aveva sporto, nel 2008, una querela in cui dichiarava di essere stata aggredita dal marito con un cacciavite. Il fermato, inoltre, aveva con sé alcuni documenti relativi a precedenti denunce nei confronti di diverse persone, da lui indicate come responsabili di aggressioni e minacce, e in relazione alle stesse, una serie di schede di accesso al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Taranto, dove il medesimo si recava per farsi refertare.
Il fermato si trova ora in carcere. Risponderà di tentato omicidio aggravato e porto in luogo pubblico di strumenti atti ad offendere. L'uomo avrebbe inoltre approfittato di circostanze di tempo, luogo e persona, in relazione all’età avanzata e allo stato patologico della vittima. Le responsabilità attribuite al 42enne derivano dalla visione del filmato ripreso dalle telecamere e dalle dichiarazioni da alcuni testimoni.

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