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Lun, Ott

Tangenti in Marina, l’udienza stenta a decollare

Tangenti in Marina, l’udienza stenta a decollare

Cronaca

Ancora nulla di fatto per il giudizio immediato a carico dei presunti protagonisti degli appalti pilotati al Maricommi di Taranto, la clamorosa vicenda che due anni fa sfociò in arresti eccellenti. L'udienza odierna è stata rinviata a settembre

Tenuto conto che la richiesta di processo immediato è stata avanzata dalla Procura nel marzo di un anno fa, il giudizio nei confronti dei presunti protagonisti degli appalti pilotati nell'ambito della Marina militare non sarà ricordato per la sua “speditezza”. Infatti, l'udienza prevista per la giornata odierna a carico degli inquisiti che hanno preferito non far ricorso a riti alternativi (si ricorda che otto soggetti coinvolti nella vicenda hanno già patteggiato) non è stata celebrata. E' stata di nuovo rinviata. Questa volta al 26 settembre. Se non ci saranno contrordini dell'ultima ora, dovrebbe essere quella la data che segnerà l'inizio del procedimento istruito per far luce sui criteri di assegnazione delle gare gestite dalla Direzione Maricommi di Taranto. Criteri che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati fissati da un sodalizio che avrebbe favorito sempre e comunque le stesse imprese a discapito di altre ditte concorrenti.
Gravati dagli esiti di un'attività investigativa che ha fatto leva soprattutto sull'interpretazione di una miriade di intercettazioni (telefoniche ed ambientali) e su documentazioni che non sembrano ammettere repliche, sono in tutto nove a dover rispondere di accuse che il procuratore aggiunto dott. Maurizio Carbone ha formulato in base ad episodi che si sarebbero verificati sino al settembre di due anni fa, epoca in cui il clamoroso caso fu svelato con l'esecuzione di misure cautelari.
Fra i reati contestati c'è quello di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di corruzione aggravata e di turbativa d'asta, ma va detto che a doversi difendere da questa contestazione sono solo cinque inquisiti (altrettanti hanno già definito le rispettive posizioni concordando la pena). Da una lettura del capo d'imputazione si evince che ad aver ricoperto un ruolo di spicco nell'intera vicenda è stato l'ex capitano di vascello Giovanni Di Guardo (all'epoca dei fatti finiti al vaglio della magistratura direttore di Maricommi Taranto) che lo scorso febbraio, per “motivi disciplinari”, è stato degradato al ruolo di militare di truppa e congedato. Stando alla ricostruzione dei fatti operata dagli inquirenti, sarebbe stato l'ex ufficiale della Marina a farsi consegnare direttamente da imprenditori (o tramite altri inquisiti) somme di danaro per pilotare appalti di beni e servizi gestiti dalla Direzione di Commissariato di Taranto. Gli investigatori (le indagini sono state svolte dalla Guardia di Finanza) hanno acquisito elementi tali da far ipotizzare che il sistema ideato dagli imputati si sia basato sull'invito alle gare di ditte che, collegate tra loro, avrebbero presentato offerte di “appoggio” al solo scopo di turbare il regolare svolgimento delle procedure per l'affidamento di attività come quello, ad esempio, di pulizia e sanificazione per gli anni dal 2016 al 2019, un appalto il cui importo complessivo superava gli 11 milioni di euro. Uno degli appalti su cui gli imputati, quando compariranno dinanzi al giudice, dovranno rendere più di un chiarimento.

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