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FRODE NEL COMMERCIO DI ACCIAIO, IMPRENDITORI RINVIATI A GIUDIZIO

FRODE NEL COMMERCIO DI ACCIAIO, IMPRENDITORI RINVIATI A GIUDIZIO

Cronaca

Prime decisioni nell'ambito del procedimento che nel settembre del 2016 sfociò in un maxi-sequestro e nell'esecuzione di due misure cautelari a carico del titolare di un'azienda lombarda e di un professionista operante nel Tarantino

Le argomentazioni della difesa tese a scardinare le ipotesi dell'accusa non hanno convinto il giudice più tanto. E la riprova si è avuta al termine dell'udienza preliminare che si è occupata di una presunta “maxi-frode” in forniture di acciaio, la stessa che fu portata alla ribalta dalla Guardia di Finanza di Taranto nel settembre di due anni fa con l'esecuzione di un sequestro milionario e l'applicazione di arresti domiciliari che videro come destinatari coloro che, secondo gli inquirenti, avrebbero architettato ogni cosa: l'imprenditore lombardo 82enne Luigi Fantini ed il legale rappresentante di alcune ditte operanti nel tarantino, il ragioniere commercialista Giuseppe Galantino, di 54 anni. A poco meno di un anno e mezzo da quei provvedimenti, il gup del Tribunale di Taranto dott. Benedetto Ruberto ha ritenuto che il corposo fascicolo istruito dalla Procura del capoluogo ionico debba essere valutato nel corso di un regolare dibattimento. Un regolare dibattimento che dovrà far luce su quei fatti e quelle circostanze illustrati nei numerosi capi d'imputazione di cui, a partire dal prossimo 4 maggio, dovranno rispondere i presunti protagonisti della vicenda. Va subito detto che oltre a Fantini e Galantino sono stati rinviati a giudizio altri quattro legali rappresentanti di aziende, mentre altre tre persone, tutte di origini rumene, essendo risultate irreperibili, hanno visto le rispettive posizioni stralciate (saranno di nuovo al vaglio del gup il prossimo luglio). Detto che per cinque capi d'imputazione (quelli indicati alle lettere B, G, M, N ed O) il giudice ha emesso sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, si ricorda che il reato principale di cui gli inquisiti sono accusati è quello di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati tributari. Una contestazione ipotizzata dal pubblico ministero dott.ssa Filly Di Tursi alla luce di quanto emerso dalle indagini condotte dalla GdF che, facendo leva su mirati accertamenti fiscali e valutando i contenuti di conversazioni telefoniche intercettate, hanno scoperto che attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti sarebbero state evase imposte sui redditi e sull'IVA. Secondo la ricostruzione dei fatti operata dagli inquirenti, nel corso degli anni Fantini avrebbe acquistato da ditte operanti in Lombardia, Piemonte e Friuli un certo quantitativo di rotoli di acciaio che poi sarebbe stato commercializzato attraverso fatture (ritenute false dagli investigatori) prodotte da cosiddette “società cartiere”. Un sistema che, sempre stando alle contestazioni dell'accusa, avrebbe consentito all'imprenditore Fantini un'evasione fiscale che si sarebbe attestata sul milione e 700mila euro.

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