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Dom, Lug

Piazza Garibaldi non è una discarica

Piazza Garibaldi non è una discarica

Attualità

Un giovane tarantino lancia una provocazione social e veste i guanti del mestiere mettendosi all'opera per ripulire la sua piazza preferita

Tutto è iniziato da un evento Facebook andato deserto chiamato: “Pulire Piazza Garibaldi di Sabato Sera”. Con quest'iniziativa un giovane tarantino, Daniele Follieri, ha deciso di smuovere le coscienze dei suoi concittadini armato di scopa e paletta. Una volta ritrovatosi da solo in piazza a sabato sera inoltrato, senza perdersi d'animo si è rimboccato le maniche donando il suo tempo e le sue braccia al bene collettivo.
Chiunque si sia trovato a passeggiare nel borgo umbertino il sabato sera, non può negare di aver osservato una sorta di “zona franca” (adiacenze di Via Margherita) dove legalità, civiltà e buona educazione vanno a farsi benedire in favore di quella che si presenta come una discarica pubblica di resti alimentari, stoviglie usa e getta, motorini ed autoveicoli posteggiati tranquillamente al centro della carreggiata recando non pochi problemi agli incolpevoli mezzi in transito, e giovani particolarmente “rumorosi” nelle loro esternazioni gutturali da far invidia allo Stil Novo. Ma fermarsi a guardare per poi girare la faccia dall'altro lato serve a ben poco. Sul punto, se la fotografia in cima a quest'articolo parla da sola, le parole più dure vengono proprio dall'autore di quest'opera di pulizia, che in un post Facebook si sfoga senza mezzi termini:
“Questa è la piazza dove sono cresciuto, dove ho imparato ad andare in bici senza rotelle, dove passo almeno sei volte al giorno e dove all'imbrunire del sole, con la bella stagione, mi siedo su queste panchine per leggere qualche libro. È una piazza che è costantemente vittima di sporcaccioni ogni sabato sera. Io sono stanco di ritrovare, la domenica mattina, la mia piazza in uno stato indecoroso. Allora ho deciso, armandomi di buona volontà e degli attrezzi del mestiere, seppur casalinghi, di ripulirne almeno la metà, di notte quando gli sporcaccioni agiscono, tutto solo e con la speranza di arruolare qualche volontario, nella serata del 16 marzo. Con risultati contrastanti. C'è chi mi chiedeva: "Ma chi te la fa fare?" E arrivava la mia pronta risposta: "Chi sporca, chiaramente".
Poi c'è stato chi addirittura mi ha aiutato a riempire per metà un sacco e chi apprezzava il mio gesto: ovvero trasmettere senso civico, cioè che è meglio non sporcare piuttosto che dover pulire. Il mio scopo era proprio questo: far vedere a chi sporca, che le cartacce non svaniscono magicamente. Alla fine del lavoro ho potuto constatare, che La Coca Cola è preferita alla Fanta, tra un bicchiere di plastica e l'altro compariva uno di vetro, anche se non dovrebbe essere così. Cappelli e maglioni smarriti e per finire un ritrovamento strano: una bottiglia di vetro da 0.75 cl con all'interno una non meglio nota bevanda.
Risultato? 9 sacchi tra vetro, indifferenziata ed alluminio, di cui 7 in foto.
Ora incomincerò a ravvivare il vicinato, non è possibile che ci sia un disinteresse generale!”
Parole che all'indomani delle migliaia di manifestazioni (di cui una anche a Taranto) per la “Giornata Mondiale del Clima” volta a sensibilizzare proprio su temi come l'abbandono dei rifiuti, fanno ancora più rumore e sottolineano come ci sia una parte di umanità che non riconosce l'ambiente come un bene da tutelare. Non solo il classico “Ce me ne futte a me” di tradizione spiccatamente tarantina, ma anche un esempio di cattiva (o inesistente) scolarizzazione ed educazione civica. Quella zona di Piazza Garibaldi che viene reiteratamente degradata da certe persone (sempre le stesse!) è anche sintomo di una parte di città abbandonata a se stessa, che non è mai entrata nel Duemila perché non le è stata concessa la chance di guardare oltre. L'abbandono di una città è innanzitutto l'abbandono dei suoi cittadini: a parte le sacrosante sanzioni che meritano tutti coloro i quali dopo aver bevuto una birra lanciano a terra la bottiglia, servono ancor di più gli esempi virtuosi come quelli dimostrati da Daniele Follieri, che col vigore della sua giovinezza ha deciso di alzare la testa difronte all'indifferenza di tutti. “E non finisce qui” ci ha rivelato: la sua crociata contro gli “sporcaccioni” è appena iniziata... In una città dove gli operatori dell'Amiu per tenere la strada pubblica pulita, dovrebbero viverci stabilmente lavorando 25 ore al giorno. Un messaggio che ci fa anche pensare come a prescindere dalle variopinte manifestazioni del venerdì mattina, un paio di braccia volenterose sono sempre più rivoluzionarie di conferenze pubbliche e sermoni istituzionali. Che Taranto sarebbe se ognuno di noi pulisse il pezzo di strada pubblica adiacente alla propria abitazione? Perché nell'Europa continentale e settentrionale non c'è neppure una briciola per terra? Queste e tante altre sono le domande alle quali trovare risposta seguendo la presa di coscienza sociale che sta dimostrando di avere questa città negli ultimi anni, vivendo nel rispetto del prossimo.

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