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Mar, Apr

La solitudine del riformista

La solitudine del riformista

Idee

Nella giornata di ieri, il 19 marzo del 2002, a Bologna veniva ucciso dalle Brigate rosse Marco Biagi. Un giuslavorista di formazione socialista. Un positivista della scienza del diritto. Alle Brigate rosse e a tutti i conservatorismi, di destra così come di sinistra, non sono mai piaciuti i gradualisti: coloro che attuano riforme attraverso la conoscenza e la sensibilità etica. Con pragmatismo e modernità. Per questi delinquenti e frustrati ideologici, chi non si può affrontare nel mare aperto delle idee va semplicemente cancellato

Nella giornata di ieri, il 19 marzo del 2002, a Bologna veniva ucciso dalle Brigate rosse Marco Biagi: professore di Diritto del lavoro e consulente del Ministro. Marco Biagi stava rientrando a Bologna da Modena dove aveva tenuto una lezione all’università. Raggiunta Bologna in treno, dalla stazione ferroviaria percorse le vie del centro della città emiliana con la sua bicicletta verso Valdonica, dove viveva con la moglie e i due figli. Sotto casa lo aspettavano due persone armate pronte ad ucciderlo. Sono passate da poco le otto di sera. Cinque dei sei colpi di pistola esplosi raggiunsero Marco Biagi, ferendolo a morte. Mentre i soccorsi e le forze dell’ordine si precipitarono sul posto, gli assassini fuggirono via facendo perdere le loro tracce. E dopo due giorni, il 21 marzo, venne diffuso via e-mail un comunicato con il quale si rivendicava l’omicidio. Marco Biagi non aveva scorta, eppure era impegnato come consulente dell’allora ministro del Lavoro, Maroni, e del presidente della Commissione Ue: Prodi. Ho conosciuto Biagi nel 1996 a Bologna, città nella quale amministravo una Casa di cura. Il mio amico, professor Ivo Colozzi, mi chiese di tenere – nella scuola di specializzazione in Diritto del lavoro – un corso sul tema: “Relazioni industriali comparate”. Ed il sottoscritto, da giuslavorista formatosi alla scuola barese dei Giugni e dei Veneto, contattai Marco, socialista e cattolico come me, per confrontarmi e cogliere spunti interessanti di riflessione. Biagi era un giuslavorista che guardava al diritto comparato, alle relazioni industriali, ai contratti collettivi e alla legge pattizia posta in essere da corpi sociali ed intermedi. Da quel confronto allestii il mio programma formativo ed il corso ebbe un buon successo. La notizia della sua morte mi fece piangere. Chi si occpa del lavoro – e dei suoi possibili cambiamenti – è da sempre colpito da conservatori e reazionari ottusi. Anche, se non soprattutto, da un certo conservatorismo oltranzista di sinistra. Le idee di Biagi hanno formato centinaia di studiosi. Oggi, la Legge Biagi (è la prima volta che una legge prese il nome di un consulente, in luogo di un politico o di un ministro) , è norma espressiva del cambiamento in atto. E il diritto del lavoro è cambiamento continuo, adattamento alle mutate condizioni di contorno. Chi, come me, si occupa di formazione in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, deve un grande contributo all’opera e al pensiero di Marco. Una luce sempre forte e luminosa lungo il percorso del progresso scientifico e umano.