Il Rock “ambientalista” degli Aeren

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“Breath of Air”: l’ultimo singolo della promettente band tarantina in attesa dell’album che uscirà il 6 marzo. Il video è stato girato interamente nella città dei due mari

Di band emergenti in Italia ce ne sono tante, ma che si tratti di Rock o di Pop, spesso, a far da padrona, è una totale mancanza di contenuti. Parliamo di quel messaggio sociale, politico, sentimentale, o semplicemente artistico ancorché non “impegnato”, al quale era abituato l’orecchio anche dei più distratti ascoltatori fino a quindici o venti anni fa: fu proprio a ridosso dei Duemila che ebbe inizio un’odiosissima burocratizzazione della musica, fra (ir)reality show, produzioni in serie delle major, ed uno sfortunato ricambio generazionale non sempre degno dei suoi antenati.
Proprio per questo, è bene puntare i riflettori su chi ha ancora qualcosa da dire, e vuole farlo attraverso la musica.
Il nuovo singolo degli Aeren uscito lo scorso 27 dicembre s’intitola “Breath of Air”, primo estratto dall’album “Breakthru” acquistabile dal prossimo 6 marzo. La band tarantina a voce femminile è già nota per la pubblicazione dell’omonimo EP del 2015, e per i concerti tenuti in Puglia e non solo.
"Il sound del brano è un mix di energia pura derivante dall’Alternative Rock anglofono degli anni ’90, e dal Punk Rock Americano dei primi 2000, con un’introduzione “Prelude”, di stampo classico e orchestrale, a spiegare una tematica tutt’altro che leggera: doversi separare dalla terra che si ama per tentare di fuggire dall’inquinamento. Genitori che vedono felici i propri figli vivendo altrove, lontani da questo male; l’impotenza dinanzi alle conseguenze dell’inquinamento sulla salute; ma al contempo non smettere mai di lottare, e fare in modo che questa problematica non diventi mai irreversibile, sensibilizzando gli ascoltatori verso una maggiore tutela dell’ambiente in cui viviamo". A parlare è il chitarrista della band, Simone D’Andria, che prosegue: "Dal punto di vista musicale, “Breath of Air”, è stato scelto come primo singolo ufficiale dell’album, poiché perfettamente rappresentativo della forza di un sound incalzante, intenso e melodico, che vuole infondere nell’ascoltatore la giusta energia per affrontare una difficoltà di questo calibro.
Nel futuro album non mancheranno di certo brani più introspettivi, distensivi, leggeri, e più intensi, promettendo una varietà di atmosfere ed influenze dalle dinamiche variegate, a seconda delle tematiche toccate, come in una sorta di percorso interiore “tutto da seguire”.
Il video è stato girato interamente a Taranto (TA), prodotto da Oniris Pictures e diretto dal regista Pietro Cinieri. La traccia audio è stata mixata presso lo StudioGaudio di Taranto, e masterizzata da Giovanni Versari presso “La Maestà mastering” di Forlì-Cesena (vincitore di un Grammy Awards per il mastering dell’album dei Muse “Drones”)".
È qui che si può azzardare un passaggio dall’Alternative Rock ad un nuovo sottogenere: si può forse parlare di Green Rock? Il nuovo millennio ha raffinato le tecniche audiovisive, ma ci ha portato via quell’aurea sessantottina in grado di trascinare intere folle con riff come quelli di “(I Can’t Get No) Satisfaction”, “Another Brick in the Wall”, “Smoke on the Water”, “Another One Bites the Dust”, “Heroes”, “Smells Like Teen Spirits”, “Whole Lotta Love”, e chi più ne ha più ne metta. In Italia, certo, le cose erano un po’ diverse: ma non valsero meno i romantici giri d’accordi gucciniani, piuttosto che le eteree atmosfere della PFM, o il “Tarumbò” di Pino Daniele. Insomma, i rockettari di oggi forse si sono ammorbiditi rispetto agli “Easy Rider” dello scorso secolo, ed anziché parlare di sesso, droga, Rock and Roll, o di rivolte e sovversioni, si fermano a riflettere più approfonditamente su tematiche sociali come quelle relative all’inquinamento ambientale. Da ciò può derivare quest’espressione di Green Rock: un Rock arrabbiato ma riflessivo, che oltre a lanciare un messaggio sociale, cerca di non abbandonare le atmosfere Alternative alle quali siamo ormai abituati. Green perché si tratta di un Rock che nasce e cresce nel disordine provocato dal costo di due centesimi dei sacchetti biodegradabili dell’ortofrutta, ma che ne comprende la convenienza umana sopra ogni altra cosa: il fine prima dei mezzi. Una bella prova per gli Aeren, e per Simone D’Andria, che a proposito del video, all’interno del quale possiamo notare anche alcune riprese raffiguranti l’industria siderurgica tarantina, precisa:"Il fatto che ci sia questo fiore che si apre durante la parte dell’assolo di chitarra, e la consegna dello stesso alla bambina come segno di guarigione in un passaggio dal bianco e nero ai colori, sta ad indicare il messaggio morale che vogliamo mandare: la speranza c’è sempre; l’importante è crederci e lottare senza se e senza ma".

Link del video: https://youtu.be/gafUKPnWmLs