Agguato fallito, un solo colpevole

Cronaca
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Arriva al capolinea il processo per la sparatoria che fu messa a segno nel luglio dello scorso anno nelle vicinanze di via Cesare Battisti. Derubricata l'accusa di tentato omicidio in lesioni. Solo uno degli imputati è stato condannato. La vittima dell'episodio criminoso riconosciuta responsabile di favoreggiamento

Cala il sipario sul processo per la sparatoria registratasi il 2 luglio dello scorso anno in via Zara, a pochi passi dalla trafficatissima via Cesare Battisti.
Nel pomeriggio, i giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale hanno definito la vicenda con una sentenza che, oltre a non ravvisare la sussistenza dell'originaria accusa di tentato omicidio, ha sollevato da ogni sospetto uno degli uomini che erano finiti sul banco degli imputati proprio perché ritenuti responsabili di un episodio criminoso che solo per un puro caso non fece registrare conseguenze drammatiche.
Il verdetto di colpevolezza ha riguardato il 54enne Cosimo Bruno che (difeso dall'avv. Maria Letizia Serra) grazie alla derubricazione del reato principale in lesioni si è visto infliggere 8 anni di reclusione a fronte dei 15 anni e mezzo che aveva richiesto il pubblico ministero dott.ssa Rosalba Lopalco. Assoluzione, invece, per l'altro inquisito che la magistratura aveva indicato come complice dello stesso Bruno. Si tratta del 59enne Filippo Solario che (assistito dall'avv. Salvatore Maggio) è stato ritenuto estraneo ai fatti nonostante il p.m. avesse avanzato una pena pari a 13 anni. Dal canto suo, colui che era finito nel mirino degli attentatori ha visto concludere nel peggiore dei modi il processo in quanto è stato condannato ad un anno e mezzo per favoreggiamento, così come proposto dalla pubblica accusa.
In attesa della motivazione della sentenza emessa dal Tribunale presieduto dal dott. Pompeo Carriere (a latere il dott. Madaro ed il dott. Maccagnano), non resta che ricordare la ricostruzione della vicenda operata dagli inquirenti anche grazie all'esame di alcuni filmati (nella zona teatro del fallito agguato erano presenti sistemi di video-sorveglianza). Alla luce di quanto sostenuto nel capo d'imputazione, ad agire il 2 luglio di un anno fa sarebbero stati due individui che tentarono di uccidere un 32enne esplodendogli contro colpi di pistola. La “spedizione punitiva” però non sortì alcun effetto: i proiettili non attinsero la vittima designata solo perché questa riuscì a fuggire e a far perdere le sue tracce. Le indagini svolte dagli uomini della Squadra Mobile fecero registrare una svolta un mese dopo l'agguato con l'arresto dei presunti autori e questo nonostante la vittima non avesse fornito elementi capaci di indirizzare l'attività investigativa verso la pista giusta. Anzi. Nel corso dell'inchiesta, la posizione del giovane scampato all'attentato si complicò in modo deciso poiché dichiarò che chi aveva sparato contro di lui indossava un casco di colore nero con visiera blu. Il tutto contrariamente a quanto emergeva dai filmati acquisiti dagli investigatori (dalle immagini si notava chiaramente che gli autori del fatto delittuoso avevano agito a volto scoperto).
Raccolti gli indizi necessari, Bruno e Solario furono accusati del tentato omicidio, mentre il 32enne riuscito a mettersi in salvo, proprio perché sospettato di aver cercato di sviare le indagini, si ritrovò sotto accusa per favoreggiamento personale. Tutto questo un anno fa.
Oggi la vicenda è stata definita, almeno per ciò che riguarda il primo grado di giudizio, con una sentenza per le cui motivazioni si dovrà attendere il prossimo autunno.

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