Violenza e ricatti a vicina di casa: condannato a nove anni

Cronaca
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Definito il procedimento che vedeva sul banco degli imputati un 29enne bengalese chiamato in causa per fatti accaduti in città. La pena inflitta dal Tribunale è stata superiore rispetto a quella chiesta dal pubblico ministero. Riconosciuta colpevole anche la compagna dell'inquisito che rispondeva solo di estorsione e stalking

Durante il processo ha cercato di ridimensionare la gravità dei comportamenti che gli venivano addebitati, ha cercato di giustificare fatti e circostanze che apparivano di una chiarezza disarmante, ha cercato in tutti i modi di uscire fuori da una situazione complicatissima, però, nonostante quei tentativi, alla fine non ha convinto nessuno. Soprattutto i giudici del Tribunale, che non solo hanno aderito alla richiesta di condanna avanzata dal p.m., ma hanno pure inflitto una pena superiore rispetto a quella formulata al termine della requisitoria.
Incastrato da elementi probatori mai messi in discussione nel corso del dibattimento, il presunto protagonista di una storia caratterizzata da violenze sessuali, minacce, ricatti ed atti persecutori ai danni di una ex vicina di casa ha visto suggellare il procedimento a suo carico da un verdetto che non gli ha lasciato “scampo”: 9 anni di carcere e fronte dei 6 anni e 8 mesi che erano stati chiesti dal pubblico ministero.
A risultare destinatario di questa sanzione è stato un 29enne di origini bengalesi che era finito sul banco degli imputati per episodi verificatisi sino alla primavera di un anno fa a Taranto. Episodi portati a conoscenza delle Forze dell'Ordine dalla vittima la cui vita era diventata un “inferno” proprio a seguito delle vessazioni subite.
Stando a quanto emerso dall'attività investigativa, dopo aver convinto la poveretta a fidarsi di lui, l'uomo avrebbe ben presto gettato la maschera cominciando a pretendere rapporti sessuali minacciandola con un coltello o con un'ascia. Ma non solo. Secondo l'accusa, l'imputato avrebbe pure preteso somme di danaro e si sarebbe fatto consegnare un telefono cellulare dicendo che avrebbe inviato al suo datore di lavoro i filmati dell'abitazione in cui viveva (che, a quanto pare, era tenuta in condizioni pessime).
Si è trattato di contestazioni che nel corso del processo non hanno mai perso consistenza. Anzi. Valutati gli elementi probatori e le argomentazioni del p.m. e della difesa, la Seconda Sezione Penale del Tribunale ha ritenuto di affermare la responsabilità dell'extracomunitario in ordine a tutti i capi d'accusa che gli venivano mossi.
Va aggiunto che la sentenza non ha riguardato solo il 29enne accusato di aver abusato della ragazza. Un pronunciamento di colpevolezza è stato emesso anche nei confronti della compagna dello stesso inquisito, ritenuta complice nella commissione dei reati di estorsione, stalking ed interferenze illecite nella vita privata della denunciante. Per la donna la pena è stata pari a 4 anni di reclusione, tanti quanti ne aveva proposti il procuratore aggiunto dott. Maurizio Carbone al termine della sua requisitoria. La motivazione del verdetto sarà depositata dal Tribunale entro novanta giorni.

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