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Il segreto della felicità è non aprire l'ombrello quando piove

Il segreto della felicità è non aprire l'ombrello quando piove

Cultura

Pienone per Fusaro al convegno “Le Metamorfosi”. La Mostra del Cinema di Taranto alza ancora una volta l'asticella dell'offerta culturale media della città, con quattro “big” dinnanzi ad un una gremita platea nella biblioteca “Acclavio” di Taranto

Gregor Samsa, discusso protagonista del breve romanzo kafkiano “La Metamorfosi”, è un po' in ognuno di noi: svegliarsi nel corpo di uno scarafaggio è scientificamente impossibile, certo, ma essere trattati – ancorché immeritatamente – come tali, è storia comune sin dalla notte dei tempi. Il convegno “Le Metamorfosi” organizzato nell'ambito della Seconda Edizione della Mostra del Cinema di Taranto, e che vanta come suo Direttore Artistico Mimmo Mongelli, personalità di spicco del mondo della regia pugliese e nazionale, ha posto al centro della discussione la trasformazione antropologica di una società che non riconosce più se stessa. Quattro i relatori che sono intervenuti durante il pomeriggio filosofico: Francesco Bellino, Professore Ordinario di Filosofia Morale dell'Università degli studi “Aldo Moro” di Bari, e Presidente della Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici; Giuseppe Vinci, Psicologo Psicoterapeuta, ex Dirigente Psicologo della ASL Taranto nel consultorio familiare di Grottaglie, co-responsabile della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia “Change” di Bari; Mario Carparelli, laureato in filosofia a Firenze ed addottorato a  Lecce, profondo studioso del filosofo salentino Giulio Cesare Vanini; Diego Fusaro, filosofo contemporaneo di controtendenza, Professore Associato di Storia della Filosofia  e Direttore Scientifico all'Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano, nonché ex ricercatore presso l'Università di Bielefeld in Germania.

L'imprevedibilità della vita.

Ad aprire le danze è stato il Professor Bellino: “Le nostre università non sono più luoghi d'incontro, poiché sono ormai burocratizzate: all'interno d'esse non si incontrano più intellettuali. Mi complimento per il titolo “Le Metamorfosi”, perché oggi dobbiamo capire il mondo che viviamo: più è accelerato il cambiamento della società, più si tecnicizza questo mondo, meno lo si comprende. L'errore è oggettivare il cambiamento, quando noi siamo parte del cambiamento: è tutto un gran flusso di modificazioni; cambiamo noi e cambia anche il modo in cui ci rapportiamo al cambiamento. La nostra cultura fino ad ora si è servita di sviluppo e progresso per comprendere il presente, ma ciò non ha colto nel segno, perché ciò che ci attraversa diventa nuovo e inspiegabile. Il progresso, invece, ci insegna che col passare del tempo si può tornare indietro e non andare avanti. Capire il presente è la cosa più difficile, quasi impossibile”.

E poi, a proposito di quel positivismo integralista: “La scienza non è un modo per capire il presente. La categoria della metamorfosi ci può aiutare a vivere meglio il presente; a comprenderlo: la metamorfosi non necessita che il nuovo si spieghi col precedente, né con l'attesa del futuro. Vengono fuori elementi imprevisti ed imprevedibili. Cosa dobbiamo accettare per vivere bene? L'imprevedibilità della vita. Il futuro è bello perché è imprevedibile. A cosa servirebbe vivere una vita prevedibile? Dobbiamo saper vivere il presente, che è l'unico tempo reale. A cogliere il presente è l'arte, ed in fondo anche lo scienziato è un artista. Liberiamoci di questi schemi che vogliono preordinare la vita: il presente è come l'eternità”.

Ma quale equilibrio?

