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Lun, Ott

Tirana ricorda Leogrande. Taranto, invece, no

Tirana ricorda Leogrande. Taranto, invece, no

Cultura

Siamo alle solite in questa città incolta e di smemorati: la capitale albanese dedica una via e un parco cittadino al più importante intellettuale tarantino degli ultimi vent'anni e noi, in modo del tutto naturale, facciamo finta di niente. Siamo disinteressati e indolenti, come nostra abitudine. Vergogna! Alla cerimonia nel Paese delle aquile c'erano tutti, tranne un amministratore, un intellettuale del piffero, riconducibile alla nostra realtà

Tirana – la capitale albanese – ricorda Alessandro Leogrande. Lo fa dedicandogli una via e un parco cittadino. L’Amministrazione comunale ha voluto così rendere omaggio allo scrittore e intellettuale tarantino, scomparso poco meno di un anno fa, che tanto si è occupato di Balcani e del particolare rapporto che lega il Paese delle aquile con la Puglia. Diversi gli ospiti presenti alla cerimonia pubblica: il critico cinematografico – e mentore dello stesso Alessandro – Goffredo Fofi, il direttore del Salone del libro di Torino, Nicola Lagioia, il compositore albanese Shkurtaj, e il direttore dei Cantieri Tetarali Koreja, Salvatore Tramacere. Gli amici di sempre, insomma. I compagni, seppur da postazioni diverse, di una comune battaglia culturale: quella a favore degli ultimi, per un’integrazione cosmopolita del mediterraneo e di tutti i Sud del mondo. Colpisce che, per l’occasione, non ci fosse alcun esponente pubblico tarantino. L’assessore alla Cultura, Fabiano Marti, per esempio. Qualche editore (ce ne sono, a Taranto?) locale o sedicente intellettuale del piffero. Tirana si ricorda del tarantino Leogrande prima - e meglio - di Taranto. Questa non è una novità, purtroppo. Siamo gli ultimi nel riconoscere il merito, soprattutto poi dei figli di questa terra, e i primi ad appassionarci per i coglioni. Ad omaggiarli con applausi scroscianti. Anche se di fronte ad una tale sciatteria comportamentale e goffaggine istituzionale, iscritta come macchia indelebile nel nostro codice genetico, non finiremo mai con l’abituarci.