20
Mar, Nov

Magna che?

Magna che?

Cultura

La Taranto dell’indignazione neo-umanistica si raduna per protestare contro i tagli della Regione all’intoccabile Convegno magnogreco: il caposaldo locale della Cultura Costituita. Ma, beati confratelli, se siete buoni per una volta provate a meritarvelo. La cultura, quella vera, quella che dignitosamente sceglie la minuscola, è un’altra cosa

INCAPACE di una grammatica non dico sentimentale, ma almeno testuale, la città si riscopre all’improvviso pervasa da fervido umanesimo della prima ora; e se è la quarta, o la quinta, non state a sottilizzare. Pompa ettolitri di classicismo neoellenico ‘u core skattate dei tarantini scippati. Scippati? Macché: devastati, abusati, pugnalati, mutilati e altre consimili atrocità (a volerle leggere tutte). Quanta compenetrazione, quanto confratello raccoglimento. Il motivo lo conoscete: cinque giorni fa la Regione ha notificato d’aver tagliato le scorte alla 58ma edizione del Convegno Magna Grecia. Levata di scudi e di torce. Tutti uniti e riparati sotto la bandiera degli Alti Lai. Le migliori menti, le migliori penne, le migliori panze e le migliori forchette confluiranno nel Raduno “a difesa della causa” di mercoledì 21, ore 17.30 in Biblioteca. El mi Director, Vincenzo Carriero, mi chiede di dare inchiostro alla mia opinione. Provo a riassumerla: non me ne può fottere di meno.
CHE LA NEGAZIONE dei 21mila euro, secondo la fonte del consigliere Liviano, o dei 50mila, come si sostiene altrove, dipenda da un arido (o pragmatico) conteggio, all’atto della presentazione, è l’assessora di riferimento, Loredana Capone, a spiegarcelo:”Il progetto (…) non ha raggiunto il punteggio minimo”. Aggiunge l’assessora, giustamente, che i finanziamenti “non sono un diritto divino”. Asettico? Irrispettoso? Non me ne frega niente neanche di questo: eleggiamo e foraggiamo vergognosi stipendi (diventeranno vitalizi) a drappelli di politici perché facciano le pulci ai loro stessi colleghi, quando serve e quando si ricordano di esistere; perciò salti e si muova chi può, chi deve ed è sin troppo pagato per farlo. Lo stesso Liviano, in post scriptum, rivela che i fondi “arriveranno attraverso altre strade”, come gli avrebbe soffiato il capo di gabinetto. Bene. Sono contento per voi. Specie per voi che, d’un tratto spartani magnogreci tarantini compatti combattivi, cosa che per il resto neanche vi sognate d’essere, a partire dagli uccisi via Ilva o dai sopravvissuti del rione Tamburi, specie – appunto - per voi che manifesterete domani. Piedi scalzi su petali rossi, in stile Beat Generation: mica sarebbe male. Quanta indignazione, e quanto sacra. Tocca, toccherebbe rimboccarsi le maniche sul serio: il che non fa per noi. Papà non ci coglie il frutto dal ramo, che a sua volta non si degna di cadere da solo. Altre due cose che non fanno per noi. Minacciata è l’illibatezza del Santo Convegno: il caposaldo della Cultura Costituita. Come si fa. Come si può.
CULTURA è un termine buono per ogni testa e per ogni stagione. Però. Cultura non fa rima con nozione, né con gettone: ma con apertura. Anzi – dal mio punto di vista, chiaro – coincide. Per quanto mi riguarda, dove vedo ostentazione di titoli, corredo di medaglie, florilegio di tappeti, acquazzoni di prebende, paroloni che riempiono guance rese obese dall’intoccabilità e dalle abbuffate baronali, non riesco a intravedere nulla che somigli alla mia idea di cultura, a ciò che secondo me potrebbe portare a una crescita collettiva, a una mano che ne cerca un’altra e poi entrambe si stringono nel nome di una passione spontanea, autentica, comune. Aprireste le finestre e fareste entrare aria buona, se veramente v’interessasse la cultura, se veramente aveste intenzione di dare a Taranto la possibilità che non v’è mai convenuto darle, o Beati delle confraternite più o meno religiose, più o meno laiche. Neanche siete stati tanto intelligenti: il culo dei vostri annoiati rampolli - conti in banca alla mano - è discretamente salvo, ma siete certi che lo sarà quello dei loro figli? E adesso piangete perché Mamma Regione non vi passa gli euro dell’annuale passerella, per quanto archeologica e reputata sia. Se davvero v’importasse qualcosa della cultura di cui berciate, andreste per la prima volta in vita vostra in via Duomo, per chiedere, scoprire, capire chi è stato ed è Nicola Giudetti; o cosa combinano in Labo, la filibusta degli artisti del fumetto; o cosa sogna, e crea, tra i pescherecci, Lino De Guido. Vi risulta? Con la sua associazione ‘Le belle città’, Angela Mauro, il ‘Vittorino da Feltre’ e altri sodali, De Guido ha appena ottenuto – sempre dalla stessa