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"La forma dell'acqua" nella notte degli Oscar

Cinema
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La statuetta per il miglior film va al regista messicano, Guillermo Del Toro. "Da immigrato - dichiara il cineasta - sono portato a considerare l'arte come qualcosa che abbatte le frontiere, anzichè erigerle..."

Nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 marzo, nella splendida cornice del Dobly Theatre a Los Angeles, si è svolta la novantesima edizione degli Oscar che ha visto trionfare non solo bei film, ma ancor di più il valore della diversità e dell’accettare l’altro. Andati in onda su Sky Cinema Oscar Hd e in chiaro su Tv8, gli Oscar sono stati assegnati dall’Academy of motion picture arts and sciences, fondata nel 1927 con lo scopo di sostenere e promuovere il cinema statunitense, premiando i migliori film prodotti durante tutto il 2017, suddivisi in ben 24 categorie. Alla conduzione è stato confermato, per il secondo anno consecutivo, il comico e conduttore della Abc Jimmy Kimmel che, con la sua solita verve ha ironizzato sulla gaffe dello scambio delle buste dello scorso anno e, con una battuta sul film “Chiamami col tuo nome”, ha lanciato una frecciatina al vicepresidente americano Mike Pence riferendosi alla sua omofobia.
La statuetta per il miglior film è stata conquistata “La forma dell’acqua” (“The Shape of water”), decimo film diretto dal regista messicano Guillermo Del Toro, che racconta la storia d’amore tra una creatura anfibia, che gli scienziati studiano in un laboratorio della Baltimora degli anni sessanta, e una mite donna delle pulizie. Una favola sull’amore che abbatte ogni paura del diverso.
Guillermo Del Toro ha vinto anche l’Oscar per la miglior regia e durante il suo discorso ha ringraziato Steven Spielberg e Douglas Sirk, e ha dedicato la vittoria ai giovani e alla capacità della fantasia di raccontare la realtà. Inoltre, il regista messicano ha ricordato le sue origini: “Io sono un immigrato. La cosa più bella della nostra arte è abbattere le frontiere, anziché erigerle”.
L’altro film candidato come miglior film è “Tre manifesti a Ebbing. Missouri”, che porta a casa la statuetta per la miglior attrice protagonista con la magistrale interpretazione di Frances McDormand, che ha parlato di inclusione e parità di salario. Il film, che ha ottenuto sette nomination, racconta la forza e la determinazione di una madre che vuole soltanto avere giustizia per la morte della figlia, rendendo pubblica attraverso tre manifesti la propria rabbia di fronte all’impotenza della legge e delle autorità. Altro Oscar vinto dalla Pixar con il cartoon “Coco” per il miglior film d’animazione, con la regia di Lee Unkrich e Adrian Molina. Attraverso il protagonista Miguel, amante della musica, il film porta sul grande schermo le tradizioni della cultura messicana, mettendo in evidenza la possibilità di ogni bambino messicano di riconoscersi in un personaggio dei cartoon.
C’è anche un po’ d’Italia in questi Oscar, con il film del regista Luca Guadagnino “Chiamami col tuo nome” che ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, scritta da James Ivory. Adattamento cinematografico del romanzo di Andrè Aciman, la pellicola racconta di un ragazzo adolescente che si trova alle prese con il suo primo amore e l’esplosione di un sentimento verso un giovane americano che trova conforto e comprensione nella sua famiglia.
Lo sceneggiatore James Ivory, che a 89 anni è diventato il più vecchio vincitore di un Oscar competitivo,  racchiude il senso di tutto il film nelle parole del suo ringraziamento: “Che sia gay o etero, ognuno di noi ha vissuto il suo primo amore, e tutti siamo passati indenni da queste emozioni grazie alle nostre famiglie”.
Sul palco degli Oscar è salito anche il movimento Time’s Up e, mediante le parole delle presentatrici Anna Sciorra, Ashely Judd e Salma Hayek, hanno ricordato la questione Weinstein raccontando che molte hanno detto la verità, aprendo una nuova strada, e augurando che i prossimi 90 anni possano essere di diversità e uguaglianza. L’edizione di quest’anno degli Academy Awards può essere racchiusa nel concetto di diversità e di accettazione del diverso, che ha avvolto i film e i protagonisti della serata. Basti pensare alla produttrice Darla K. Anderson che ringrazia sua moglie Kori Rae, le vittime di Weinstein che non si lasciano abbattere ma lottano per i loro diritti e per la giustizia. O ancora la scelta di portare al cinema la disabilità, come nel cortometraggio “The silent child”, che attraverso la storia di una bambina sorda riesce a rompere quel silenzio che avvolge il tema, dando speranza a chi vive questa situazione.