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Ven, Nov

Catone l'evacuatore

Catone l'evacuatore

Idee

Arriva dal Prof. Emerito Umberto Ruggiero, dalle colonne della ‘Gazzetta’, la Soluzione delle soluzioni: basta sloggiare il quartiere Tamburi. A Miami Beach? A Copacabana? Non si sa e non importa, l’importante è che la colpa sia delle vittime. “Perché nessuno ci ha mai pensato?”. Tranquillo, o Magnifico, c’è un illustre precedente: mandatevi qualche whatsapp con le faccine

CATONE IL CENSORE doveva avere esaurito da tempo gli ammortamenti del sesso, ci sta che la buona tavola gli si scontrasse con le flatulenze della duodenite ed è anche possibile che le cepòdde lo facessero camminare come un ballerino a cui sparano tra i piedi. Ammettiamo pure che il caratteraccio non favorisse la distensione. Sta di fatto che, per ben otto anni consecutivi, dal 157 al 149 a.C., egli concluse ogni suo santo discorso in Senato con la celebre Delenda Carthago, ossia Cartagine va distrutta; non avesse tirato le cuoia, avrebbe continuato sino alle trombe del Giudizio o sino a un calcio in culo di quelli benedetti. Era il suo mantra, ma soprattutto la sua proverbiale soluzione ai problemini di politica estera che in quel periodo Roma si portava appresso. Il mantra del reincarnato neoCatone, Prof. Ing. Umberto Ruggiero, classe ’27, Emerito per Letizia e investitura della ministra Moratti dal 2004, fondatore, docente e poi Rettore del Politecnico di Bari (’90 e ’94), con distruzione fa rima: evacuazione. Lui però non sta con gli elefanti né ce l’ha con Cartagine, e venendo a noi non si azzarda a puntare il dito sull’Ilva, archiviatane con scontatezza quasi infastidita l’incidenza inquinante: ce l’ha con il quartiere Tamburi. Non ci credete? Assaporàtene qualche sorsata dal quotidiano che non ci delude mai, la ‘Gazzetta del Mezzogiorno’ del 4 gennaio:”Non esistono industrie che non inquinano e non creano questioni di sicurezza”. Incipit fulminante: tanto per dichiararci. Prosegue, brevi manu, l’Evacuatore Emerito: “Osservo, incredulo, che tutti i protagonisti, inclusi magistratura e mass-media, da sempre (colpevolizzandola) si preoccupano di bonificare l’Industria (l’Ilva e non solo) che inquina l’adiacente popoloso quartiere (20mila abitanti) e l’area circostante (Paolo VI e Statte). E’ mai possibile che nessuno (e vorrei essere smentito), nemmeno i Presìdi sanitari e\o la Protezione (?) civile ha mai pensato – in decenni – di poter tutelare al meglio la salute di quei cittadini sottoposti a polveri, gas tossici e rifiuti? (…) Perché finora non c’è stato un solo provvedimento atto a favorire l’indispensabile esodo da quel Quartiere (…)?”. Il Magnifico Evacuatore qui si ritrova costretto a imbrodarsi, obtorto collo:” Tanto mi son permesso di segnalare da tempo (sono il solo?) ed anche sulla stampa con un intervento del 13 marzo 2017 inviato ad Autorità ministeriali e cittadine”. Ing. Mecc. Ruggiero, non lo scalcagnato scrivente oserebbe mai smentirLa, ci mancherebbe, dal basso del miserevole 19\30 come voto massimo ai tempi dell’università nella Sua Bari; bensì qualche cronaca dello scorso lustro. Né, sempre l’umile scrivente, si sognerebbe di ipotizzare che Ella fosse stata distratta, nel caso, da Visioni Troppo Oltre o – per carità! - da qualche appassionante replica dell’Ispettore Derrick. No, non disperi. Non è (il) solo. Abbia fede, o Venerabile.

