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Sabato, 22 Luglio 2017
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Sinistra senza popolo

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Chi professa la propria fede verso il campo progressista, dovrebbe leggere l'ultimo libro di Luca Ricolfi: "Sinistra e popolo". Il populismo - e le destre più retrive - occupano la scena politica, arrivano persino al governo delle democrazie, quando le nostre società, per dirla con le parole di Riccardo Lombardi, non sono divenute più ricche essendo diversamente ricche

Dopo il fortunato “Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori”, Luca Ricolfi ci riprova. Con il suo ultimo saggio “Sinistra e popolo”, il sociologo torinese affonda la lama tagliante dell’analisi intelligente e per niente banale, suffragata da dati statistici, nelle contraddizioni sempiterne del movimento progressista. In Italia, come nel resto del mondo occidentale, la gauche ha smarrito la propria identità, ha venduto – come si suol dire – l’anima al diavolo tradendo la sua vocazione a ricercare un giusto equilibrio tra le istanze di giustizia e quelle di liberta. Le due crisi economiche su base mondiale, quella dei primi anni ’30 del secolo scorso, e l’ultima, innescata con i prestiti subprime nel mercato immobiliare statunitense del 2006, sono figlie, ambedue,  di una mancata risposta “da sinistra” ai rivolgimenti carsici della Storia. Populismi e destre retrive occupano la scena politica, arrivano al governo delle democrazie, complicano – e ingarbugliano ulteriormente - la già difficile situazione esistente (si veda il disastro che sta combinando dopo solo pochi mesi dalla sua elezione, un personaggio inquietante come Trump!) quando si è abbandonato ad altri il campo. Con l’arroganza di idee superate e con la smania di mantenere inalterato lo status quo delle posizioni acquisite – e occupate. Depauperamento economico del cosiddetto ceto medio riflessivo e paure innescate dal diverso, con le ondate migratorie che minano gli equilibri di un mondo che stentiamo a riconoscere, hanno visto il pensiero di sinistra esser incapace di elaborare una strategia che non sia la solita litania terzomondista di arcobaleni vari e antagonismi incipriati di radicalismi bacchettoni. E’ riformista una società che sia più ricca, purché diversamente ricca, ammoniva Riccardo Lombardi. Forse è in questo interstizio dell’anima, più che di una semplice piattaforma politica, che risiede il segreto: dotare di buon senso, di studio e approfondimento, di ricerca e innovazione, la nostre risposte alle complessità dell’odierno. Senza finte nostalgie, senza falsi moralismi, senza gabbie ideologiche e sentieri impercorribili. La strada ai Salvini e ai Grillo, per restare ai depensanti di casa nostra, è stata lasciata libera, percorsa per responsabilità nostre. La sicurezza è un tema di sinistra. Le paure diffuse sono un tema di sinistra. Non ci sono tabù. Non esistono ricette facili. Quelle lasciamole ai gretti populisti, a chi ritiene che la sovranità nazionale sia la risposta ai problemi globali.
Se non vogliamo essere degli antipatici da riserva indiana, se il pensiero progressista vuole avere possibilità di non essere spazzato via da una lettura solo capitalistica della contemporaneità, andrebbe letto Luca Ricolfi. L’eresia dei giusti apre le porte sull’eden della libertà.

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