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Domenica, 19 Novembre 2017
Santa Cecilia. ll Comune di Taranto e l’Istituto musicale “Giovanni Paisiello” presentano il concerto che si terrà nella sede del Dipartimento jonico

PIANI STRADALI

Attualità
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Sono bastati pochi minuti di pioggia ad intasare il tratto tra Taranto e Statte. Risulta vergognoso che l’arteria che collega la più importante fabbrica d’Italia e d’Europa alla città sia da sempre in condizioni precarie. La polizia presidia il sito autorizzando l’accesso ai soli mezzi pesanti

Prescindere dalle previsioni meteorologiche è alquanto difficile in una città come la nostra. Taranto deficita non solo di una qualità della vita accettabile, in virtù di fonti inquinanti ataviche e insanate i cui effetti sono oramai endemici, di una struttura sanitaria d’eccellenza, e di un’autentica valorizzazione del proprio patrimonio paesaggistico e archeologico, ma anche di un sistema infrastrutturale efficiente e sicuro. E’ nella quotidianità che emergono le maggiori lacune, è sufficiente che cada la pioggia o soffi il vento ad immobilizzarci o destinarci alla clausura forzata all’interno delle nostre abitazioni o a far deragliare progetti, appuntamenti, incontri. Questa mattina come da cassandrica profezia le precipitazioni si sono abbattute sul capoluogo jonico e come da copione numerosi sono stati i disagi sulle strade. In particolare il tratto che collega Taranto a Statte in pochi minuti si è completamente allagato impedendo l’accesso agli automobilisti e lasciandone alcuni più audaci e fiduciosi in panne. La polizia locale presidia il sito autorizzando l’accesso ai soli mezzi pesanti. Le autovetture costrette a tornare indietro cercando altre vie d’accesso.

La causa del disagio quasi certamente è da cercarsi nei canali di scolo delle acque piovane dell’attiguo stabilimento, che risulterebbero ostruite per mancata manutenzione. Risulta vergognoso che l’arteria che collega la più importante fabbrica d’Italia e d’Europa alla città sia da sempre in condizioni precarie. Rifiuti di ogni genere saliti in superficie oltre alla impossibilità di guadare fiumi contaminati dall’industria e dall’incuria umana. Le discussioni sulla questione Ilva e sulle sue derive più estreme ambientali ed occupazionali, priorità di bonifiche, copertura parchi minerari, contratti istituzionali di sviluppo impallidiscono a fronte di un limite cosi vistoso, cosi osceno. Da un lato l’industria si impone con arroganza dall’altro l’acquedotto del Triglio tra le più importanti opere di ingegneria d’epoca romana, orfano di cure e interesse, consegnato al degrado e alla trascuratezza, arrugginito e corroso come qualsiasi altra cosa graviti nella zona. Forse i piani previsti per la fabbrica avrebbero dovuto anzitempo includere questo imprescindibile passaggio, oltre a quelli industriali e ambientali occorrerebbero i piani stradali necessari e una manutenzione costante e puntale, anche se non altrettanto roboanti senz'altro operazioni utili. Per asfaltare una strada o manutenere adeguatamente canali di scolo non servono tavoli al Mise né interventi giudiziari solenni o veti da Palazzo di Città è sufficiente un po’ di ghiaia e bitume, di cautela e avvedutezza, senza trascurare una certa dose di buon senso e volontà.

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