ACCADDE INFATTI che, tra l’agosto e il dicembre del 2012, il ministro del cosiddetto Ambiente, Corrado Clini, se ne venisse fuori con alcune mirabili gag che avrebbero destato l’invidia degli autori del Bagaglino, in crisi di barzellette. La prima: il quartiere Tamburi, secondo lui, era sorto solo dopo la nascita dell’Ilva, anni Sessanta (risate a crepapelle dell’Italia intera). La seconda, 23 ottobre: sostenere che il dramma dell’attuale situazione sanitaria dipenda dall’Ilva “è un’operazione tecnicamente scorretta”. La terza (9 dicembre): “L’evacuazione è una delle possibilità (…). Ne abbiamo già parlato col sindaco di Taranto”. Il quale sindaco Stefàno, cui evidentemente non piaceva quel bruciore gratuito in zona chiappe, avrebbe replicato l’indomani che l’evacuazione “è puro frutto della fantasia di chi vuol mantenere un clima di esasperazione in città”. Manovratori occulti: quanti cattivoni. E quanti addominali forzati, non avendo Ippazio il coraggio di ringhiare sul muso al Visir di (pessimo) Stato: Clini, sei tu quello che vaneggia, ma che minchia dici. Chi il dolore lo conosceva e conosce sul serio, e i fatti pure, come il Comitato Donne per Taranto, diffondeva a seguire un’amarissima nota:”La proposta del ministro Clini ci lascia sconvolte perché ancora una volta a pagare non sono i colpevoli ma le vittime (…). Cosa proporrà il ministro quando si dimostrerà che le emissioni inquinanti compromettono la vita, al pari dei Tamburi, nel resto della città di Taranto? Deporterà tutti i tarantini?”. Fortunatamente, quella delle perle sarebbe diventata una gara umoristica; e sette mesi dopo il neocommissario Ilva, Enrico Bondi, sarebbe arrivato a sostenere l’inesistenza della prova provata, cioè della correlazione Ilva-tumori: colpa delle sigarette, semmai, dannazione ai tabagisti, condizione tipica dei postacci di poveracci. E insomma, questo infetto, dove lo metto?

MA DOVE VOLETE, purché altrove. Da un’altra parte, non si sa quale (con quali e quanti soldi, altro dettaglio a latere). Qualsiasi. Miami Beach? Non sarebbe malissimo, ma pare che i lidi abbiano esaurito gli ombrelloni. Copacabana? Neanche disprezzabile, ma poco praticabile: troppi campi di futevolei in vista del torneo interlitoriale con Romario diesse al cocco e Renato Portaluppi addetto alle cabine femminili. Val Brembana: aria buona, ma i cavedani dei ruscelli sono dolci di sale, che a metterlo sopra non è la stessa cosa de le guggiùne varvarùle. In merito non c’illuminò Clini e non ci illumina il Chiar.mo Evacuatore, che tuttavia – onore al merito – nel premiato intervento gazzettifero dello scorso 13 marzo allegò l’esempio virtuoso degli indiani (oh) Jindal, potenziali acquirenti (oh) dell’Ilva, il cui stabilimento JSW fu collocato in piena foresta e a 25 km dal primo centro abitato. Fu: a suo tempo, in partenza, altro dettaglio che oggi è facile dimenticare e gabbare per alternativa, per amor di poetica (emerita). Beh, chi lo sa, quindi a ‘sto punto – ma solo dopo averli sfollati, eh – si potrebbe seminare a posteriori sulle cucine dei 18-20mila attuali tamburini: un carrubeto? Un querceto? Prati inglesi o graminacei da far brucare ad ovini che abbiano fatto l’antitetanica? Certose modello Pontignano tra i lecceti, con eremi per flagellanti affacciati sui baci di tramontana del camino E 312?

