A Paolo Isotta il Premio Giovanni Paisiello

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L'edizione 2017 del Festival incorona una delle personalità più importanti della critica musicale italiana

È stato assegnato a Paolo Isotta, outsider della critica musicale, storico della musica, e scrittore napoletano di successo, il Premio Giovanni Paisiello Festival che dal 2007 viene conferito ad una personalità o ad una istituzione contraddistintasi nella riscoperta e valorizzazione dell’arte del compositore tarantino. La cerimonia di consegna si è tenuta lunedì 25 settembre, poco prima della rappresentazione del «Barbiere di Siviglia» di Paisiello, in programma a Taranto nel Chiostro di Sant’Antonio ancora stasera, martedì 26 settembre (ore 21), a chiusura della quindicesima edizione del Giovanni Paisiello Festival diretto da Lorenzo Mattei per gli Amici della Musica «Arcangelo Speranza».
Dopo l’attribuzione lo scorso anno al Teatro San Carlo (nelle mani del sindaco Luigi de Magistris), il Premio va dunque ad un’altra “istituzione” partenopea nel segno di uno dei compositori simbolo della cosiddetta «scuola napoletana», dal quale prende il nome questo riconoscimento, andato in passato a studiosi, artisti e istituzioni quali Bruno Praticò, Dino Foresio, Pierfranco Moliterni, Roberto De Simone, Dinko Fabris, Festival della Valle d’Itria, Pietro Spada, Alessandro Lattanzi, Giovanni Di Stefano, Domenico Colaianni, Lucio Tufano e, per l’appunto, Teatro San Carlo di Napoli, lo scorso anno.
«Intellettuale eclettico ed erudito, con il consueto acume critico Isotta ha saputo vagliare nelle sue più recenti pubblicazioni lo spessore compositivo paisielliano mettendolo a confronto stilistico con alcune opere mozartiane», recita la motivazione del Premio Paisiello. «Alcune pagine del volume Altri canti di Marte (Marsilio 2015) assegnano in modo definitivo il giusto peso alle composizioni strumentali di Paisiello, liberandole da quella presunta marginalità che fin ad oggi ne ha impedito la piena valorizzazione; il libro Paisiello e il mito di Fedra (Napoli, Artem, 2016) sfata un altro accanito pregiudizio critico che poneva in secondo piano il repertorio serio paisielliano rispetto a quello buffo. Isotta, fautore dell’allestimento a Catania di Fedra, indaga i meccanismi drammaturgici e i nessi tematici di una delle opere chiave per comprendere l’assimilazione italiana della riforma di Gluck. Il fatto che una personalità come Isotta - vero outsider, talvolta scomodo per il suo porsi al di fuori degli schemi - si sia interessato in modo tanto approfondito e appassionato a Paisiello vale come garanzia e conferma di quanto sia necessario studiare, pubblicare e mettere in scena le opere paisielliane che hanno portato l’Europa in Italia e l’Italia in Europa».