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“Fucina ‘900”: parola d’ordine “storicizzare”

“Fucina ‘900”; la parola d’ordine è “storicizzare”

Cultura

<< La cultura vive di spazi aperti e di contaminazioni, altrimenti rinsecchisce e muore >>

Taranto, Novembre 2017: Salvatore Romeo (storico dell’economia), e Stefania Castellana (storica dell’arte), ambedue Dottori di Ricerca, decidono di fondare un’associazione di “Public History” che vorrà fornire al cittadino un nuovo strumento di crescita culturale. Si chiama “Fucina ‘900” e promette bene, facendoci pensare subito ad un (alto)forno dal quale possa uscire qualcosa che non sia grigio e dannoso. Ma cerchiamo di andare più a fondo parlandone con il Dott. Romeo.

Perché far nascere a Taranto un’organizzazione di questo tipo, nonostante le associazioni siano già tantissime?

<< Un vecchio film dei Monthy Python si intitolava “E adesso qualcosa di completamente diverso”. Era una serie di sketch che si rincorrevano caoticamente, senza nessuna connessione, intervallati proprio da quella espressione. È una dinamica che ricorre spesso a Taranto: ogni tanto qualcuno si alza e crede di aver avuto un’idea nuova e “completamente diversa” dalle altre in circolazione. Ecco, noi vorremmo evitare di cadere in questo gioco. Quando abbiamo pensato a “Fucina 900” ci siamo guardati dentro e ci siamo guardati intorno. Io e Stefania Castellana ci siamo formati per fare gli storici, e vogliamo mettere a disposizione della comunità i nostri strumenti. Non siamo i primi né gli unici: c’è anche altra gente che lo fa egregiamente. Pensiamo, però, che ci sia una domanda diffusa ancora non del tutto soddisfatta: la gente è affascinata dagli eventi più remoti, ma ha anche bisogno di spiegarsi le cose che vive ogni giorno, e queste hanno origini molto più recenti. È su questa base che abbiamo deciso di concentrarci su quella che convenzionalmente viene chiamata “storia contemporanea”, che nel caso di Taranto è una storia ricchissima e tremendamente complicata. >>

Quali benefici pensate di poter donare alla città con Fucina ‘900?

<< Ci piacerebbe che tutti fossimo un po’ più consapevoli delle tracce del nostro passato, perché queste sono davvero importanti per costruire il futuro di Taranto. Sembra un luogo comune, ma pensiamoci bene: se per esempio riconoscessimo il valore storico di alcuni edifici, potremmo costruirvi intorno delle operazioni di valorizzazione in grado di attirare l’interesse di cittadini e visitatori. Questo vale anche per le tracce immateriali: i racconti, le memorie ecc. Spesso, invece, ci capita di muoverci nella nostra città come se fossimo estranei a noi stessi: quello che ci sta intorno ci è indifferente, non lo capiamo, e così perdiamo enormi opportunità. Taranto, nonostante la sua storia millenaria, per la gran parte del suo abitato è una città recentissima: per questo è importante il discorso sull’età contemporanea. Se riuscissimo a “storicizzare” quello che abbiamo intorno, potremmo sviluppare importanti potenzialità. >>

Sono previste collaborazioni col “Polo Universitario Jonico”? E come vedete il futuro di una città nella quale scompare la Facoltà di Beni Culturali, quando forse dovremmo ripartire proprio da lì per un rilancio del territorio?

<< Stiamo costruendo collaborazioni con studiosi e docenti dei diversi atenei pugliesi, e ci auguriamo che dall’Università di Bari si guardi con interesse al nostro progetto. Purtroppo, dobbiamo prendere atto che nel “Polo Universitario Jonico” non si è mai creduto fino in fondo. Si sono creati prevalentemente corsi-fotocopia di quelli già esistenti a Bari: in questo modo la sede di Taranto non ha mai avuto una qualificazione specifica, ma è rimasta di fatto una dipendenza della centrale. Per il futuro non c’è da essere ottimisti: le politiche universitarie nazionali stanno penalizzando fortemente gli atenei meridionali; il taglio di Beni Culturali rientra in questa dinamica, e potrebbero esserci ulteriori dismissioni. Sicuramente, nella nostra città resta l’esigenza di un’istituzione culturale di alto livello: è una sfida che le stesse istituzioni pubbliche dovrebbero affrontare, guardando magari alle “buone pratiche” sperimentate in altri contesti. L’obiettivo fondamentale dev’essere valorizzare i talenti locali, e allo stesso tempo attrarre intelligenze dall’esterno: la cultura vive di spazi aperti e di contaminazioni, altrimenti rinsecchisce e muore. >>

Dov’è la vostra sede? E come possiamo diventare soci?

<< Con altre realtà stiamo lavorando alla creazione di uno spazio polifunzionale, in cui rientreranno attività sociali e culturali (fra cui quelle della nostra associazione). Speriamo di poterlo inaugurare presto. Per diventare soci basta scrivere a fucina900@gmail.com, o scrivere alla pagina: facebook.com/Fucina900. C’è anche la possibilità di diventare soci sostenitori, e in questo modo partecipare attivamente alla programmazione delle attività. >>

Che eventi avete in programma? E che temi toccherà principalmente la vostra attività?

<< Il 28 novembre, presso il “Centro della Fotografia” in Via Plinio 85, ci sarà la nostra prima iniziativa pubblica: “La cortina d’acciaio. Storia e memorie dell’emergenza ambientale a Taranto”. Sarà un’occasione per fare il punto sul controverso rapporto fra città e fabbrica nel corso dell’ultimo ventennio; il periodo in cui è esplosa, drammaticamente, la questione ambientale legata all’Ilva. Abbiamo voluto coinvolgere alcuni dei protagonisti di quella stagione non solo per raccogliere importanti testimonianze, ma anche per favorire il confronto fra punti di vista diversi, e far emergere così tutta la complessità di quella vicenda. Subito dopo lanceremo il bando per un premio di ricerca. È una cosa a cui personalmente tengo molto: sarà un modo per valorizzare il lavoro di giovani studiosi che si sono dedicati alla storia della nostra città. Tanti altri progetti sono in cantiere, ma non voglio farvi perdere il gusto di scoprirli un po’ per volta. >>