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Ven, Ott

La vida Paz... di Octavio

La vida Paz... di Octavio

Libri

Le donne, le idee, gli incontri epici, la suggestione per la rivoluzione, le gioie, le sconfitte: il racconto di una vita straordinaria, la vicessitudine umana di uno dei più grandi scrittori latinoamericani del secolo scorso. Leggere "Anch'io sono scrittura" ti riscalda l'anima

C’è il Messico nella scrittura di Octavio Paz. C’è il mondo, con i suoi arcobaleni d’incontri. Con le nubi scure dei sentimenti mancati. Ci sono le passioni forti (altrimenti che passioni sarebbero!) che ti rendono vero, reale nonostante le sconfitte patite. I conti tornano sempre quando si vive con slancio il tempo che ci viene assegnato, quando attraversiamo l’epoca capitataci a sorte con l’adrenalina della situazioni irripetibili. In “Anch’io sono scrittura”, uno dei più grandi scrittori sudamericani del ventesimo secolo, attraversa la complessità dell’umano divenire con il dono lieve della parola. La parola-oracolo, la parola-progetto, la parola-rifugio che dispiega i suoi effetti attraverso la poesia: “Incatenato al mio vivere/e staccato dalla vita”. Le donne, la politica, le ideologie con le loro sbornie collettive, le grandi discussioni con Camus in una Parigi ribollente di fermenti surrealisti, la produzione culturale, mai asservita al potere, nel suo Paese, il Messico, crogiolo d’intelligenze irrequiete persuase dal fatto che si potesse cambiare il mondo. La guerra civile spagnola, con il riparo nella casa di contadini a bere del vino, a mangiare del pane raffermo, mentre Valencia è teatro di bombardamenti da parte delle forze nazifasciste. “Io non scrivo per ammazzare il tempo/ e nemmeno per riportarlo in vita/ io scrivo perché il tempo mi viva e mi dia vita”. Amante dello stile, Paz. La scrittura è forma, intaglio di concetti, produzione artistica, che non va sciupata, vilipesa, con la sciatteria di certi letterati improvvisati. Fu tante cose nella sua vita l’autore di un’opera imperdibile: “Il labirinto della solitudine”. Poeta, saggista, scrittore, sceneggiatore di lavori teatrali, politico, ambasciatore in Francia e in India (dove conobbe l’amata moglie) per il suo Paese. Visse negli Stati Uniti, insegnò nelle più prestigiose università, partecipò con entusiasmo alla nascita di riviste e giornali, che abbandonò non appena ebbe avvertito il lezzo maleodorante di un potere onnivoro, incapace di rispettare la libertà e il pensiero non allineato alle mode cogenti. La vita formidabile di un uomo formidabile, innamorato della conoscenza, “perchè il talento senza lo studio perisce…”. Cercò l’assoluto e, a modo suo, seppe anche trovarlo. “Non mi parlò Dio tra le nubi/ tra le foglie del fico/ mi parlò il corpo, i corpi del mio corpo./ Incarnazioni istantanee:/ pomeriggio lavato dalla pioggia,/ luce appena uscita dalle acque,/ l’afrore femminile della pianta/ pelle incollata alla mia pelle:/ succubo!”. Leggere Octavio Paz è un piacere che ti riscalda l’anima.