09
Dom, Dic

"Il Signor G: la musica e l'ironia per dire la verità"

"Il Signor G: la musica e l'ironia per dire la verità"

Cultura

Ironico, talentuoso, sicuramente uno spirito libero, Giorgio Gaber ha segnato il panorama musicale degli anni sessanta lasciando, come eredità, brani che sono fortemente attuali, e fotografano in modo perfetto la società di oggi

Pensando ai grandi cantautori italiani che hanno lasciato un segno nel panorama musicale del nostro paese, sicuramente uno dei primi nomi che subito viene in mente è quello di Giorgio Gaber.
Talentuoso, ironico, grande paroliere, il Signor G è stato uno dei personaggi televisivi più amati degli anni sessanta, ma anche un sopraffino cantautore che nel corso della sua carriera ha scritto stupende canzoni che risultano tuttora attuali e fotografano in modo coerente la sociètà di oggi.
A causa di una poliomelite, che gli causa una paralisi alla mano sinistra, si avvicina alla musica grazie alla chitarra ricevuta in regalo dal padre per esercitare con piacere le dita. E’ il fratello che gli insegna a suonarla. Gaber dirà “Tutta la mia carriera nasce da questa malattia”.
Gaber vive la musica come un momento di divertimento, e incomincia a suonare in alcuni gruppi, entrando nel complesso di Adriano Celentano, nei Rock Boys, in cui suona anche Enzo Jannacci. Alla fine degli anni 50 conosce Luigi Tenco, con cui nascerà un’intensa amicizia e formerà, con Jannacci, Paolo Tonelleri e Gianfranco Reverberi il suo primo gruppo, i Rocky Mountain. Nel 1958 Gaber viene notato da Nanni Ricordi e da lì nasce la sua carriera da solista.
Il repertorio di Giorgio Gaber è molto vario, passa da canzoni in cui celebra l’amore come “Non arrossire”, con la quale raggiunge il successo nel 1960, a brani più ironici e divertenti come “La ballata del Cerrutti”, scritta insieme a Umberto Simonetta, in cui fa la parodia alle ballate celebrative della musica nordamericana, composte soprattutto in onore degli eroi della patria. Il protagonista è Cerrutti Gino, un giovane scansafatiche che una sera cerca di rubare una Lambretta, ma viene visto da qualcuno che chiama la polizia, viene arrestato e condannato a tre mesi di carcere dal quale esce in anticipo grazie a un condono.
Non mancano i temi importanti affrontati dal cantautore milanese, sempre con un pizzico di ironia, come nel brano “Com’è bella la città”, in cui racconta sarcasticamente il fenomeno dell’inurbamento e dei grandi flussi immigratori verso la città, e per rendere l’idea di questa crescita frenetica ripete il ritornello con un ritmo crescente e sempre più incalzante.
Tra le sue canzoni non mancano quelle in cui lancia le sue invettive contro la politica di quegli anni, criticando il loro modo di agire, e coloro che si dichiarano di una fazione o dell’altra. Nel brano del 1994 “Destra e sinistra”, Gaber mette in risalto ironicamente le probabili differenze tra destra e sinistra. Il brano si basa sui luoghi comuni e evidenzia che le differenze tra le due parte sono ormai minime e le persone che si definiscono di una fazione o dell’altra lo fanno solo per una semplice ostentazione. “Tutti noi ce la prendiamo con la storia, ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”.
Ci sono poi due brani che sono un pò simbolo di Giorgio Gaber. In “La libertà”, scritto nel 1973 insieme a Sandro Luporini, parla di un concetto nuovo di democrazia diretta, un nuovo modello di società che si basa sulla partecipazione della gente alla vita politica della comunità, sottolineando come la vera libertà risieda nel partecipare attivamente alla vita politica e non solo. “La libertà non è stare sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.
L’altro brano simbolo è “Non insegnata ai bambini”, presente nell’album postumo “Io non mi sento italiano”, uscito nel 2003 a ventitré giorni esatti dalla scomparsa di Gaber. Qui il cantautore milanese si rivolge ai genitori, lasciando loro un monito in merito all’educazione ed agli insegnamenti da trasmettere ai propri figli, prodigandosi affinché l’innocenza dei bambini non venga mai prematuramente sporcata dalla “stanca e malata morale”. Inoltre, spinge i genitori a non segnare le strade dei propri figli bensì di lasciare loro la libertà di decidere da soli il proprio futuro.
Nella sua carriera Giorgio Gaber segue il suo istinto, cosa che lo porta, sulla fine degli anni sessanta, a lasciare la televisione per dedicarsi all’attività teatrale, dove trova il modo di esprimersi in maniera diretta, senza mediazione del disco o di una telecamera, dando vita a quello che verrà poi definito teatro – canzone, in cui unisce la recitazione alle sue canzoni e alla sua musica. Sentendosi costretto a recitare il ruolo del cantante e del presentatore televisivo, si spoglia del ruolo di affabulatore per ripartire da capo e per presentarsi al pubblico così com’è. Per questo nasce “Il Signor G”, un personaggio che non recita più un ruolo: recita se stesso.
La “Fondazione Giorgio Gaber” mantiene vivo e quanto mai attuale il ricordo di Giorgio Gaber, della sua opera e della sua figura attraverso numerose attività come il “Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber” e “Milano per Gaber”, e in occasione del quindicesimo anniversario della scomparsa del cantautore milanese è stato pubblicato, il 23 marzo 2018, l’album “Giorgio Gaber – Le donne di ora”, ideato e prodotto da Ivano Fossati, mosso dal forte desiderio di avvicinare le nuove generazioni a Gaber. Il disco comprende una selezione di brani del proficuo repertorio dell’artista, dagli albori fino al teatro canzone, con una nuova veste sonora realizzata da Fossati.
Inoltre, contiene l’inedito “Le donne di ora” che Gaber ha inciso nel novembre 2002. Scritto con Sandro Luporini, è un brano di un’attualità sconvolgente, uscito postumo nel 2003.
La storia, la musica, il talento e l’estro di Giorgio Gaber devono essere trasmessi ai giovani e alle nuove generazioni affinché comprendano l’importanza di seguire l’istinto e le inclinazioni naturali nel proprio lavoro e nelle proprie passione, e di utilizzare l’ironia come arma per dire sempre la verità.