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Dom, Ago

Migranti. L'Asl risponde

Migranti. L'Asl risponde

Attualità

Accogliere significa anche rendere agevoli l'accesso alle cure e i passaggi burocratici. Per questo l'Asl di Taranto ha stilato un Protocollo per la gestione sanitaria e un progetto che mira alla tutela e all'inclusione

“Siamo partiti dal caso di malaria che tempo fa ha interessato alcuni extracomunitari. In quella circostanza l'opinione pubblica era convinta che il contagio fosse avvenuto nel paese di provenienza. Dopo poco si dimostrò che, al contrario, gli stranieri interessati avevano contratto la malattia in una zona lacustre non bonificata della provincia di Taranto. Da lì e dalle difficoltà incontrate durante la presa in carico da parte delle strutture sanitarie locali siamo partiti per arrivare alla consapevolezza di dover migliorare e rendere più agevole l'accesso alle cure degli stranieri”. A parlare è il Direttore generale dell'Asl di Taranto, Stefano Rossi in occasione della presentazione del “Protocollo per la gestione sanitaria e socio-sanitaria degli stranieri” e del progetto “Fari”(Formare-Accogliere-Rispondere- Includere). Il primo si propone di: dare una risposta ai cittadini stranieri; garantire la continuità terapeutica nelle diverse strutture; tutelare gli operatori coinvolti soprattutto con riferimento alle malattie infettive e riconoscere eventuali esigenze di salute pubblica. Il “Fari” coinvolge, oltre all'Asl di Taranto che è capofila, anche quelle di Brindisi e Lecce per la comunanza dovuta alla presenza di alcune realtà: l' hotspot a Taranto, il Cara a Restinco (Br) e lo Sprar a Lecce. Il progetto prevede la presenza di 15 mediatori culturali, la creazione di un'applicazione multilingue e corsi di formazione destinati a infermieri, psicologi, assistenti sociali e operatori dell'accoglienza. Il “Fari” mira a coinvolgere anche stranieri residenti, chiamati a dare il loro contributo.

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