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Frate Sapere e Sora Ignoranza

Cultura
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Una visione laica del concetto di ignoranza, un invito al riconoscimento dei propri limiti. Il giornalista Antonio Sgobba torna a casa e presenta il suo libro, “Il paradosso dell'ignoranza da Socrate a Google”, al Castello Stella Caracciolo di Palagianello. «Si rischia di perdere il contatto con la realtà, se si rimane rinchiusi nella bolla costruita da social network e motori di ricerca», afferma l’autore


Nell’epoca delle informazioni a portata di click, in cui le notizie si susseguono a ritmo incessante lasciandoci in eredità conclusioni semplicistiche che si rifanno ad un ingenuo eruditismo, confessare la propria ignoranza appare un’opera faticosa e non sempre opportuna. Eppure, «se l’ignoranza fosse una malattia, allora saremmo tutti malati. Invece l’ignoranza è la normalità, la conoscenza una fragile e rara eccezione. Non possiamo sconfiggere l’ignoranza ma non possiamo neanche arrenderci, dobbiamo imparare a gestirla».  A parlare in questi termini è Antonio Sgobba, giornalista originario di Palagianello che, al Castello Stella Caracciolo, presenterà questa sera la sua ultima fatica letteraria “Il paradosso dell'ignoranza da Socrate a Google” , in libreria con Il Saggiatore. Se il filosofo greco, che più degli altri seppe riconoscere i propri limiti, interrogava i cittadini nel suo insaziabile richiamo al pensiero critico, al fine di suscitare il dubbio e stimolare alla ricerca, «Google e altri soggetti che vengono definiti “gli imperi dei dati“ – tendono a venderci un’idea di onniscienza dai tratti salvifici», per dirla con le parole del giornalista pugliese che oggi lavora presso la sede Rai di Torino. A dialogare con l’autore, che in passato ha collaborato col Corriere della Sera ed è stato il responsabile delle pagine culturali de “IL” del Sole24Ore, ci sarà la giornalista Maria Florenzio. Nel suo libro, Sgobba pone l’accento in chiave ironica sul paradosso che viviamo oggi, immersi come siamo nei social network e incantati dai motori di ricerca che non fanno altro che confermare le nostre convinzioni, impedendoci di guardare il mondo da una prospettiva per noi meno consolatoria. A tal riguardo, con riferimento all’inaspettata elezione di Trump, l’autore sostiene che «se le élite democratiche non si sono rese conto di Trump è forse perché tendiamo a chiuderci nelle nostre bolle e non confrontarci con chi la pensa diversamente da noi, con chi si trova in posizioni della società differenti dalla nostra. L’umiltà dovrebbe guidarci, il rischio in questo periodo storico è di perderla». La presentazione di questo libro, che si colloca all’interno di una serie di eventi che caratterizzeranno l’estate di Palagianello, sarà dunque l’occasione giusta per approfondire un tema assai ricorrente nel dibattito pubblico, anche alla luce delle recenti ondate populiste e reazionarie che stanno scalfendo i principi più elementari degli stati occidentali. «L’idea che sapere tutto possa essere una cosa buona, bella e che ci salverà tutti - ammonisce l’autore - è pericolosa: riconoscere l’importanza dell’ignoranza serve anche a metterci in guardia da chi ha ambizioni di onniscienza, ambizioni che sono alla base delle società totalitarie. Tanto più se sono ambizioni mosse da interessi privati». Per chi dell’ignoranza ne fa una questione seria, osteggiandola o benedicendola, l’occasione è propizia perché, come sosteneva il filosofo Diderot «l'ignoranza è più vicino alla verità del pregiudizio»