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Struttura sommersa San Pietro in Bevagna: ricostruisce dinamica del livello del mare

Struttura sommersa San Pietro in Bevagna: ricostruisce dinamica del livello del mare

Attualità

La recente scoperta di una struttura sommersa a largo di San Pietro in Bevagna ad opera del presidente del Fondo Antidiossina rappresenta una importante ricostruzione del livello del mare e delle variazioni del clima avvenute nel corso del tempo. Il professor Mastronuzzi dell'Università 'Aldo Moro'di Bari chiarisce: “Indica scenari del prossimo sollevamento e dell’impatto lungo la fascia costiera”

"La segnalazione della struttura sommersa, individuata dal prof. Fabio Matacchiera al largo di San Pietro in Bevagna, rappresenta una importante novità locale nella ricostruzione regionale del paesaggio costiero nel corso del Pleistocene superiore e nell'Olocene cioè per gli ultimi circa 132mila anni dal presente. Un’importante chiave di lettura nella ricostruzione della dinamica del livello del mare in relazione alle profonde variazioni del clima avvenute in questo intervallo di tempo e al comportamento tettonico di questa parte della regione Puglia nel complesso quadro geodinamico dell'intero bacino del Mar Mediterraneo”. Così Giuseppe Mastronuzzi, professore ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia dell'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" commenta la recente scoperta di una struttura sommersa al largo di San Pietro in Bevagna da parte del presidente del Fondo Antidiossina Onlus, Fabio Matacchiera. Tra i relatori presenti anche la anche la dott.ssa Laura Masiello, funzionario della Soprintendenza Archeologica della Puglia che ha dichiarato che al più presto saranno effettuate delle immersioni in situ per fare ulteriori approfondimenti dal punto di vista archeologico, il Prof. Salvatore Marzo, Dirigente dell'Istituto Scolastico "Aristosseno" che ha ospitato relatori e giornalisti ed il Prof. Fabio Matacchiera, scopritore della struttura sottomarina.

I blocchi dal peso di 90 tonnellate sono parte di una struttura geomorfologica detta beach rock (letteralmente roccia di spiaggia") che si forma in ambienti di spiaggia a cavallo della zona intertidale (fra l'alta e la bassa marea) lì dove corsi d'acqua e sorgenti sottomarine (quale appunto il Chidro), ricche di carbonato di calcio.

“La struttura sommersa rappresenta quindi una spiaggia che nel tempo, durante la sua formazione, si è prima depositata e quindi rapidamente si è cementata per poi essere sommersa dalla variazione del livello del mare”. – spiega Mastronuzzi - Simili strutture subacquee sono oggi visibili nell'insenatura di Porto Cesareo e subito a sud di Gallipoli presso Isola delle Pazze e verso Ugento. Esempi simili sono presenti in Italia lungo le coste della Calabria, della Sardegna e della Sicilia ma anche in Grecia, in Spagna, Tunisia e in diversi siti mondiali.” “Il corpo sommerso – aggiunge - trova un omologo sulla spiaggia attuale, lungo tutto il litorale che va da Porto Cesareo a Campo Marino. Al momento gli studi in corso ad opera dei ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", che “oltre a definire al meglio le caratteristiche sedimentologiche del corpo roccioso”, permetteranno di collocare nel tempo “la posizione del livello del mare a quella profondità” e di “costruire scenari del suo prossimo sollevamento e del suo impatto lungo la fascia costiera".

 

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