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Domenica, 28 Maggio 2017
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"Se io fossi un violento"

Attualità
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Ci sono campanelli d’allarme che permettono alle donne di riconoscere sin da subito gli uomini violenti. Ma se si è già vittime di violenza, è importante trovare la forza per chiedere aiuto prima che sia troppo tardi

Quanta ferocia e crudeltà si nascondono nelle mura domestiche. Anche ieri alla vigilia della festa degli innamorati e in un comune a noi vicino è avvenuto l'ennesimo episodio di violenza contro le donne. Un episodio che si aggiunge ai numerosi casi che hanno già segnato questo inizio di anno 2017.
Il modus operandi è quasi sempre lo stesso:
"Ti aggredisco, ti picchio fino a ferirti seriamente ed infine cerco di eliminarti cospargendoti di benzina e dandoti fuoco. Poi vado via indifferente come se non avessi fatto nulla e torno alla mia vita soddisfatto di aver annullato la tua esistenza, sfigurato il tuo volto, accecato dalla mia rabbia, dalla mia gelosia, dalla mia supremazia come essere maschio dominante che si arroga il diritto di decidere quando devi vivere, quanto devi subire, quando devi morire. Convinto che sarai mia per sempre e totalmente, ti tolgo tutto: la bellezza, la personalità, la voglia di ribellarti, così nessuno potrà più ammirare il tuo volto e la tua bellezza esteriore ed interiore. Ti tolgo ogni ambizione, ogni progetto di realizzazione e ti lascio in cambio cicatrici e tanto dolore, ti lascio in cambio la paura di uscire allo scoperto, ti costringo a vivere in una quotidianità fatta di sofferenza e dolore in nome di un amore totalizzante. Non avrai più amici, non potrai confidarti perché nessuno vorrà vedere ed accogliere i segni della tua sofferenza, nessuno vorrà entrare in faccende private di questo tipo. Io lo so e ne sono cosciente questo è anche quello che mi hanno insegnato. Così mio padre trattava mia madre: la denigrava, la svalutava, la faceva sentire una nullità e io a mia volta faccio con te la stessa cosa. Mi adopero costantemente affinché io possa toglierti la forza e la voglia di chiedere aiuto. Farò in modo che tu possa vergognarti di chiedere aiuto facendoti credere che queste botte tu le hai meritate perché hai disatteso le mie aspettative, i miei desideri, le mie volontà. Perché crederai di non essere stata una brava moglie, una brava madre. Qualcuno ci proverà a dirti "...ribellati...chiedi aiuto..vai al pronto soccorso a farti medicare le ferite e sopratutto fai vedere al mondo che ti circonda il tuo dolore fisico e morale", ma so che non lo farai perché la maggior parte invece delle persone ti dirà "lascia stare! O ti consiglierà su come fare a nascondere le tue ferite ed inventerai scuse su scuse per coprire i lividi. Ti convincerai da sola che sei caduta, che hai battuto il volto ad uno spigolo e tante e tante altre bugie. Mi implorerai di smetterla ogni volta e io per un breve tempo farò in modo che tu possa fidarti di me. Smetterò di essere violento e di umiliarti per darti l'illusione che sono cambiato, ma quando capirò che le tue difese si sono abbassate ricomincerò e infierirò ancora di più. Il più forte sono io e a mia volta insegnerò ai miei figli indirettamente che questo è l'amore, l'unica forma di amore che io conosco, non rendendomi conto che sono schiavo di me stesso e del mio passato allo stesso modo violento. Nel tempo ti convincerò che non è necessario che tu lavori, perché provvederò io a te. Tu ti occuperai della casa e dei figli, così non avrai autonomia, non avrai soldi e tu potrai solo dipendere da me e subire all'infinito. Poi, quando ti avrò sfigurata, distruggerò la tua bellezza così nessuno potrà più ammirarti. Così nessuno potrà averti e io sarò per sempre fiero di aver fatto prevalere la mia supremazia".
