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Rapporto nazionale sulla percezione e presenza delle mafie in Italia: al centro la Puglia

Rapporto nazionale sulla percezione e presenza delle mafie in Italia: al centro la Puglia

Attualità

Libera ha organizzato un tour di LiberaIdee, che vedrà la disseminazione dei dati in 200 tappe nazionali e internazionali, fino a giugno 2019. In Puglia appuntamento dal 12 al 14 novembre in vari comuni

A partire dal Rapporto nazionale sulla percezione e presenza delle mafie e corruzione in Italia Libera ha organizzato un tour di LiberaIdee, che vedrà la disseminazione dei dati in 200 tappe nazionali e internazionali, fino a giugno 2019. In Puglia appuntamento dal 12 al 14 novembre nelle città di Bari, Brindisi, Cerignola, Foggia, Lecce, Molfetta e San Severo con dibattiti, presentazioni, rappresentazioni teatrali e manifestazioni.

Quest’oggi nell'aula Contento del Dipartimento di Giurisprudenza di Bari si è svolta la prima tappa del viaggio pugliese con la presentazione della ricerca sulla percezione e presenza della mafia e corruzione in Puglia che ha raccolto 343 questionari, pari al 3,3% del campione nazionale (10.343 questionari su tutto il territorio italiano). L’idea, generata nel 2016, è di trasformare l’ascolto e dunque i risultati della ricerca, in azione, liberando nuove energie, generando nuove idee che siano efficaci e rispondano al cambiamento che mafie e corruzione stanno portando avanti incessantemente, grazie ai loro tratti camaleontici.

Secondo i dati ottenuti in Puglia la mafia viene percepita come fenomeno preoccupante e socialmente pericolosa: cinque rispondenti su dieci. Tra le attività principali della mafia in Puglia vi è innanzitutto il traffico di stupefacenti (70%), estorsione (40,8%), lavoro nero (36,4%). Nove intervistati su dieci ritengono molto o abbastanza diffusa la corruzione a livello regionale.  Quattro intervistati su dieci dichiarano di conoscere personalmente o di aver conosciuto in passato qualcuno che ha ricevuto o offerto tangenti o altri favori indebiti. Quasi tre su dieci non denunciano di fronte a fenomeni corruttivi, perché ritengono la corruzione un fatto normale.

Una regione dove la politica viene vista come di una sfera “altra” rispetto al proprio vissuto quotidiano, un tema sul quale ci si informa ma senza partecipazione diretta. Si riduce anche la tendenza all’associazionismo: oltre un rispondente su due non aderisce ad alcuna associazione, mentre la maggior parte di chi si attiva su questo fronte dedica il suo tempo soltanto a una realtà associativa. Una regione dove la mafia viene percepita come fenomeno preoccupante e la sua presenza socialmente pericolosa. Una regione dove la corruzione è abbastanza diffusa nella percezione e nelle esperienze dei cittadini. Con una sfiducia soprattutto nei confronti di membri del governo e del Parlamento e dei partiti. E dove chi potrebbe o dovrebbe denunciarla ha paura delle conseguenze o sfiducia nelle istituzioni.

La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione in Puglia è stata scattata da Libera che ha presentato il rapporto LiberaIdee, una ricerca sociale su 343 questionari pari al 3,3 del campione nazionale.

L’autocollocazione politica dei rispondenti in Puglia vede prevalere coloro che non si riconoscono nella tradizionale ripartizione tra destra e sinistra (49,1%) e, a seguire, gli appartenenti al centro-sinistra (32%). Emerge con forza una concezione della politica come di una sfera “altra” rispetto al proprio vissuto quotidiano, un tema sul quale ci si informa ma senza partecipazione diretta: soltanto l’13,7% dei rispondenti si ritiene politicamente impegnato, mentre il 49% dice di tenersi informato ma senza partecipare. Ben il 23% dichiara che la politica non gli interessa o che genera disgusto.

Partecipazione e associazionismo. Oltre un rispondente su due non aderisce ad alcuna associazione, mentre la maggior parte degli associati dedica il suo tempo a uno specifico gruppo. Tra questi, prevalgono quelli culturali (31,6%), di volontariato sociale (27,6%) e sportivi (24,3%).

Il fenomeno mafioso è percepito da sette intervistati su dieci come un fenomeno globale. In Puglia la mafia è vista come fenomeno preoccupante e socialmente pericoloso (52,2%). Preoccupa che il 10,2% consideri la mafia letteratura. 

