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Lun, Gen

Alla tua, Director

Idee

Nove gennaio: nove anni di CosmoPolis. Cominciò correndo. Continua sognando

NOVE ANNI, che mi prenda un colpo. La vida es un ratico, un attimo, cantava Juanes. Ma il primo a dirmela fu Vincenzo Carriero, el Director, che di cose sudamericane se ne intende come un maori di tatuaggi. Appena più nobilmente (ma appena), lui citava Galeano. Una delle tante che nascevano, partivano, fuggivano e sfuggivano, s’impennavano e ci ricadevano in testa, mentre correvamo insieme sulla strada ineffabile, muretti a secco e topi volanti, volpi maligne e ricci suicidi, ramarri pigri e bellezze attillate che avevano (hanno) occhi soltanto per lui, mai per questo rachitico vecchio, sulla strada ineffabile – dicevo – che mena al cimitero di Crispiano. Resurrecturis. Semper, accidenti. Scherzavamo, per esorcismo: tanto vale andarci incontro, al cimitero, ma per sudare, con i pantaloncini. C’è tempo perché lui venga incontro a noi.
Autunno del ’10. Ah, mi scuso per questa narrazione così personale. Non me la sarei neanche sognata, ma è lui che me ne ha chiesta una, per anniversario, per un compleanno che è (credo) diverso dagli altri, che certifica l’ennesimo taglio di un traguardo che pareva inosabile e che è invece sempre e solo il penultimo. Non ho tutta quella fantasia che si aspetterebbe da me.
AUTUNNO del ’10, perciò. Tanto per cambiare, correvamo: la parte creativa dei nostri delirii. Vincenzo era fresco reduce dall’amara chiusura della ‘Voce del Popolo’, la storica testata che aveva a più riprese tentato la rinascita (Resurrecturis) e che aveva fallito anche questa, per inciso bidonando al mio amico anche un bel po’ di mensilità. Amarezza ironica e doppia, pensai: lui è la degna prosecuzione che così cara sarebbe stata al nostro idolo, Totò Rizzo, simbiotico con quel glorioso giornale e irripetibile penna di polemica e integrità. Vabeh. Amo la carta, mi disse Vincenzo, là nasco e rimango: ma il futuro è online, anzi già il presente. Perché? Perché cambia il mondo. Cambiamo noi. Cambia il nostro modo di leggere e la nostra voglia di capire, di informarci. Perché, scusa se è poco, una testata online costa cento volte meno.
Sì, convenni: a patto di farsi un culo così.
Sì, convenne. In settimana vado a registrarla.
TRECENTO contatti al giorno il primo mese, anche il secondo. Trecento euro di pubblicità al mese, anche il terzo e il sesto. Pubblicità che Vincenzo andava a prendersi di persona, direttore, editore, redattore, titolista, impaginatore e agente commerciale del suo mestiere di cromosomico giornalista: cioè del suo sogno.
Poi, pian piano, la curva smise d’essere curva, e aggiornò il grafico. Non ho i millimetri della cronistoria, neanche sta a me: ma oggi Cosmopolismedia.it, il Giornale dei Popoli Mediterranei, che si chiama così perché solo i poveri di spirito campano nel, del proprio cortile, conta tre milioni di contatti l’anno, dipendenti contrattualizzati, una web tv, dirette fb di due dicasi due trasmissioni settimanali, una di sport e una di politica; e presentazioni, manifestazioni, proposte, tavoli e non tavole per le pizzelle dei Confratelli, e tanto, tanto altro ancora. Intorno, avete un’idea? Ne ho scritto abbastanza, vi lascio ai vostri occhi: il giornalismo, qui e non solo qui, chiude. Muore di sé stesso. Cartaceo, televisivo. Cercate inoltre col lanternino, se avete tempo da perdere, esempi analoghi nell’online: durata, qualità, contenuti. Inutile.
Perché sì, qualità e contenuti. Questa non è mai una guerra persa. Un giorno me ne segnai una di Dany Laferriére, da ‘Diario di uno scrittore in pigiama’: “Qualsiasi storia è stata già raccontata, è vero: ma non da te”. Ci ho ripensato correndo, un paio di giorni fa, stavolta da solo, tenendomi lontano dal cimitero con la scusa del vento contro. Passione, crederci, sbreccarsi i gomiti per un’idea che ci fa da autista e da passeggera, confortandoci e giudicandoci mentre viviamo con lei: una compagna. Sì, ripeteva Juanes, la vida es un ratico. Però poi, quando la finiva di somigliare a un disco rotto, il tipo ne diceva anche un’altra. Traduco: che cambi tutto, ma non l’amore.
Allora alto il boccale, y suerte siempre. Ai prossimi novantanove.