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Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine

Cultura
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Interessante giornata di studio - e confronto - con i ragazzi dell'Istituto Sforza di Palagiano sull'idea di giornalismo coltivata da CosmoPolis. “Non c’è libertà nella parola se ci esercitiamo nella sola arte della ruffianeria, se rinunciamo alla nostra indipendenza perché sensibili al solletico del potere"

I ragazzi dell’Istituto Sforza di Palagiano annuiscono. Ascoltano con attenzione. Partecipano rivelando una sorprendente vitalità. S’interrogano attraverso le tante domande rivolte ai relatori. La vicenda giornalistica a Taranto, la nascita sei anni fa del primo quotidiano online del territorio, in coincidenza con le inchieste giudiziarie condotte dal giudice Todisco, sulla piovra che ha alimentato – e alimenta - il malaffare, ha tenuto – e continua a tenere - in ostaggio la citta più industrializzata del Mezzogiorno, diviene nient’altro che un pretesto. Una scusa per parlare di presente, la via breve per ipotizzare una certa idea di futuro: sempre sospesa tra progetto e ricerca, rivendicazione e rassegnazione. Mai banale, come solo le cose della vita sanno essere. La vicenda di un luogo attraverso il racconto, l’idea d’informazione coltivata da un foglio irriverente e ambizioso come CosmoPolis, si rivela ben presto presupposto per un confronto. Tra i ragazzi, i loro docenti, e il direttore della stessa testata giornalistica.
“Non c’è liberta nella parola se ci esercitiamo nella sola arte della ruffianeria, se rinunciamo alla nostra indipendenza perché sensibili al solletico del potere”, ammonisce Carriero. “La società tarantina”, per dirla con le parole del vostro professore e mio collega, Marco Tarantino, “è assuefatta  al conformismo più deleterio”. Vive di omologazione inseguendo il successo nei banchetti organizzati dalla “Confraternita della pizzella”. Uno studente, incuriosito, ribatte: “Ma la vicenda Ilva dovremmo piangercela noi, quando le responsabilità sono della vostra generazione e di quella venuta prima di voi…”. Il dilemma ambiente-lavoro è finto, l’invenzione ultima di chi ha relegato Taranto nel cono d’ombra delle aporie: problemi senza un’apparente ricerca di soluzioni. La realtà è altra, si nutre di scelte sbagliate, di ricchezza finita nelle tasche dei soliti noti, in quel connubio diabolico tra politica e mondo economico, politica e sistema dell’informazione, interessato a lasciare le cose così come stanno.

La professoressa Rollo assieme alla collega Di Roma, il professor Leone, chiedono com’è cambiata l’informazione negli ultimi anni con la diffusione di Internet. Se le notizie false, le cosiddette fake news, colpiranno a morte l’attendibilità di una professione? “Il tema è controverso, anche se non totalizzante come si vuol far credere”, sottolinea il direttore di CosmoPolis. La rete è un magma incandescente, “brucia tutto con gran velocità”. Bisogna orientarsi, “far riferimento a fonti diverse tra loro se si vuole inseguire la verità”. Alla fine, oggi come ieri, “La differenza viene fuori  dall’autorevolezza di una testata giornalistica, dalla fiducia riposta in un dato giornalista rispetto ad un altro …”.  E’ la libertà, chiede una ragazza al termine dell’incontro, ha un prezzo? Chi decide se a vincere debba essere l’indipendenza o il compromesso? “Decide la nostra coscienza, la cultura di cui è fatto ognuno di noi, la sua sete di giustizia”. Perché, come ci ammonisce la scrittrice brasiliana Martha Medeiros, “lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine/, chi non cambia la marcia/, chi non parla e non conosce”.