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“QUANDO”

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Il penultimo appuntamento della rassegna culturale promossa e sostenuta dal Comune di Castellaneta, Magna Grecia Awards Fest, ha visto protagonista Walter Veltroni con il suo ultimo romanzo

Ѐ il 1984 e tutta l’Italia piange la morte di Enrico Berlinguer, amato segretario del Partito Comunista, avvenuta durante un comizio a Padova. Ai funerali, celebrati a Roma, prendono parte anche il ventenne Giovanni, protagonista del romanzo, insieme al padre e alla sua fidanzata. Ad un certo punto, Giovanni viene colpito dall’asta di una bandiera, entra in coma e si risveglia nel 2017, quando ha già 53 anni. Al suo risveglio, deve fare i conti con un’Italia completamente cambiata, quasi irriconoscibile, a livello politico, economico, sociale e culturale. Senza dimenticare il progresso tecnologico, in particolare di Internet. Con lui non ci sono più i genitori e la fidanzata Flavia, con cui condivideva la passione politica. Non ci sono più nemmeno gli amici della giovinezza. Ma Giovanni non è solo: ad accompagnarlo in questa “rinascita”, inevitabilmente traumatica ma anche ricca di stupore, troverà una nuova “famiglia”, composta da suor Giulia (pure lei cresciuta in una famiglia comunista), con la quale negli anni del lungo sonno si è creato un legame speciale, Daniela, una psicologa altrettanto speciale e mamma di Enrico, un adolescente, cosciente e saggio, che aiuterà il protagonista a comprendere i tempi nuovi e a usare le nuove tecnologie.
Il titolo è sintomatico dell’importanza che il Tempo assume in questa storia. La storia degli ultimi decenni è una storia densa di cambiamenti che avvengono a ritmi tumultuosi e frenetici in cui all’uomo contemporaneo non viene lasciato spazio di riflessione e margini di dubbio perché tutto è veloce e immediato. “Il dubbio rende l’uomo libero” – sostiene Veltroni durante l’incontro, ma l’uomo di oggi è un uomo solo, o meglio solo in mezzo agli altri, e la dimensione contemplativa è poco sentita e soprattutto cercata. La storia di questo romanzo, allora, diventa la storia di un “parto” in cui il protagonista deve partorire un nuovo se stesso, necessariamente diverso da quello che si è “addormentato” trentanni prima. Giovanni in fondo rappresenta tutti noi, la nostra coscienza, la necessità di fermarsi a pensare, a metabolizzare i cambiamenti, a metterli in discussione perché il lavoro culturale altro non è che il lavoro di ricostruzione del dubbio.