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Mar, Nov

Un gioco pericoloso

Un gioco pericoloso

Attualità

Intervista al Direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche della Asl di Taranto, Cinzia Ariano, sull’efficacia del distanziometro, cui fa riferimento la legge regionale n.43/2013, e sulla diffusione della ludopatia sul territorio jonico

In via Capruzzi a Bari, martedì scorso, di fronte alla sede del Consiglio Regionale, i lavoratori dei centri scommesse hanno protestato contro la legge regionale del 2013 sul gioco d’azzardo patologico, contestando l’efficacia del distanziomentro e sottolineando invece quanto rischioso sia il gioco su internet, perché incontrollabile, accessibile a tutti, a qualunque ora e in qualunque luogo. Intanto in aula consiliare è passata, con 35 voti favorevoli e 6 contrari, la proroga proposta del capogruppo di Liberi e Uguali Abaterusso e emendata dal consigliere di Noi a Sinistra, Domenico Santorsola. Così le licenze di pubblica sicurezza rilasciate prima della legge contro la ludopatia non scadranno più a dicembre prossimo, ma sei mesi dopo, e dunque a giugno 2019.

Noi abbiamo ascoltato la dottoressa Cinzia Ariano, Direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche della Asl di Taranto: “Il dato sui giocatori patologici che preferiscono andare a giocare lontano dai posti in cui abitano o lavorano non mi pare che dimostri l’inefficacia del distanziometro. Dice solo che non serve per chi ha già sviluppato una dipendenza da gioco. Ma questo strumento è stato pensato per evitare di offrire tentazioni di gioco a chi non è ancora un giocatore. Quindi, alle fasce più fragili, in primo luogo i giovani e gli anziani. Perché non tutti i giocatori sociali diventano patologici, certo; ma se cresce il numero di giocatori sociali è evidente che cresce il numero di persone a rischio di diventare giocatori patologici. Dobbiamo anche considerare, comunque, che si può sempre giocare dal proprio smartphone o dal pc. E tutte le esperienze dimostrano l’inefficacia e perfino i rischi del proibizionismo, che non ha mai risolto i problemi e ha favorito, spesso, le occasioni di illegalità”.
Parliamo della diffusione sul territorio del triste fenomeno della dipendenza da gioco…
" Sono circa duecento i casi da noi trattati nel 2018, tenuto conto che si tratta di un dato parziale (mancano ancora due mesi alla fine dell'anno). Dal 2014 ad oggi in aumento il numero delle persone che si rivolgono a noi, perché il servizio oggi viene riconosciuto sul territorio, ma anche per la maggiore diffusione del fenomeno. A Taranto, presso gli uffici di via Pupino n.2, operiamo in una equipe, coordinata dalla psicologa Margherita Taddeo, che gestisce le dipendenze comportamentali e dal gioco d'azzardo. Io sono il medico tossicologo".
Proviamo a capire qual è la fascia d’età, il sesso e l’estrazione sociale del giocatore tipo.
“I più esposti sono gli uomini, ma aumentano anche le donne che dipendono dal gioco. Preoccupante il numero in crescita dei giovani che cadono in questo tipo di dipendenza, in particolare quelli che utilizzano le nuove tecnologie. Giocare utilizzando internet consente di farlo in qualunque luogo, a qualunque ora; si tratta di un gioco più veloce, e quindi più pericoloso, perché sfugge al controllo. È una dipendenza trasversale, ma i più incalliti sono coloro che vivono i primi anni del pensionamento o che sono stati messi in cassa integrazione; generalmente sono soggetti che perdono la loro identità professionale. L’ingannevole illusione di poter risolvere i problemi economici condiziona e induce questi soggetti a giocare”.
Che tipo di lavoro viene portato avanti dall’equipe?
“Il trattamento è individuale per la persona interessata dalla dipendenza e per la sua famiglia. Sono previsti però anche gruppi settimanali di psicoterapia”.
Quali sono i tempi per uscirne?
“Il Manuale diagnostico delle malattie psichiatriche parla di guarigione quando sono trascorsi più di cinque anni di astinenza totale, ma anche in seguito il ricordo di quell’esperienza può generare un rischio”.
Quindi parliamo di astinenza totale?
“Sì. La dipendenza dal gioco d’azzardo è una malattia e ha un meccanismo neurobiologico comune a tutte le altre dipendenze. Ci sono alterazioni neurobiologiche che caratterizzano chi non può fare a meno di giocare. Diverso è l’uso occasionale. Chi dipende non può gestire le piccole quantità; per questo la via è necessariamente quella dell’astinenza totale. Ogni nuova esperienza di gioco, anche se limitata nel tempo e negli importi spesi, determina il rischio di cadere nuovamente”.
Qual è il ruolo dei mass media, e in particolare della pubblicità?
“Anche se vi è stata una piccola regolamentazione, la pubblicità continua ad essere pericolosissima, uno stimolo importante che induce a ricercare quel tipo di situazione; il fatto di rischiare una somma di denaro, la possibilità, anche se limitatissima, di vincere, e l’attesa del risultato. Pe la verità questo tipo di messaggio influenza anche coloro che non hanno problemi di dipendenza dal gioco. E’ chiaro che ci sono interessi economici in gioco ed è dunque complicato arrivare ad un cambiamento importante per quel che riguarda i messaggi veicolati attraverso gli organi di informazione…”

 

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