Soldi falsi e droga, gli imputati rischiano condanne e rinvii a giudizio

Cronaca
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In dirittura d'arrivo il procedimento originato dall'operazione “Money and drugs”, quella che nel novembre dello scorso anno ha portato alla luce un giro di banconote fasulle sviluppatosi soprattutto a Taranto e nel Leccese. Il presunto leader del sodalizio rischia quasi cinque anni

La decisione del giudice è prevista fra un paio di settimane, ma per gli imputati del procedimento “Money and drugs” (quello che lo scorso novembre ha portato alla luce un giro di soldi falsi e droga) le premesse non sembrano delle migliori. Del resto, appare difficile sostenere qualcosa di diverso se si valutano le richieste formulate dal pubblico ministero al termine della sua requisitoria. Infatti, dopo aver evidenziato la solidità degli elementi probatori che gravano su ciascun inquisito, il rappresentante dell'accusa ha proposto la condanna per chi ha optato per l'abbreviato ed il rinvio a giudizio per chi ha scelto di far esaminare la propria posizione nell'ambito del rito ordinario. In poche parole, secondo il titolare del fascicolo (l'inchiesta è stata diretta dal sostituto procuratore dott. Raffaele Graziano) tutti coloro che sono comparsi dinanzi al gup avrebbero ricoperto un ruolo preciso in quegli episodi verificatisi a Taranto e nel Leccese fra l'estate e l'autunno del 2016. Episodi che hanno svelato soprattutto l'esistenza di una presunta organizzazione  che, seguendo sempre lo stesso “modus operandi”, è riuscita a piazzare banconote da 100 e 50 euro rigorosamente fasulle. Stando a quanto emerso dalle indagini, proveniente da Napoli, il danaro abilmente falsificato veniva utilizzato in esercizi commerciali per l'acquisto di merce di modesto valore il cui costo non superava i 3-5 euro. Chiaramente, l'obiettivo degli imputati non era quello di comprare generi alimentari, profumi, cosmetici, frutta, prodotti ottici, matite, quaderni, fiori, ma di “smerciare” i soldi falsi ed incassare il resto. Sarebbe stato questo il vero guadagno di un sodalizio che avrebbe avuto nel 53enne Francesco Vapore il suo promotore. Un ruolo che il p.m. ha chiesto di sanzionare con una condanna pari a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Tre anni, invece, li rischiano la 48enne Giuliana Guarini ed il 32enne Nicola Angelini, mentre la 47enne Maria Alagni ha chiesto di poter patteggiare la pena a 2 anni. Per altri due inquisiti accusati di far parte dell'ipotizzata associazione a delinquere, il p.m. ha proposto il rinvio a giudizio. Si tratta del 43enne Pietro Caccavo e della 43enne Rosaria Ferrigno, entrambi originari di Napoli ed entrambi sospettati di aver provveduto a rifornire di soldi falsi i complici tarantini (da segnalare che per ogni banconota da 100 euro fasulla spacciata venivano corrisposti a chi la piazzava 20 euro, ovviamente “veri”) . Altri due imputati rispondono di concorso in truffa (avrebbero partecipato alla messa in circolazione del danaro falsificato), mentre altri sette sono accusati di aver detenuto al fine di spaccio ingenti quantitativi di hashish: per tutti il p.m. ha chiesto il rinvio a giudizio. L'udienza ha poi fatto registrare gli interventi del collegio difensivo (composto, fra gli altri, dagli avvocati Angelo Casa, Piero Paesanti, Gaetano Vitale, Antonio Giannattasio, Valerio Sgarrino, Patrizia Boccuni, Massimiliano Scavo, Adriano Minetola, Nicola Sarcinella, Mario Federici) chiamato a confutare la tesi accusatoria che ha nell'interpretazione di numerose conversazioni intercettate e nel sequestro dei soldi contraffatti il suo caposaldo. Acquisite le argomentazioni delle parti, il gup del Tribunale ha quindi aggiornato il procedimento al prossimo 6 giugno per la decisione.

 

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