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Lun, Feb

Sentenza CEDU su Ilva, ora richiesta di riesame in Grande Camera

Sentenza CEDU su Ilva, ora richiesta di riesame in Grande Camera

Attualità

All’indomani della decisione della Corte dei diritti dell’Uomo sulla vicenda Ilva e sulle mancate misure assunte dalle autorità nazionali per preservare la salute della popolazione tarantina, Lina Ambrogio Melle ritorna sul tema e annuncia la richiesta di riesame in Grande Camera. “La Corte lascia un margine ampio al Governo circa le misure e i tempi con cui porre fine alle violazioni”

All’indomani della decisione della Corte dei diritti dell’Uomo a Strasburgo in merito alla questione Ilva e alle mancate misure assunte dalle autorità nazionali per preservare la salute della popolazione tarantina, Lina Ambrogio Melle ritorna sul tema e annuncia la richiesta di riesame in Grande Camera. “Sebbene la Corte abbia accertato che la situazione di prolungato inquinamento ambientale mette in pericolo l’insieme della popolazione residente nelle zone esposte alle emissioni dell’Ilva, - spiega la Melle - essa ha respinto la richiesta dei ricorrenti di adottare una particolare procedura, (detta “sentenza pilota”), in esito alla quale avrebbe potuto condannare il Governo italiano ad adottare specifiche misure di carattere generale necessarie ad eliminare le cause “sistemiche” all’origine della situazione ritenuta in contrasto con la CEDU e anche ad assicurare un rimedio effettivo per le vittime”. “La Corte ha, invece, ritenuto che, data la complessità tecnica delle misure necessarie a bonificare le zone interessate, - prosegue - non fosse necessario applicare la procedura descritta, limitandosi a sottolineare l’opportunità che sia data esecuzione al Piano ambientale “nel più breve tempo possibile”.

Per la Corte dunque constatare le violazioni commesse dal Governo italiano costituirebbe “una forma di ‘soddisfazione’ sufficiente per i danni morali subiti dai ricorrenti”. “Pur essendo molto soddisfatti per l’esito del ricorso dal punto di vista dell’accertamento pieno della responsabilità dello Stato italiano per la mancata protezione della salute dei residenti di Taranto dal grave inquinamento prodotto dall’Ilva, - precisa Lina Ambrogio Melle - riteniamo che la Corte non abbia tratto le dovute conseguenze da un tale accertamento, lasciando alle autorità statali un margine di apprezzamento eccessivamente ampio nell’individuazione delle misure e dei tempi entro cui porre termine alle violazioni riscontrate”.

Considerando dunque che  “il Governo presenterà una richiesta di riesame in Grande Camera è nostra intenzione formulare analoga richiesta”. La violazione del diritto alla vita, le misure necessarie per porre fine alle violazioni accertate e il rigetto della domanda di indennizzo pecunario per il danno morale subito dai 130 ricorrenti, saranno al centro del ricorso.

 

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