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Sab, Apr

Sparatoria a Talsano: “branco” in manette

Sparatoria a Talsano: “branco” in manette

Cronaca

Arrestati dalla Polizia di Stato i responsabili di una “raid” ai danni di due dipendenti di una kebabberia. Riconosciuta la pericolosità sociale del gruppo

ARRESTI. Eseguita dalla Polizia di Stato di Taranto (Squadra Mobile) un’ordinanza applicativa di cinque misure cautelari personali, 4 in carcere ed 1 ai domiciliari nei confronti di pregiudicati e dimoranti nei rioni di Tramontone e Paolo VI. Si tratta di: Cataldo Volpe di anni 40, già detenuto per altra causa, Antonio De Giorgio di 40 anni; Nicola Palmisano di 34 anni, Ivan Guglielmi di 41 anni e Giacomo Di Palma di 41 anni, ai domiciliari. Ai cinque soggetti è attribuito il fatto di cronaca avvenuto il 16 dicembre scorso all'interno di una kebabberia di Talsano, in viale Europa.
16 DICEMBRE 2018. Alcuni malviventi, dopo aver sfondato la porta di ingresso dell'esercizio commerciale, e danneggiato arredi e suppellettili vari, aggredirono selvaggiamente due dipendenti che vi si trovavano all’interno, ferendone uno con alcuni colpi d’arma da fuoco. In sede di primo sopralluogo furono rinvenuti tre bossoli ed un proiettile inesploso calibro 6,35, nonché delle ciabatte in plastica di colore bianco e nero ed un copricapo.

Secondo le vittime e altre persone informate sui fatti, la presenza sul posto dei malfattori era dipesa dal fatto che il gestore di altro locale, distante pochi metri dalla kebabberia, ne aveva richiesto l’intervento perché si ponesse fine all’azione di disturbo posta in essere da alcuni avventori molesti. A chiamare a raccolta, nella notte, gli altri componenti il gruppo sarebbe stato colui che è considerato in zona il “giustiziere”. Il soggetto ha un importante curriculum criminale alle spalle in quanto già gravato da precedenti per omicidio, rapina, porto di armi comuni da sparo, violazione di domicilio, furto, spaccio di stupefacenti, violazione degli obblighi connessi alle misure di prevenzione, evasione. Un volta entrati nel locale e dopo aver ricevuto da parte loro il rifiuto (legittimo e motivato, vista la fase di chiusura del locale) di servirgli un panino, il giovane ha reagito con la violenza.
LE INDAGINI. Perquisizioni, sequestri, intercettazioni e la visione di immagini registrate dal sistema di videosorveglianza hanno condotto all'identificazione dei responsabili. Rinvenuta anche l’auto, un’Opel Zafira, a bordo della quale gli indagati si erano allontanati subito dopo i fatti, che presentava al suo interno tracce di sangue riconducibili all’aggressione consumata qualche ora prima. Le riprese video hanno inoltre dato modo di rilevare le fasi più significative dell’evento e si sono rivelate così preziosissime al fine di ricostruire il raid.
Un “odioso raid” (così definito dal GIP) portato a termine da un “branco”, che nella convinzione di rimanere impunito ha esercitato presumibilmente l’ennesima violenza e sopraffazione nei confronti di soggetti più deboli. Il quadro indiziario risultante ha indotto l'Autorità Giudiziaria a riconoscere la pericolosità sociale degli indagati e le esigenze cautelari che hanno giustificato l’applicazione di misure restrittive. Gli arrestati sono ritenuti a vario titolo gravemente indiziati dei reati di lesioni personali, porto in luogo pubblico di arma da sparo e danneggiamento (con le aggravanti di aver commesso il fatto con armi, per futili motivi ed in più persone riunite).

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