“Visti da qui non siete un bello spettacolo”. Questo l'esordio dello Psicologo Psicoterapeuta, Vinci, riferendosi ai presenti: “In questo momento stiamo tutti (ndr, i relatori ed il pubblico), dentro una performance a parlare di metamorfosi, e siamo qui dietro uno stimolo ambiguo: il cambiamento. >> Già, perché se è vero che l'esperienza è un fatto irreversibile, allora anche un convegno può cambiare qualcosa all'interno delle persone, laddove non dovesse riconoscersi tale valore preminente all'incorrere del mero tempo. Ha proseguito: “Dobbiamo accettare la condizione nella quale noi sappiamo di non sapere. Noi oggi sappiamo molto di più, siamo più liberi di prima, ma a questa massa di sapere che abbiamo a disposizione corrisponde un aumento della nostra ignoranza, ed in fondo ad ogni ignoranza c'è un elemento di mistero. Nel mio campo, un esempio di cambiamento può essere quello del laureato che vuole diventare Psicoterapeuta, od ancora metamorfosi è quando ci si sottopone alla psicoanalisi. La metamorfosi è vita, non c'è vita che non sia cambiamento. Noi siamo costantemente in movimento; in trasformazione. Noi non saremo quieti mai: ciascuno di noi conquista l'equilibrio in un momento, poi lo smarrisce, poi lo ritrova... Il desiderio di equilibrio ed armonia che abbiamo è legittimo e profondo, ma le persone che hanno un umore stabile sono soltanto due: i maniaci ed i depressi gravi. La condizione di equilibrio reale sta  nell'alternanza di questi stati: la vita è vicissitudine; siamo costantemente in tensione. , e per questo bisognosi di sicurezza e cupidi di guadagno. >> E poi ha concluso: “Il cambiamento in biologia avviene in modo automatico, mentre il cambiamento sociale avviene per desiderio; fuga dal dolore, dalla mancanza: avviene quando lo stato attuale manifesta una mancanza, e la nostra mente desidera altro”. Trattasi di una vera e propria necessità.

Se cambiamo noi, cambia il mondo.

Lo studioso Carparelli ha ripreso il concetto di: “Metamorfosi come qualcosa di subito; indotto”. Ma anche: “Metamorfosi come qualcosa di cercato, perché l'interiore condiziona l'esteriore”. Il riferimento ha poi puntato dritto su Vanini, segnatamente alla metamorfosi interiore che ha seguito un cambiamento epocale: “Un secolo dopo il rogo di Giordano Bruno vi fu una messa in discussione del sistema di valori che aveva raggiunto il suo apice, e non era in grado di parlare a geni come loro”. Scendendo nel pratico: “Il messaggio umanistico (ndr, di Vanini), è quello di lavoro su se stessi, ricerca interiore, valorizzazione della persona, visto che l'uomo è un essere malleabile e indeterminato. La persona non sempre è stata messa al centro delle scelte che si sono rivelate tragiche. La metamorfosi è un cammino necessario che ognuno di noi deve compiere per cambiare se stesso, cambiando anche l'intera società che lo circonda. Concludo con la frase pronunciata da Vanini prima che gli strappassero la lingua: “Andiamo allegramente a morire da filosofo”.

La porcificazione delle coscienze.

È, infine, arrivato il turno di Fusaro, main event della serata, che ha posto una premessa al suo intervento: “Oggi Taranto è ingiustamente associata esclusivamente alla vicenda Ilva. Questo evento è resistenza culturale alla barbarie che avanza. “Ulteriore premessa all'argomento, è stata una breve analisi etimologica del titolo della 2^ Edizione della Mostra del Cinema di Taranto: ‘Metamorfosi’ deriva dal greco, “mutare forma”, e tale termine non non può essere tradotto sic et simpliciter con “cambiamento”, anche in ragione del fatto che la sintassi greca era molto precisa e puntigliosa”. Il filosofo ha poi ribadito lo stato di passività nel quale si trova il soggetto in metamorfosi, piuttosto che lo stato di attività che risiede nel concetto di cambiamento, portando un celebre esempio letterario tratto dall'Odissea: “La vicenda di Circe ci ricorda come gli uomini, una volta abbandonati al godimento mortifero e illimitato, vengono “porcificati” dalla maga. Soltanto Odisseo resiste a questo processo, perché è l'emblema della giusta misura. Mutare forma allude ad un processo in forza del quale “è se stesso ed al tempo stesso non è più se stesso”: il permanere della sostanza ed il mutare della forma. È se stesso nel proprio essere altro da sé”.