Questo mio monologo pensato al maschile, sintetizza fatti, pensieri,vissuti emotivi, riferiti da donne che subiscono violenza e traduce l'insieme degli atteggiamenti e delle motivazioni che generano violenza verso una donna.
Nessuna donna penserà mai che alla fase d’innamoramento idilliaco che faceva venire le farfalle allo stomaco, possa poi seguire una catastrofe del genere. Nel nostro immaginario c'è l'idea di un compagno che accompagni la nostra vita in modo sano, costruttivo, rispettoso, che tenga a noi e alla nostra realizzazione personale.
Ma per molte e per un numero sempre crescente di donne in ogni parte del mondo, non è così. Le mura domestiche si trasformano in un calvario quotidiano di sottomissione e umiliazione.
Molti segnali, però, esistevano già nella relazione in fase primordiale, ma non siamo riuscite a coglierli perché rappresentavano una realtà diversa dalla nostra realtà di riferimento e non avevamo occhi e orecchie allenate per vedere e sentire e dare il giusto peso a fatti e situazioni che dovevano essere un campanellino d'allarme.
Segnali di allarme da non sottovalutare e che solitamente consistono in:
Insultare e criticare la partner;
Strillare gridare o inveire contro la partner;
Far sentire stupida la partner o ottusa dopo che ha espresso il suo pensiero o parere;
Cercare di impedire alla partner di fare qualcosa che voleva fare (avere un lavoro- studiare – uscire con gli amici, ecc);
Detenere il comando delle risorse economiche controllando eccessivamente le spese familiari, non permettendo alla partner di usare denaro per il suo uso personale;
Schiaffeggiare- colpire o spingere la partner;
Lanciare qualcosa in presenza della partner: una sedie un bicchiere o delle stoviglie;
Accusare la partner di ricevere troppe attenzioni da altri uomini;
Fare pressione sulla partner o su un’altra donna per avere rapporti sessuali;
Seguire o osservare la partner a sua insaputa;
Controllare i movimenti della partner attraverso il telefono o l’invio di messaggi;
Spaventare la partner.
Tutte le coppie hanno dei conflitti e si trovano in disaccordo in alcuni momenti. Quanto elencato, però, non è sinonimo di sano disaccordo, ma di atti di violenza e controllo.
Da questa spirale di violenza e umiliazione si può uscire, grazie all'aiuto delle forze dell'ordine e delle strutture territoriali nate negli ultimi anni, che hanno la finalità di accogliere e supportare psicologicamente e legalmente le donne vittime di violenza espletata in ogni sua forma.
È importante che le donne sappiano che "non sono sole e che qualcuno specializzato ad accoglierle esiste nel loro territorio di riferimento"; è importante che sappiano che esiste una legge - la n.119 del 15 ottobre 2013 - che ha introdotto l’inasprimento delle pene e delle misure cautelari per i reati di femminicidio, l’arresto in flagranza obbligatorio per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking, nonché la possibilità per i pubblici ministeri di disporre l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
La normativa non consente le segnalazioni anonime, ma mantiene segreta l’identità di chi segnala i casi sospetti. Sancisce anche che la vittima possa denunciare e raccontare la sua testimonianza in modalità protetta, senza la presenza del partner.
Chi subisce maltrattamenti può trovare con fiducia nelle Forze dell’ordine un interlocutore forte, preparato, capace di fornire informazioni esaustive e corrette. La polizia spesso interviene mettendo la donna in contatto con il più vicino centro antiviolenza o fornendole il numero verde 1522, attivo 24 ore su 24.
Dal 2006 il Dipartimento per le Pari Opportunità ha sviluppato, mediante l’attivazione del numero di pubblica utilità 1522, un'ampia azione di sistema per l'emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.
Un incoraggiamento a tutte le donne che subiscono violenza intra ed extrafamiliare. Non siete sole! Rivolgetevi alle strutture competenti e gratuite del vostro territorio.

Carolina Magazzino - Psicologa

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