Stipendi "gonfiati" al C.T.P.? Lo stabilirà un processo

Cronaca
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Approda a dibattimento il caso giudiziario che ha fatto finire sotto accusa quattro persone che fra il 2005 ed il 2015 hanno rinvestito figure apicali nell'ambito del Consorzio. Le condotte contestate agli imputati avrebbero arrecato alla società un danno di quasi 950mila euro

Sarà necessario celebrare  un processo per fare piena luce sul caso giudiziario che vede coinvolti alcuni dirigenti del C.T.P. di Taranto per aver percepito sino al 2015 stipendi il cui ammontare sarebbe stato gonfiato grazie all'inserimento di voci non dovute. La decisione di far arrivare il fascicolo all'attenzione della Seconda Sezione Penale del Tribunale è stata adottata dal giudice delle udienze preliminari dott. Martino Rosati che, preso atto delle argomentazioni formulate da pubblica accusa e collegio difensivo, ha ritenuto di firmare il decreto di rinvio a giudizio per tutti e quattro gli imputati. A partire dal prossimo 4 ottobre, saranno chiamati a difendersi dalle accuse il dott. Michele Ciccimarra, in qualità di direttore di esercizio, pro-tempore, del Consorzio Trasporti; il dott. Cosimo Rochira, in qualità di direttore generale; il dott. Luigi Pacucci, in qualità di dirigente del Settore economico finanziario; il dott. Giuseppe Portulano, in qualità di dirigente al Movimento. Per gli inquisiti (che sono difesi, rispettivamente, dagli avvocati Franz Pesare, Eligio Curci, Antonio Raffo, Stefania De Vincentis, Vincenzo Vozza, Luca Perrone e Massimo Moretti) l'accusa è quella di concorso in peculato continuato. Una contestazione mossa dal pubblico ministero dott. Maurizio Carbone alla luce di una serie di accertamenti che ha portato ad ipotizzare come nel corso degli anni gli inquisiti abbiano inserito nelle buste paga relative alle loro retribuzioni voci stipendiali senza che ne ricorressero i presupposti. Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza hanno preso in esame una gran mole di documenti che ha poi permesso di ricostruire tutti i passaggi che avrebbero determinato l'aumento degli importi delle retribuzioni corrisposte ai quattro dirigenti. Secondo la tesi accusatoria, in virtù delle funzioni rivestite nell'ambito della società, gli imputati avrebbero provveduto a gonfiare indebitamente gli stipendi agendo su voci come quella denominata “retribuzione variabile incentivante” pur non essendo stata prodotta alcuna documentazione in grado di attestare gli obiettivi che sarebbero dovuti essere realizzati.
La conclusione a cui sono giunti i titolari del fascicolo è che, attraverso questi “aggiustamenti”, gli imputati si sarebbero appropriati di somme di danaro non dovute per un totale che sfiora i 950mila euro (gli anni in cui si sarebbero registrati i pagamenti più onerosi sono quelli del 2011 e del 2012). Accuse e sospetti che gli inquisiti, sin dalle prime battute dell'inchiesta, hanno sempre respinto sostenendo la piena regolarità del proprio operato. Accuse e sospetti su cui, fra alcuni mesi, toccherà al Tribunale esprimersi.

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