Poi, da Itaca ai tempi presenti: “La nostra epoca in senso generale, almeno da 30 anni a questa parte, si sta caratterizzando per una metamorfosi di massa, perché questa trasformazione viene subita. Un grande maestro del nostro tempo, Pasolini, parlò di mutazione antropologica: la società di massa dei consumi era, secondo lui, il vero fascismo realizzato: una società che colonizza le anime non ricorre più al supplizio dei corpi, generando un umo svuotato, vacuo, che smarrisce la propria identità e si perde nell'essere altro da sé. Ciò significa divenire stranieri a se stessi. Pasolini parlava, a tal proposito, di disumanizzazione dei rapporti umani, che sta producendo lo smarrimento dell'identità umana da parte dell'umanità tutta, la quale si trova in una situazione analoga a quella di Lucio od ai compagni di Ulisse “porcificati” da Circe: stiamo disumanizzandoci in un mondo che sta perdendo i suoi connotati umani: tutto diventa forma-merce di pari passo col capitalismo. Tutto è riconfigurato come merce disponibile, e l'uomo stesso e la vita diventano merce fra le merci; fondo disponibile per i processi della produzione; miniera di profitto”.

Qui, forse, la vena più polemica del Fusaro da prima serata, che parlando della “libera circolazione di merci e persone” (ndr, all'interno dell'Unione Europea), osserva che: “È interessante la posizione delle due parole.  Siamo oggi al cospetto di una metamorfosi decisiva, antropologica, ed occorre riconoscere hegelianamente la propria identità nell'alterità, concependo l'altro come posto da sé: occorre mobilitarsi. La cultura non è tesaurizzazione individuale del sapere: cultura è acquisizione della propria posizione storico-concreta nel mondo, con l'esigenza di produrre emancipazione, e realizzando le potenzialità inespresse del genere umano”.

Fusaro ha poi concluso tornando sui passi del poema omerico: “Il ritorno in patria di Odisseo non è tornare alla condizione di partenza; Odisseo torna ad Itaca arricchito dal viaggio; più grande rispetto a prima. La Metamorfosi serve a diventare protagonisti attivi della nostra storia”.

“'A vita s'adda piglià comme vene!”, disse l'attrice Olimpia Di Maio al figlio, Vincenzo, interpretato dall'immenso Massimo Troisi in “Scusate il ritardo”, film del 1982 pieno di indimenticabili gag e sprazzi di saggezza popolare. Senza nulla togliere ai brillanti intellettuali che hanno relazionato al convegno, forse il segreto della felicità è non aprire l'ombrello quando piove: a cosa serve proteggersi, quando l'acquazzone è impetuoso? È doveroso trovare il coraggio di affrontare a muso duro anche la realtà; l'invincibile realtà: lasciarsi sconfiggere da essa, dall'inesorabile tempesta delle persone che ci circondano, e degli eventi, e delle cose, tutte: “Basta che funzioni”, per citare l'alleniano manifesto in minimi termini del 2009. Se l'obiettivo deve essere quello di non fare la fine di Gregor Samsa, non possiamo che ripartire dall'altro, perché come ha ricordato il già citato Psicoterapeuta Vinci (v. supra): “L'uomo è relazione”.

Se il giardino dell'Eden fosse stato sguarnito di meli, Steve Jobs avrebbe spaccato pietre per la sua intera esistenza, e noi insieme a lui.