Secondo i rispondenti, tra le attività principali della mafia in Puglia vi sono il traffico di stupefacenti (70%) e, a seguire, l’estorsione( 40,8%) e lavoro nero (36,4%). L’usura, che nel campione nazionale è relativamente poco diffusa, in Puglia è indicata più spesso come attività tipica della mafia (12%), in particolare dai rispondenti tra i 40 e i 64 anni.

Tra i fattori sociali considerati rilevanti per l’adesione a gruppi mafiosi spiccano da un lato il ruolo della famiglia e del contesto di riferimento, dall’altro le difficoltà economiche e in ambito lavorativo. Guardando alle motivazioni individuali che spingono un individuo ad aderire alla mafia, prevale tra i rispondenti l’idea che l’affiliazione mafiosa sia legata alla possibilità di ottenere guadagni facili e quindi, con percentuali congruenti rispetto alla media nazionale, alla ricerca di prestigio e potere.

Corruzione. La percezione della diffusione della corruzione in Puglia risulta molto più ampia rispetto al campione nazionale (90,4% a fronte dal 73,4%). In particolare, un rispondente su tre ritiene che la corruzione sia molto presente nel territorio regionale, mentre oltre la metà la ritiene abbastanza diffusa.

Quattro rispondenti pugliesi su dieci dichiarano di conoscere personalmente o di aver conosciuto in passato qualcuno coinvolto in pratiche corruttive (aver ricevuto o aver offerto tangenti e/o favori indebiti). La conoscenza diretta è più diffusa tra gli adulti.

E’ la sfera politica il principale bersaglio selettivo della sfiducia: il coinvolgimento nella corruzione viene considerato significativo nei confronti di membri del governo e del Parlamento (55,4%) e dei membri dei partiti (46,6%). A seguire, i funzionari pubblici che assegnano gli appalti (32,4%). Viene inoltre segnalato in misura superiore alla media nazionale un presunto coinvolgimento di esponenti delle forze dell’ordine (24,2%), in particolare da parte dei più giovani.

I motivi principali per cui gli episodi di corruzione non vengono denunciati, scelti tra una rosa ampia di possibilità (potendone selezionare fino a tre), sono primariamente il timore per le conseguenze della denuncia e, in seconda battuta, la paura che l’intero sistema sia corrotto, compresi coloro che dovrebbero raccogliere la segnalazione, la rassegnazione determinata da una presunta inutilità della denuncia, l’idea che la corruzione sia difficile da dimostrare. Preoccupa che il 28,8% dei rispondenti in Puglia, afferma infine che coloro che non presentano denuncia di fronte a fenomeni corruttivi, perché ritengono la corruzione un fatto normale.

Poco più della metà degli intervistati ritiene che in Puglia vi sia la presenza di organizzazioni criminali di origine straniera con caratteristiche similari alle mafie tradizionali italiane. Molto ampia è poi la percentuale di coloro che dichiarano di non essere in grado di prendere posizione sul tema. La quota di incerti cresce ulteriormente a fronte di una domanda più precisa circa il tipo di criminalità straniera presente nella regione: poco meno della metà dei rispondenti pugliesi afferma infatti di non essere in grado di identificare esattamente l’origine dei gruppi mafiosi stranieri più diffusi nel territorio regionale. Tra coloro che rispondono in modo puntuale alla domanda, invece, prevale l’indicazione molto consistente della mafia di origine albanese (24,2%) – con una percentuale più che doppia rispetto alla media nazionale – e a seguire, molto meno rilevanti, i gruppi balcanici e cinesi.

Nella maggior parte dei casi – oltre cinque rispondenti su dieci –, gli intervistati sanno che i beni che sono stati confiscati vengono poi dati in uso per fini istituzionali o sociali. Nella grande maggioranza dei casi – tre su quattro – i beni confiscati sono percepiti come una risorsa per il territorio, capace di portare benefici all’intera comunità locale. Per quel che concerne le opinioni relative all’utilizzo dei beni confiscati, i rispondenti ritengono che i beni dovrebbero essere destinati in misura prioritaria a cooperative orientate all’inserimento lavorativo dei giovani (36,7%%), alla realizzazione di luoghi pubblici di aggregazione ed educazione alla cittadinanza (21,3%).  

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