LASCIAMO PERDERE Pittsburgh, Usa. Bilbao l’ha voluto e l’ha fatto, stabilendo e verificando, per esempio, che Guggenheim era meglio. E’ successo in Francia, in Normandia e nella Lorena mineraria con Metz. E’ successo in Germania nella Ruhr, e a Dortmund, dove adesso il Museo della Birra (imparate) fa vagonate di euro. Per restare nei confini, a Genova tra il 2002 e il 2005 hanno chiuso cokerie e Afo 2, non il quartiere di Cornigliano: dove oggi si respira senza bisogno di chiamare il frate confessore. Non era, non è scontato e men che meno facile che ai Tamburi, Taranto, Italia si riuscisse a fare lo stesso. Ma il punto è che le alternative reali c’erano, e si poteva, doveva almeno pensarci, se non provarci. C’era un(a) giudice con due palle così che ha chiuso gli impianti sinché risanamento non intervenga, che ha messo nero su bianco che qui ci sono omicidi e avvelenamenti lucrativi e consapevoli, che ha fatto nomi e cognomi, che ha disposto un esproprio di oltre otto miliardi in virtù dei quali chiunque – dico chiunque, istituzionalmente, civilmente – avrebbe potuto, credo (opinione mia) dovuto ragionare a qualsiasi livello. Sono passati ben cinque anni e mezzo, buoni però solo per dieci salvaIlva dichiarati ufficialmente fuorilegge dall’UE (aiuti di stato travestiti), per isolare la giudice stessa ad opera dei suoi stessi colleghi (“sentenza abnorme”, Cassazione dixit), per sancire inevitabili condanne ma anche per chiarire, se capite il senso, imprenditori correlati, governi collegati, da Berlusconi a Monti a Letta a Renzi a Gentiloni, da Napolitano a Mattarella,  ca so’ tutte fìle a ‘na cane, come diceva il grande Franco, un maestro di vita e di sorriso. Invece spunta l’ennesima Voce Autorevole di turno che non dice ah né bah sui ritardi istituzionalmente complici dei risanamenti ambientali, sui provvedimenti ufficiali che benedicono l’acquirente di turno (anche penalmente) con bolla presidenziale, e pretende pure la medaglia d’oro per la primogenitura d’idea. Afferrato il concetto, alla fine? Se pagate l’ombrellone in un lido, e mentre siete al sole degli energumeni vi prendono a pallonate, tocca a voi raccattare gli stracci e ripiegare sulla spiaggia libera. Se stendete il bucato, e dal piano di sopra ve lo bruciano tirando le cicche, tocca a voi ritirare i lenzuoli e portarli in auto sino al fiume Bradano. Se parcheggiate sotto casa, e ogni notte ve la crivellano con una calibro 22, tocca a voi lasciarla a Ginosa e prendere un bus della Ctp per rientrare, meglio ancora poi se vi stabilite in un motel di Montescaglioso. Colpa vostra, attenzione vostra, responsabilità vostra, spese – fondamentalmente – vostre. I Tamburi nascono Tamburi e oggi possono, devono portare sul cuore la medaglia della propria Storia: una storia fatta di identità, appartenenza, valore, dolore, crescita, accoglienza (gli istriani, nel Secondo dopoguerra: creda, Clini) e, anche se pochi lo sanno o lo ricordano, salubrità. Parliamo del secondo cuore di Taranto, e della prima arteria. O Magnifico Evacuatore, scambi le faccine whatsapp con il suo esimio Collega di poetica. Nel frattempo, ha tutti i termini per distinguere tra Magistratura e magistratura, sempre se qualche umana distrazione non la teleguida altrove. E, soprattutto, tra giornalismo e giornalisti. Un devoto della Gazzetta come Lei, a occhio e croce, avrebbe ben altri ed elevati saggi da firmare, e ben altre indignazioni: visto che la questione-stampa sembra interessarle. Sempreché, beninteso, non fosse o non sia momentaneamente assorto nelle formidabili serie dell’ultimo Sandokan, Bollywood Production. In lieve differita dalla sua esemplare, amatissima India.