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Mar, Ott

Disciplina delle intercettazioni: varato il nuovo decreto

Disciplina delle intercettazioni: varato il nuovo decreto

Idee

Una importante innovazione è rappresentata dal fatto che le operazioni di acquisizione delle conversazioni e delle comunicazioni utilizzabili sono riservate alla fase delle indagini preliminari e ciò sulla base di una articolata procedura caratterizzata  dal contraddittorio tra le parti. Con tali  modalità  è certamente meglio garantito il rispetto del principio della riservatezza e la perizia trascrittiva, eventualmente da richiedere in sede dibattimentale, non potrà che avere ad oggetto le conversazioni rilevanti con esclusione di quelle confidenziali o di rilievo strettamente personale (...)

Il Governo, nell’ ultimo consiglio dei ministri di domani, dopo l'esame delle commissioni giustizia per i pareri di competenza, varerà definitivamente il decreto legislativo che attua la delega in materia di riforma della disciplina delle intercettazioni.
Da una prima lettura del nuovo testo normativo è possibile trarre un primo segnale positivo rappresentato dal definitivo abbandono del “leitmotif” di precedenti disegni di riforma tutti fondati sul presupposto di un asserito ma inesistente abuso del ricorso alle intercettazioni con l’evidente ed esclusivo intento di delegittimare l’operato della magistratura nel suo complesso. E questa è già una novità della quale è giusto prendere atto.
Si è, inoltre, confermato il ruolo delle intercettazioni come fondamentale strumento di indagine e lo scopo perseguito dal nuovo apparato normativo appare chiaramente proteso a salvaguardare le esigenze di tutela della riservatezza, escludendo ogni riferimento a persone solo occasionalmente coinvolte dall'attività di ascolto, nella prospettiva di impedire l'indebita divulgazione di fatti e riferimenti a persone estranee alla vicenda oggetto dell'attività investigativa. A tali fini, la novella normativa ha come dato positivo quello di avere sostanzialmente codificato alcuni principi a cui si erano ispirate le circolari emanate da numerose  Procure della Repubblica tutte sensibili proprio all’ esigenza di evitare l’ inserimento, nelle note informative della polizia giudiziaria e negli atti cautelari, del contenuto di conversazioni manifestamente irrilevanti e manifestamente non pertinenti rispetto ai fatti oggetto di indagine.
A ben vedere, già in precedenza, era costantemente seguita la prassi per la quale la polizia giudiziaria procedeva alla trascrizione, per riassunto o in forma integrale, delle conversazioni captate ma solo e soltanto  di quelle il cui contenuto era di interesse per le indagini con esclusione delle conversazioni di rilievo strettamente personale. Ciononostante, era stata lamentata la frequente diffusione di conversazioni che con le indagini non avevano nulla a che fare e, proprio per fare fronte a tali forme di degenerazioni da ritenersi del tutto patologiche, il Legislatore ha ritenuto di intervenire con la nuova normativa inserendosi nel solco che già in precedenza era stato tracciato dalle Procure della Repubblica. E’ stato così introdotto in maniera esplicita il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni irrilevanti per le indagini nonché di quelle concernenti dati personali definiti sensibili dalla legge (opinioni politiche o religiose, sfera sessuale, dati relativi alla salute) ponendo a carico della polizia giudiziaria l’obbligo di coinvolgere il pubblico ministero, unico deputato ad assumere una decisione definitiva, nei casi di dubbio sulla rilevanza della conversazione.
Una importante innovazione è rappresentata dal fatto che le operazioni di acquisizione delle conversazioni e delle comunicazioni utilizzabili sono riservate alla fase delle indagini preliminari e ciò sulla base di una articolata procedura caratterizzata dal contraddittorio tra le parti. Con tali  modalità  è certamente meglio garantito il rispetto del principio della riservatezza e la perizia trascrittiva, eventualmente da richiedere in sede dibattimentale, non potrà che avere ad oggetto le conversazioni rilevanti con esclusione di quelle confidenziali o di rilievo strettamente personale, con un definitivo superamento della prassi fino ad oggi largamente diffusa caratterizzata dalla trascrizione di tutto il materiale intercettato senza nessuna forma di selezione con una palese compromissione della privacy.
Sempre a presidio della riservatezza, con una disposizione tesa ad incidere sulla tecnica redazionale degli atti cautelari ed a condizionare, seppure implicitamente, anche le modalità di stesura delle informative di polizia giudiziaria, si è previsto che il pubblico ministero ed il giudice, nella richiesta e nell'ordinanza cautelare, dovranno riportare ove necessario soltanto i brani essenziali delle comunicazioni e conversazioni intercettate. Francamente tale disposizione appare priva di senso.
Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa dello schema di decreto legislativo, la ratio della disposizione sarebbe quella di evitare la esposizione di “atti attraverso i quali è altamente probabile che possano essere diffuse notizie sui contenuti intercettativi pur quando non siano di diretta pertinenza, nell'ambito dell'essenzialità, ai fatti oggetto di prova, beninteso di tipo indiziario”.
E’ del tutto evidente, però, che il  legislatore con tale prescrizione ha omesso di considerare che l’ipotizzato pericolo della diffusione di notizie che non siano di diretta pertinenza, nell'ambito dell'essenzialità, ai fatti oggetto di prova ha già il suo antidoto nell’espresso divieto di trascrizione delle conversazioni irrilevanti considerando anche che il giudice, richiesto dell'emissione di un'ordinanza cautelare, è tenuto alla restituzione al pubblico ministero delle conversazioni inutilizzabili o irrilevanti che siano state allegate alla richiesta e, ove in questa riportate, dovrà invitare il pubblico ministero ad espungerle.
Ed inoltre, una conversazione rilevante è anche essenziale e la distinzione appare frutto di puro bizantinismo. Cionondimeno, è possibile interpretare la disposizione nel senso che essa si pone come un utile criterio finalizzato solo ad orientare la tecnica espositiva degli atti cautelari per evitare il ricorrente e ormai patologico ricorso al c.d. “taglia ed incolla” con una pericolosa, sovrabbondante e spesso acritica trasposizione del contenuto delle informative di reato dapprima nelle richieste del pubblico ministero e, poi, nelle ordinanze cautelari del giudice delle indagini preliminari.
Altra osservazione si impone con riferimento alla procedura di acquisizione delle conversazioni intercettate che siano state poste a fondamento di una misura cautelare e perciò stesso acquisite al fascicolo del pubblico ministero. In tale ipotesi, infatti, salvo modifiche dell’ultima ora, è previsto per il difensore il divieto di avere copia dei verbali di trascrizione delle conversazioni intercettate ma gli è consentito l’accesso alle registrazioni che possono non solo essere ascoltate ( il che è ovvio) ma anche essere trasposte su idoneo supporto.
Quanto prescritto rappresenta una contraddizione in termini atteso che il divieto ha ad oggetto un minus mentre il consentito ha ad oggetto un maius e la contraddizione, fermo restando il sacrosanto diritto del difensore ad avere una autonoma disponibilità  delle conversazioni (ovviamente solo di quelle acquisite, rilevanti ed utilizzabili) è del tutto priva di giustificazione. E’ auspicabile, pertanto, che in sede di approvazione definitiva del decreto legislativo, venga posto rimedio a tale stortura recependo il parere in tal senso espresso dalle camere.
Un interrogativo, comunque, rimane ed è quello relativo alla individuazione del luogo in cui il difensore dovrebbe procedere all’ascolto delle conversazioni per individuare quelle che, non contenute nell’elenco formato dal pubblico ministero, potrebbero essere utili a fini difensivi.
Degno di nota è il fatto che la riservatezza delle comunicazioni tra avvocato difensore e assistito è rafforzata in quanto il divieto, già previsto, di attività diretta di intercettazione nei confronti del difensore, con conseguente inutilizzabilità delle relative acquisizioni, è ampliato prevedendo che l'eventuale coinvolgimento, in via anche solo occasionale, del difensore nell'attività di ascolto legittimamente eseguita, non possa condurre alla verbalizzazione delle relative comunicazioni o conversazioni.
Una novità assoluta è, poi, quella che permette ai rappresentanti della stampa di accedere direttamente agli atti depositati e quindi pubblici, anche se si tratta di ordinanze di custodia cautelare. Si tratta di un accesso diretto senza intermediazione di nessuno (né di pubblici ministeri, né di avvocati) e questo permetterà una maggiore trasparenza del lavoro dei giornalisti che non dipenderà più dalle parti del processo, con i conseguenti condizionamenti.
La nuova normativa  inserisce, inoltre, nel codice penale un nuovo reato, perseguibile a querela, consistente nella «diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente». La norma tuttavia, esclude la punibilità se la diffusione delle riprese o delle registrazioni deriva in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l'esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.
Ed infine, con riferimento all’utilizzo dei c.d. trojan o captatori informatici che vengono immessi nei dispositivi elettronici portatili, appare condivisibile l’intento di intervenire per regolamentare uno strumento largamente diffuso nella realtà investigativa.
Meno condivisibile appaiono le limitazioni poste al ricorso a tale strumento di  indagine soprattutto con riferimento ai più gravi reati contro la pubblica amministrazione. E le limitazioni non sono compensate dall’equiparazione di detti reati a quelli in materia di criminalità organizzata attraverso la previsione di presupposti meno restrittivi per attivare le intercettazioni che potranno essere autorizzate sulla base di sufficienti ( e non gravi) indizi di reato e sulla base della necessità (e non della indispensabilità) per lo svolgimento delle indagini.