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Mer, Ott

Dissequestrato il Lido “Fata Morgana”

Dissequestrato il Lido “Fata Morgana”

Cronaca

Importanti novità nell'ambito del procedimento sui presunti abusi edilizi che sarebbero stati riscontrati nello stabilimento balneare. Mentre per questa vicenda si registrano rinvii a giudizio, proscioglimenti ed un'assoluzione, il complesso turistico non è più “sotto chiave”

Tre proscioglimenti, altrettanti rinvii a giudizio ed un'assoluzione: è quanto registratosi nel pomeriggio odierno nell'ambito del procedimento originato dai presunti abusi edilizi registratisi nello stabilimento balneare “Fata Morgana”.
Per quanto fu rilevato dai carabinieri del NOE circa due anni fa al termine di meticolose indagini si terrà un processo, anche se una buona parte delle contestazioni formulate dalla magistratura è “caduta” spianando la strada ad un provvedimento di indubbia importanza: il dissequestro del Lido, che era ormai “sotto chiave” dal giugno del 2016, epoca in cui la vicenda venne clamorosamente alla ribalta. La decisione di rendere nuovamente fruibile il complesso turistico che sorge nel cuore di Lido Silvana, in località “Bosco Caggione”, è stata adottata dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale dott. Martino Rosati dopo aver valutato l'istanza formulata dal legale della società proprietaria dello stabilimento (l'avv. Antonio Raffo) che ha posto in risalto come tutte le opere che avevano determinato la misura cautelare reale sono state completamente rimosse, circostanza che ha fatto venir meno la sussistenza del reato inizialmente ipotizzato.
Questa decisione non è stata l'unica ad aver caratterizzato il procedimento. Il gup ha pure decretato il rinvio a giudizio per presunti abusi edilizi del dott. Giovanni De Marzo, amministratore e legale rappresentante della “Italcave spa”, proprietaria del Lido “Fata Morgana”; del rappresentante della ditta esecutrice dei lavori finiti nel mirino, Benito Luccarelli; del progettista e direttore dei lavori, Michele Tomaselli.
Difesi dagli avvocati Antonio Raffo, Carlo Raffo ed Egidio Albanese, tutti e tre gli imputati se da un lato dovranno difendersi dalle accuse a partire dal prossimo 5 ottobre (data in cui avrà inizio il dibattimento), dall'altro hanno beneficiato del non luogo a procedere per quanto concerne l'ipotesi di reato legata alla violazione del vincolo paesaggistico ed idrogeologico, che si sarebbe concretizzata mediante la costruzione di un centro benessere e di due edifici che dovevano ospitare un bar, un ristorante ed un self service. Tutte opere che, ritenute dagli inquirenti in totale difformità rispetto ai titoli abilitativi, avrebbero alterato le volumetrie e le superfici utili calpestabili.
Chi, invece, ha già definito positivamente la propria posizione venendo giudicata nelle forme del rito abbreviato è stata l'ing. Nunzia Schirano che, in qualità di funzionario preposto al Servizio Foreste della Regione Puglia, era finita sul banco degli imputati per il reato di falso. Una contestazione che trovava il suo fondamento nel fatto che l'inquisita avrebbe rilasciato il parere sul vincolo idrogeologico sostenendo falsamente di aver esaminato la documentazione tecnica presentata dalla società proprietaria del Lido nell'ambito del progetto che avrebbe dovuto portare alla realizzazione delle opere. Un'accusa che il difensore della funzionaria regionale (l'avv. Gianluca Mongelli) ha provveduto a ridimensionare in modo deciso, come del resto dimostra la sentenza assolutoria (il fatto non è stato considerato sussistente) emessa dal gup a fronte della richiesta di condanna ad un anno e sei mesi di reclusione avanzata dal pubblico ministero.

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