BREAKING NEWS
Giovedì, 21 Settembre 2017
ZONA AD ECONOMIA SPECIALE A TARANTO. DeLorenzo (M5S): La Regione escluda le industrie inquinanti dagli incentivi

TORCE, FORCHE, ROGHI E ALTRI BALOCCHI PER ANALFABETI FUNZIONALI

Idee
Typography

Ecco perchè in Italia per fare cultura devi essere votato al martirio

Sono un ragazzo che sognava di guadagnarsi da vivere con la scrittura. Fino a qualche mese fa scrivevo su un giornale online e, insieme a degli amici, gestivo un blog. Senza velleità da premio Pulitzer, cercavo di raccontare con ironia quello che mi accade intorno. 

Da qualche tempo, ho fatto caso ad un alcune dinamiche che mi hanno fatto riflettere e che hanno minato la mia voglia di scrivere, o quantomeno di rendere pubblico quello che scrivo. Sono giunto alla conclusione che l'Italia è diventato un paese in cui tra i bisogni primari - insieme a mangiare, scopare e dormire - c'è anche quello di esprimere un'opinione. Che detta così sembrerebbe anche una cosa buona, ma non lo è, perchè spesso l'opinione espressa è rozza, parziale e priva di alcun fondamento. E allora "l'opinione", oggetto del sacrosanto diritto, non è più tale, si trasforma in un ciarlare a vanvera, che, per come la vedo io, non è meritevole di tutela.
Ma gli italiani non la pensano così.

Commentano, sempre e comunque, spesso, con la cognizione di causa di un palo della luce. Non solo, hanno perso la capacità di comprendere un testo, di cogliere l'ironia, di circostanziare una notizia. Nel calderone dei social network le opinioni vengono tagliate con l'ascia e non più con il bisturi. La platea dei commentatori facebookiani è composta al 90% da gente che si limita a insultare/deridere/minacciare il politico di turno o la carovana di migranti appena sbarcati. Quello che conta è bastonare, a casaccio, il capro espiatorio del momento.
E questo clima mi fa paura.

Secondo un'indagine dell'OCSE, l'Italia è al secondo posto nella classifica europea dell'analfabetismo funzionale, con un tasso del 28%. Questo significa che un italiano su quattro non è in grado di capire le istruzioni dello smartphone o di elaborare le informazioni presenti in una pagina web.
Un popolo che nonostante quest'handicap picchia alla cieca sulle tastiere, si informa tramite i meme, legge solo i titoli e tralascia gli articoli. E commenta. Con l'acutezza di una mietitrebbia.

Basta aprire la sezione commenti di qualsiasi post di Repubblica o del Corriere (ma anche, spesso, di GialloZafferano) e ci si trova proiettati in un'atmosfera medievale in cui la folla brandisce forconi e torce, insulta, sfregia, minaccia, utilizzando casualmente gli apostrofi e ostentando una consecutio temporum che farebbe arrossire Aldo Biscardi.
E questo mood non è una caratteristica propria soltanto dell' "uomo della strada" (mitica figura fumosa, invocata ad ogni piè sospinto da sociologi da talk-show pomeridiano di RaiUno). Questo attegiamento sta diventando un brand inconfondibilmente italiano, un tic che contagia sia la canonica "casalinga di Voghera" che il vicepresidente della Camera (uno a caso, eh).

D'altra parte, perchè stupirsi se il pensionato incazzato o l'accanito frequentatore di sale VLT vomitano bile e complottismo sotto la ricetta delle linguine all'astice, quando la scena politica italiana è dominata da personaggi che di questo trionfo di pressapochismo ne fanno il loro grimaldello?
L'abito mentale dell'analfabeta funzionale è diventato anche quello del politicante e viceversa. Ci sono campagne elettorali che vivono soltanto di slogan da Bar dello Sport, di caps lock, di punti esclamativi. Giustizialismi esasperati. Sospetti. Complotti." VERGONNIA!!!!1!!!1111!! LADRI!!!!!!!!!11!! AKKASA!!!!!!!!!!!!11", quando va bene. Anatemi e tumori pronosticati, quando va male. E tutto questo si trasferisce da Facebook alle piazze, da Twitter ai gazebo per raccogliere le firme, in un cortocircuito di populismo.
Tentare di fare informazione (azzarderei "cultura", ma ho paura ad usare termini del genere su internet) in questo clima è come presentarsi al rogo di propria sponte, con la folla armata di torce e forconi pronta a darti fuoco al primo congiuntivo azzeccato. Perciò sono giunto alla conclusione che per scrivere, in Italia, devi essere votato al martirio. Non ne vale la pena, far la fine di Savonarola per quattro righe su un blog del cazzo.