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Lun, Mar

Taranto riscopra la sua anima mediterranea

Taranto riscopra la sua anima mediterranea

Cultura

Consueto appuntamento di fine anno con il Comitato "Qualità della Vita". Intervista a Vito Fiorino: il nostro concittadino che salvò diverse decine di vite umane al largo di Lampedusa

Si è svolta presso la Galleria Comunale del Castello Aragonese, lo scorso 27 dicembre, la consueta conferenza stampa di fine anno organizzata dal Comitato per la Qualità della Vita, preseduta dal Professor Carmine Carlucci. Un incontro con i giornalisti, con i soci dell’associazione e con i cittadini per parlare dei “Percorsi storiografici del ‘900, volano verso la scoperta delle vocazioni per il futuro della nostra città: beni culturali, università, ricerca” e dei “Giusti per l’Europa:  verso 2019”. All’evento hanno preso parte la Dott.ssa Annamaria La Neve, la Dott.ssa Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice tarantina, Antonio Fornaro e Vito Fiorino: l’uomo che ha salvato 47 naufraghi nella grande tragedia avvenuto a largo di Lampedusa il 3 ottobre del 2013. Inoltre, erano presenti i rappresentanti del CVQ, del Movimento Federalista Europeo, la Proloco di Taranto, l’Associazione Amici dei presepi, e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Onlus, con la presenza del Cavalier Scialpi e Barbarbara Capilupi. Nel suo intervento, Carlucci ha ripercorso le numerose iniziative portate avanti dal Comitato, legate all’università, ai beni culturali e alle vocazioni del territorio, auspicando che dietro tutte queste iniziative ci debba essere un progetto per il recupero dell’identità ionica, richiamando l’attenzione delle istituzioni, ma anche dell’impegno dei cittadini. Inoltre ha ricordato e omaggiato Antonio Megalizzi, giovane giornalista italiano che ha perso la vita nell’attentato di Strasburgo.
Durante l’introduzione, la Dott.ssa La Neve ha illustrato l’iniziativa di realizzare anche a Taranto il “Giardino dei giusti”, che dovrebbe nascere nella zona tra Via Sant’Eligio e il Monumento del Carabiniere, dedicato a donne e uomini che in ogni tempo e luogo hanno salvato vite umane battendosi in favore dei diritti umani durante i genocidi, difendendo la dignità delle persone rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani. Inoltre, ha annunciato il progetto denominato “Giusto per Taranto”, sottolineando l’importanza di trovare un legame con la città, nominando Geza Kertesz, ex allenatore ungherese, che ha portato il Taranto in serie B. Allo scoppio della guerra è dovuto tornare in patria e arruolarsi nell’esercito e, nei suoi percorsi, si è travestito da soldato tedesco salvando delle famiglie ebree. Il Liceo Battaglini ha realizzato una targa che sarà posto quando verrà creato il Giardino dei Giusti. Vito Fiorino, nostro compaesano, ha ricordato la tragica tragedia avvenuto a Lampedusa nel 2013, raccontando gli avvenimenti con una forte emozione che ha coinvolto anche i presenti. Fiorino ha poi sottolineato l’indifferenza che quella notte ha innescato la drammatica situazione, raccontando che uno dei ragazzi salvati gli ha confidato che se qualcuno gli avesse detto qualcosa, dato loro qualche rassicurazione, lo scafista non avrebbe mai acceso la coperta che ha poi innescato l’incendio. La giornalista Tiziana Grassi, ricollegandosi alle parole di Fiorino, ha affermato la centralità dell’umanità. Dell’importanza di ricondurre alla centralità dell’essere umano, della persona, una centralità che negli ultimi tempi si è persa. Parlando della comunicazione e dei giornali, ha sottolineato come il non riuscire ad accogliere l’altro sia una conseguenza di una narrazione dei fenomeni immigratori che non corrisponde alla realtà distorcendola, non attento al lessico che viene utilizzato. Tiziana Grassi ha poi sottolineato l’importanza della scuola e dell’istruzione e di come, molto spesso, sono i bambini a farci capire cos’è l’integrazione, ma ancor di più ci fanno comprendere cosa sia l’interazione e la fraternità. Nella conferenza è stato anche ricordato Khaled Al Asaad, scrittore, archeologo e traduttore siriano, che ha perso la vita per mano di un gruppo jihadista, per essersi rifiutato di fornire delle informazioni relative ad antiche opere d’arte nascoste. Grazie al suo impegno e alla sua passione, nel 1980 Palmira fu riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità. La figura di Al Asaad è stata scelto per mettere in risalto come l’impegno dei giusti non sia soltanto nei confronti dell’uomo, ma anche della nostra storia, del nostro passato. Il Comitato per la Qualità della Vita ha poi conferito gli ospiti presenti, a coloro che hanno sostenuto le loro iniziative, e ai giornalisti presenti, la pergamena “’A nnate ‘u Bbammine”.

