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Gio, Lug

“Dall’acciaieria alla fabbrica dei suoni”: la storia di un operaio musicista

“Dall’acciaieria alla fabbrica dei suoni”: la storia di un operaio musicista

Cultura

Mazzotta narra le vicende di un ex tuta blu dell’Italsider impegnato nel seguire il suo sogno

Da operaio della vecchia Italsider ad outsider della musica contemporanea. Questa è la storia di Giovanni Tamborrino, ex tuta blu del siderurgico tarantino che, con impegno e dedizione, è diventato uno dei più noti e talentuosi musicisti contemporanei. Una storia vera racconta da Francesco Mazzotta nel libro "Dall’acciaieria alla fabbrica dei suoni ", edito da Zecchini Editore, presentato per la prima volta a Taranto al Teatro Fusco martedì 2 aprile. Un evento promosso dagli Amici della Musica “Arcangelo Speranza” e dalla Libreria Dickens.

L’autore ripercorre in modo avvincente le vicende umane e artistiche di un performer assolutamente originale, ma anche un compositore visionario profondamente legato alla propria terra. Nato a Laterza, dove vive, Giovanni Tamborrino a soli diciassette anni diventa un operaio del siderurgico all’inizio degli anni settanta, ma in testa ha solo la musica. Realizza il suo sogno, e nel giro di poco tempo, da batterista di musica leggera nei locali di provincia diventa il percussionista di Luciano Berio, Sylvano Bussotti e Franco Donatoni, mostri sacri dell’avanguardia colta.

Attratto da Carmelo Bene e dalla sua lezione sulla phoné, (dove non conta più la rappresentazione scenica ma l’apparizione fonica ndr), Tamborrino riscrive i codici del teatro musicale contemporaneo attraverso il linguaggio personalissimo dell’Opera senza canto, una vera e propria innovazione nel campo del teatro contemporaneo, celebrata da importanti istituzioni come l’Università di Bologna e il Teatro alla Scala.

Ritroviamo ancora la fabbrica con “Mare metallico”, col quale consegue il Premio Abbiati nel 2013, l’Oscar della musica classica, in ricordo del suo passato da operaio e dedicato alla sua città, schiacciata tra lo stabilimento di oggi e la vecchia Italsider, laddove l’ex tuta blu osservava sbigottito le colate d’acciaio ed immaginando di fondere la musica in una personale fabbrica di sogni.

Molti i virgolettati, tra diari e notazioni, che raccontano la vita nell’acciaieria, ma anche il legame con gli zii con cui trascorreva le vacanze da ragazzino. Mazzotta narra non solo la storia di un riscatto, ma anche di un antiaccademico protagonista della scena musicale contemporanea capace di operare, da meridionale, una riflessione su un Sud che non si fa trascinare dalla storia negata, ma al contrario ne scrive una propria.