Regione – un finanziamento triennale per ‘Due mari di libri’, l’entusiastica rassegna letteraria bagnata dal sale delle nostre sponde. Un progetto apprezzato, riconosciuto e coperto (questo sì): mi sa che è possibile, ci sarà un motivo, e magari di più. Vi risulta, per inciso, il dato che segue? A fronte degli 84 tra Bari e Lecce, Taranto e provincia hanno presentato 9 dicasi 9 progetti ‘culturali’. Meno del 7% complessivo, su 131. Non siamo nemmeno capaci di chiederli, i fondi pubblici. Di scrivere la letterina. Di spiegare chi siamo e cosa vogliamo in un italiano decente, e con modalità decenti. Dice niente, confratelli della Beatissima Pizzella, al di là dei comunicati che dettate ai vostri passacarte? E che ovviamente ottengono massimo risalto, ‘stampa storica’ lancia in resta. A differenza del sudore, delle lacrime e della gioia pulita di chi cultura fa sul serio. Perché ci crede. Con la testa, e con il cuore. E così semina, piccoli e umili semi tutte le volte che può: ma semi. Provate a muovervi, a girare, a parlare. Troverete associazioni,  microeditori, volontari, precari, ragazzi, attempati, incursori, musicisti, sperimentatori, propositori, propositivi, mezzi matti, finti matti, matti tutt’interi. Maestri che insegnano senza la benché minima pretesa di farlo. Maestri che liberano, anziché legare. Troverete eserciti di una cultura che non si rassegna alla penombra, ma che è lì che vi fa comodo confinarla. Vi risulta, e chiudo, quest’ultima nota? Attilio Stazio, animatore del Convegno sin dal ’61, poi storico presidente: napoletano. Francesco Ricci, l’Ammiraglio, colui che ha resuscitato e mandato in orbita il Castello Aragonese, chiedendo, soffrendo, studiando, recuperando: anconetano. Eva Degl’Innocenti, da trenta mesi direttrice del MarTa, mai così visitato, mai tanto al centro di iniziative diversificate, progetti alternativi, sguardi a lunga gittata: pistoiese. “Taranto ai Tarantini”, cantate, e i vostri petti si sollevano salmodianti. I Tarantini, sì: voi? La vostra Taranto? La Taranto che avete voluto, e che ora presenta il conto persino ai suoi stessi burattinai?
DOPODICHE’, ci tenete tanto? Massì. Allora meritatevelo. Eternatelo. Per usare il verbo utile, finanziatevelo, il vostro insostituibile Convegno. Mica ci vuole tanto. Mettete mano al salvadanaio, quello con gli spiccioli. Ché spiccioli sono, per voi, confratelli del potere e della (presunta) strategia. Per una volta, potrete far finta che sia stata la città a sapersi tenere stretto un valore proprio, un senso precipuo. Vero è che così rischierebbe di non venire esaltato il vostro pathos. Ma non dubitate delle vostre fonti, né delle vostre fontane: vedrete in breve che le – sacrosante! – lodi cingeranno come allori le vostre tempie stempiate. Ricordo, con dolore, la vicenda degli Internazionali di tennis femminile del Circolo Ilva, che ventidue anni fa erano oramai diventati un torneo imprescindibile dopo due decenni di crescita. Emilio Riva si presentò in azienda e disse: buongiorno, sono il nuovo padrone, da oggi niente più montepremi, ho altro a cui pensare, ciao. Cordoglio generale, malumori esorbitanti, dirigenti che mi, ci telefonavano a casa perché ci esponessimo (loro avevano famiglia). Forse che Taranto almeno tentò di mantenere viva un’emozione di Taranto? Coinvolgendo sponsor e imprenditori o provandoci, bussando ai plotoni di finanziarie o provandoci, chiedendo interventi agli amministratori o provandoci? Gli Internazionali della Vaccarella creparono, all’apice della loro gloria: erano entrati sottopelle, si accettò di dimenticarli. Supinamente: secondo indole, secondo Storia. Oggi, mi rende di gran lunga più felice la quattro giorni di Medimex a giugno di quanto possa toccarmi la dieta del CMG. Inoltre, la faccenda somiglia: capaci, oppure no? Non è un caso che l’unico a togliersi la giacca sia stato Massimo Cimaglia, attore, artista, uno che sa cos’è la fame, e che per campare non ha aspettato che gli soffiassero all’orecchio il cavallo giusto. Massimo ha detto: metto a disposizione un mio spettacolo, magari al nuovo Fusco o dove volete, purché funzioni da raccolta fondi volontari pro Convegno. Non ha sprecato lacrime, non ha pisciato lagne. Cimaglia trentacinque anni fa è migrato, stava fresco se restava qui. Per rincorrere un sogno. Per permettersi una famiglia continuando a corteggiare quello stesso sogno, da professionista. Mentre i sogni tarantini, mica so più quali siano. Perché se devo ricavarli da ciò che scrivono, dicono e delirano i proprietari e i figuranti di questa Burla Costituita, allora alzo le braccia. Poi, se vi occorre, le uso per farvi l’applauso.