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Mer, Lug

Al MArTA la conferenza "Mondi colorati"

Al MArTA la conferenza "Mondi colorati"

Cultura

Nell'incontro presso il Museo Archeologico Nazionale tarantino si è discusso del ruolo della policromia nella scultura antica, con l'intervento del Dott. Simone Foresta, archeologo della Soprintendenza delle Belle Arti e del paesaggio di Caserta e Benevento

Si è svolta, presso il Museo Archeologico Nazionale MArTA, la conferenza “Mondi colorati: uso e significato della policromia nella scultura antica”, del ciclo settimanale “Mercoledì del MArTA”.

Introdotto dalla Direttrice Eva Degli Innocenti,il Dott. Simone Foresta, archeologo della Soprintendenza delle Belle Arti e del paesaggio di Caserta e Benevento, ha ringraziato per l’invito e ha dichiarato di esserne felice per tanti motivi, tra cui il maggior numero di reperti con tracce di policromia, soprattutto da quelli provenienti da contesti, presenti nell’istituto tarantino.

L’obiettivo di questo incontro è quello di fare luce sul ruolo e il significato dell’uso del colore nella scultura antica. Nel suo intervento, l’esperto ha evidenziato come il colore nella statuaria antica sia un tema trattato solo a partire dagli ultimi decenni, ampliando così lo stato degli studi archeologici. Attraverso questa ricerca è possibile comprendere cosa il colore rappresenti per la cultura antica e cosa rappresenti per la contemporaneità.

L’approccio alla policromia nelle statue antiche può essere multidisciplinare, in quanto non riguarda soltanto l’analisi dei reperti che presentano tracce di colore, ma occorre apprendere anche l’aspetto sociologico e antropologico per inquadrare al meglio il contesto. Il Dott. Foresta ha sottolineato poi come gli studi sul colore presentino dei problemi, e di come gli archeologi debbano ricostruire il senso e il significato dell’opera. Inoltre, la conoscenza del colore è un dato acquisito negli studi archeologici, rappresentate dalle iconografie antiche  che riproducono dei pittori che rifiniscono le statue, come nel cratere esposto al Metropolitan Museum, che vede raffigurato una persona impegnata nella rifinitura della Statua di Eracle. Oltre a quelle visive, ci sono anche fonti letterarie che forniscono agli studiosi molti dettagli, come Plinio che racconta dei pigmenti naturali utilizzati e della loro estrazioni.

Dal 2004 hanno preso avvio degli interventi scientifici che hanno permesso di studiare la presenza di colore nella statuaria antica. Anche se le statue rinvenute sono apparentemente senza colore, i pigmenti usati hanno lasciato delle tracce, individuate attraverso esami specifici, che hanno permesso di realizzare delle riproposizioni a colori, come nel Caso della Statua di Artemide da Pompei e l’Augusto di Prima Porta. Su queste opere, compresa anche l’Ara Pacis Augustae. Su quest'ultima si è concentrata l’attenzione degli archeologi e per la quale si conservano il maggior numero di dati, provenienti dalle fonti letterarie che hanno permesso di comprendere lo studio sul colore.

Per il Dott. Foresta tutto ciò pone l’attenzione su un problema ancora poco affrontato che riguarda l’utilizzo del colore stesso, di come venisse applicato sulla statua, se ci fosse un particolare utilizzo della sfumatura o soltanto una sua funzione coprente. A conclusione dell’incontro, nel dibattito con il pubblico, l’archeologo ha posto l’accento sulla necessità di ampliare questi studi sulla policromia in modo da far aumentare la relativa documentazione, attraverso la operazione e recuperando le testimonianze del passato.