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Ven, Ott

IO PARTIGIANO

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Idee

All’indomani dei fatti di Macerata in tutto il territorio nazionale si sono svolte quest’oggi manifestazioni contro ogni fascismo. La pericolosa e temibile recrudescenza di germi inoculati e sviluppati infelicemente nel nostro passato recente non può trovare spazio in nessun terreno

All’indomani dei fatti di Macerata, in tutto il territorio nazionale si sono svolte quest’oggi manifestazioni contro ogni fascismo. Anche a Taranto la Cgil assieme a Libera, ANPI, Arci e con l'adesione di associazione Ohana, cooperativa Babele, e di tutti coloro che hanno voluto condividere l'appello #maipiufascismi, si sono riuniti a Piazza Maria Immacolata per la raccolta firme per poi spostarsi sul Lungomare cittadino. Qui una toccante cerimonia ha ricordato le vittime del Mediterraneo. Una corona in mare è stata deposta rammentando tristemente l’altra faccia del fenomeno migratorio che è sfruttamento, oppressione, paura, abbandono e morte. Nei giorni scorsi il barbaro ferimento di immigrati nel capoluogo marchigiano ha riproposto la questione dell’integrazione e della lotta alla xenofobia. L’uccisione della giovane Pamela Mastropietro, per la quale sono indagati due nigeriani, ha innescato la miccia di una lucida follia. In molti sperano che gesti sconsiderati a fronte di fatti gravissimi possano considerarsi legittimi sdoganando una immonda caccia alle streghe. Ma la pericolosa e temibile recrudescenza di germi inoculati e sviluppati infelicemente nel nostro passato recente non può trovare spazio in nessun terreno. La nostra società deve cercare in sé gli anticorpi per annientare qualsiasi impeto razzista né incidere anche solo debolmente in direzione di ideologie perniciose quanto ottuse. L’antifascismo è una legge, un dovere, un atto di giustizia, una promessa d’amore che non concede a tesi revisioniste alcuna legittimazione, alcuna pretesa.

Di recente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso in memoria delle vittime della Shoah ha ricordato quanto la barbarie, e la sistematica volontà allo sterminio siano state evidenti anche in un paese come il nostro non autenticamente animato da una vocazione antisemita ma egualmente colpevole. Vale la pena ricordare un passaggio emblematico: “Anche in Italia questo folle e scellerato processo di riduzione delle persone in oggetti fu attuato con consapevolezza e determinazione.- ha dichiarato Mattarella - Sul territorio nazionale, è vero, il regime fascista non fece costruire camere a gas e forni crematori. Ma, dopo l'8 settembre, il governo di Salò collaborò attivamente alla cattura degli ebrei che si trovavano in Italia e alla loro deportazione verso l'annientamento fisico. Le misure persecutorie messe in atto con le leggi razziali del 1938, la schedatura e la concentrazione nei campi di lavoro favorirono enormemente l'ignobile lavoro dei carnefici delle SS. Le leggi razziali - che, oggi, molti studiosi preferiscono chiamare "leggi razziste"- rappresentano un capitolo buio, una macchia indelebile, una pagina infamante della nostra storia. Ideate e scritte di pugno da Mussolini, trovarono a tutti i livelli delle istituzioni, della politica, della cultura e della società italiana connivenze, complicità, turpi convenienze, indifferenza. Quella stessa indifferenza…e, che rappresenta l'atteggiamento più insidioso e gravido di pericoli”.

Ad oggi un rinnovato timore sembra aver riacceso le fiamme dei crematori nei nostri cuori inducendo ciascuno di noi al sentimento di odio, intolleranza e disprezzo. La sicurezza invocata da certo modo di fare politica sembra volere innescare una scia persecutoria che vede nell’altro, per lo più straniero, il nemico, l’immigrazione un flagello e le vittime il risultato finale di un malcostume, di sbarchi compulsivi e del crimine importato. Ma è necessario un distinguo opportuno e sacrosanto tra i singoli rifuggendo la pestilenziale esaltazione di una razza, di un confine, di un colore o la sua attribuzione a virtù o a malvagità come espressione congenita, connaturata o assurdamente dettata dalla genetica. Si tratta in realtà di letame, immondizia propagandistica che ha l’ardire di sventolare un tricolore venendo meno al significato più insito raccontato dal suo carattere simbolico, il risorgimento da ogni oppressione, la lotta all’iniquità e la celebrazione della democrazia come diritto dei popoli alla libertà. Un processo in continua negoziazione perché è ancora troppo potente la seduzione esercitata dal male, troppo veloce l’ascesa verso gli inferi, e sin troppo favorevole il disonesto concetto di nazione, proprietà e identità. A noi la responsabilità di sradicare questi cardi ripugnanti, infettando le radici del bene universale, e assumendo l’onere di essere partigiani ogni giorno. “Pochi si domandano - scrisse Gramsci -  se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?...Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.