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Domenica, 22 Ottobre 2017
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Il Veltroni che è in te

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Non è il Veltroni che è in Veltroni a procurare un malcelato fastidio, ma il Veltroni che è in me. Il buonismo che si fa calcolo politico, la falsità reiterata che si sostitusce alle categorie della vita. Imbarazzante! Doveva andarsene in Africa gia una decina di anni fa e, invece, ce lo ritroviamo ancora tra i piedi

Non è il Veltroni che è in Veltroni a procurare un malcelato fastidio, ma il Veltroni che è in me. In te, forse. In noi tutti, con molta probabilità. Quella propensione melliflua con la quale l’ex sindaco di Roma e segretario del Partito Democratico discetta su tutto e il contrario di tutto. Nessuno come lui padroneggia l’intero scibile umano. A metà tra un’enciclopedista e un logopedista. Un giorno intervista per il Corriere dello Sport Gigio Donnarumma e l’altro firma su la Repubblica un articolo sulla possibile, auspicabile svolta ecologista dei Democratici (peccato che negli effetti del global warming non figuri l’Ilva!). Che bravo! Quanta versatilità! Un vero intellettuale: più di Pasolini e Moravia messi assieme. Palle e balle, fa lo stesso. Balle e palle, anche, per non farsi – e farci – mancare nulla. Un buonista a tutto campo il nostro Walter, inconsistente, a tratti fastidioso, come solo i buonisti sanno essere con la loro carica micidiale d’ipocrisia. Uno che doveva occuparsi di Africa, persino andarci a vivere,  dopo ben due mandati passati al Campidoglio, ce lo ritroviamo ancora tra i piedi. Nel frattempo è anche passato per la segreteria nazionale del Pd e sappiamo com’è andata a finire. Perse in malo modo la sfida con Berlusconi per la guida del Governo e ridusse quel partito ad un arcipelago del nulla, nella virata cattocomunista che volle imprimergli. Il discorso del Lingotto non fa testo, fingeva anche li per mero calcolo politico-buonista. Un perdente di successo, insomma. Petulante e noioso. Uno di quei personaggi cari ai tanti Fabio Fazio che si aggirano, con fare sacerdotale e pinguedine moralistica, sul corpo molle di un Paese sempre più contento nel farsi fregare. Con i bei concetti – e le cattive azioni – fai soldi, tanti soldi. Specie poi quando hai la faccia del bravo ragazzo. La nostra, si sa, è una nazione che ama le facce da bravi ragazzi. Peggio delle teche Rai, c’è lui (Veltroni). Più di techetechetè, c’è sempre lui (Veltroni). Una sorta di trasmissione a reti unificate. Un’ossessione sinistra che funesta il nostro sonno.
E’ il Veltroni che è in noi a preoccuparmi, lo ripeto. Quella propensione a sparare cazzate in un intingolo di buone – e false – intenzioni.



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