Fiorino siamo oggi qui per gli auguri di fine anno, ma anche per celebrare i Giusti. In un’epoca di grandi smarrimenti, ognuno di noi cosa potrebbe fare per rendere migliore il nostro paese?
“Bisognerebbe insistere di più su un’accoglienza giusta, visto che siamo parlando per l’appunto di uomini Giusti.  Vivendo a Lampedusa, mi rendo conto, che gli sbarchi sono sicuramente diminuiti, però ci sono sbarchi e sbarchi. Ci sono gli sbarchi che arrivano dalla Libia, che sono arrivi di povera gente che hanno mercificato, gli hanno venduto un viaggio e tanti di loro non lo hanno portato a compimento perché gli mettono a disposizione imbarcazione che non sono assolutamente idonei a un attraversamento; poi ci sono gli arrivi dei Nord Africani, di tunisini che arrivano con delle piccole imbarcazioni perché vengono portati fuori da Lampedusa con grandi navi, e questi si presentano sull’isola con soldi in tasca, telefonini di ultima generazione. Reputo che questi non siano migranti, questa è gente che scappa  dalla loro terra perché vuole qualcosa di diverso. Cosa fare? Non possiamo riempire, com’è successo negli anni a Lampedusa. Nel 2011 sono arrivati 9500 migranti. Siamo riusciti con delle manifestazioni prima ad accoglierli, perché in quel momento le istituzioni, sia italiane sia europee, mancavano. E poi abbiamo manifestato perché dovessero portarle via, perché non poteva essere una situazione così di emergenza perché ormai vivevano a Lampedusa. Pensate che noi siamo 6000 residenti e loro erano 9500. Perciò ho voluto un po’ inquadrare questa situazione per dire che comunque non si può riempire una nazione in un controllo, ma soprattutto dovremmo cercare di non farli partire. Non farli partire non perché non gli vogliamo, ma per non farli morire. Noi dobbiamo cercare di aiutarli ad arrivare in Europa, dove loro vogliono andare in modo giusto, responsabile, anziché sfruttare la gente che veramente chiede solo aiuto”
Cosa pensa del decreto sicurezza che ha tagliato i fondi per i centri d’accoglienza che aiutano gli immigrati?
“Dal 2013, quando c’è stata questa tragedia di Lampedusa, vivo questa situazione, diciamo che ce l’ho nel cuore. Le persone vanno salvate e aiutate, ma anche noi siamo riusciti a perdere 400 persone in un notte perché l’indifferenza non gli ha permesso di essere salvati.  Quanto al discorso dei fondi,  mi rendo conto di quello che succede, gli aiuti vanno sempre dati. Sino ad oggi, però, sono stati dati in un modo sbagliato perché io ho il confronto con le persone che ho salvato. Di questi ragazzi nessuno voleva fermarsi in Italia perché mi dicevano quando io mi avvicinavo: “Avete già dei vostri problemi e noi non vogliamo essere un ulteriore problema”. Sono quasi tutti all’estero, nel nord Europa, in Svezia, e sono andato ad aprile a trovarli e loro sono persone come noi. Sono stati accolti, gli hanno dato l’asilo politico in pochi mesi. In Italia c’è gente che sta aspettando da tre quattro anni.Li sono stati accolti, gli hanno fatto studiare la lingua e, dopo i due anni di studio, gli hanno dato un lavoro e la possibilità a chi aveva la famiglia lasciata in Eritrea il congiungimento. Tutto questo in Italia non avviene, c’è gente che ne approfitta di questi migranti, perché i 35 euro al giorno che danno vengono assorbiti dalle associazioni, tante di loro sono perfette e gli aiutano, altre lo fanno per i guadagni e i soldi”.