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Mar, Nov

Chiusura della stagione con «Bach 3.0»

Chiusura della stagione con «Bach 3.0»

Musica

Dall’incontro tra i due musicisti, il tastierista Jacopo Raffaele e il trombettista Vincenzo Deluci, è nata l’idea di uno spettacolo nel quale la celebre pagina bachiana viene proiettata nel futuro esplorando mondi sonori possibili

Chiusura dei «Concerti nel Chiostro», venerdì 22 giugno, alle ore 21, nell’ex Convento di Sant’Antonio a Taranto, con un progetto sull’universo delle Variazioni Goldberg dal titolo «Bach 3.0» che vede insieme il tastierista Jacopo Raffaele e il trombettista tetraplegico Vincenzo Deluci, tornato a suonare lo strumento - dopo l’incidente stradale del 2006 - grazie all’utilizzo di una slide trumpet. Dall’incontro tra i due musicisti è nata l’idea di uno spettacolo nel quale la celebre pagina bachiana viene proiettata nel futuro esplorando mondi sonori possibili in una continua ricerca dell’atmosfera e del suono giusto per ogni variazione.
Dunque, ultimo appuntamento della rassegna inserita nella 74a Stagione degli Amici della Musica Arcangelo Speranza e programmata nell’incantevole cortile dell’ex Convento di Sant’Antonio, dove la musica di qualità sposa la bellezza di uno dei luoghi più affascinanti di Taranto, per un connubio artistico che vede insieme gli Amici della Musica Arcangelo Speranza e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.
Tra il 1741 e il 1745 Bach compose un’aria e trenta variazioni divenute un monumento della cultura occidentale per complessità matematica, invenzione musicale e virtuosismo strumentale. Un’opera che vanta forse centinaia tra interpretazioni, trascrizioni e rivisitazioni. Si spazia dal rigore della prassi storicamente informata alla fantasia dei jazzisti. Il fascino delle Goldberg è nella loro capacità di trasportare l’immaginazione verso mondi sempre nuovi e sorprendenti, parlando tanto all’emozione quanto alla ragione. E partendo sempre da un unico, semplicissimo tema: una linea di basso di otto note. Questa infinita ricchezza non cessa di rappresentare una sfida per ascoltatori e musicisti dei giorni nostri. Jacopo Raffaele, nel giorno in cui ha deciso di mettersi a studiare le Goldberg, non disponeva di un clavicembalo ma di un pianoforte digitale e due sintetizzatori. L’idea di questo spettacolo è nata così, giocando con le possibilità e i limiti degli strumenti, alla ricerca continua dell’atmosfera, del suono giusto per ogni variazione. In seguito, con l’aumentare della complessità del gioco, si è imposta la necessità di un secondo elemento che potesse riempire i silenzi tra una variazione e l’altra, tra un suono e l’altro, ed espandere questo universo non solo dal punto di vista sonoro, ma anche aprendo le porte alla magica dimensione dell’improvvisazione. Da qui l’idea di coinvolgere Vincenzo Deluci, dopo un incontro a Ginevra, nel 2015, grazie al comune amico e collega Massimo Pinca che li aveva invitati a partecipare al suo progetto Frères de voyage. Da allora non hanno mai smesso di cercarsi. Sino ad approdare a «Bach 3.0», il passato che si spinge oltre il futuro.