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Sab, Mar

Violenza su minori: arrestati la madre e il compagno

Violenza su minori: arrestati la madre e il compagno

Cronaca

Una storia di abusi e maltrattamenti che ha visto protagonisti quattro minori della provincia di Taranto. Il più piccolo di appena tre anni

Una storia di violenza e abusi quella che ha visto coinvolti quattro minori della provincia di Taranto. Le indagini dirette dal Sost. Proc. Dr. Francesco Ciardo della “Sezione specializzata reati familiari” della Procura della Repubblica di Taranto, la Squadra Mobile “Sezione Reati contro la persona, in danno dei minori e reati sessuali” hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di tre misure cautelari in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale jonico (Dr. Giuseppe Tommasino) nei confronti di due uomini ed una donna della provincia (con vari pregiudizi), ritenuti gravemente indiziati dei reati di violenza sessuale continuata in concorso (con l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di minori al di sotto dei 10 anni).

Le indagini hanno preso avvio nell’estate 2018 a seguito di segnalazioni da parte dei servizi sociali circa presunti abusi sessuali subiti da due minori (oggi di quattordici e nove anni) perpetrati dalla madre, dall’attuale compagno e da un altro uomo, inizialmente indicato dalle vittime con un nomignolo e poi identificato.

 Il racconto sconcertante riportato dalle vittime ha palesato un quadro indiziario estremamente grave dal quale è emerso che la stessa “sorte” era toccata anche agli altri due fratelli, (oggi di 12 e sei anni) trasferiti prima in una casa famiglia e successivamente affidati temporaneamente ad altre famiglie proprio in virtù della condizione di abbandono in cui versavano. Sin dall’inizio i quattro minori (con disabilità intellettiva) hanno manifestato comportamenti anomali e “sessualizzati”.

L’indagine ha visto i piccoli in un confronto con un consulente esperto di psicologia infantile che ha accertato gli abusi subiti da tutti e quattro (il più piccolo dei quali, all’epoca dei fatti, di appena tre anni). Le violenze venivano consumate nell’abitazione delle vittime e talvolta nella casa di campagna “dell’amico di famiglia”, una costruzione colonica, ormai in disuso e diroccata, circondata da un terreno sul quale l’uomo, un pregiudicato, faceva pascolare cavalli e mucche. Un posto identificato con certezza grazie ai dettagli forniti dagli stessi minori. Le vittime vivevano inoltre nell'assoluto degrado, abbandonati nell'abitazione senza poter frequentare la scuola, percossi e privati di un’alimentazione quotidiana adeguata (all’infuori di patatine, pop corn e bevande gassate) e la minima igiene personale. Per i tre carnefici si sono aperte le porte del carcere, il timore fondato è che le stesse condotte potessero vedere vittime altri minori esposti ad una frequentazione assidua a casa degli indagati.

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