Geronimo!

Idee
Typography

Penetrati nottetempo nella libreria Mandese, ladri che credevamo di nobile spessore hanno rastrellato solo e soltanto le avventure del topo Stilton. Neanche una copia dei Sacri Tomi è stata sfiorata: eravamo convinti del contrario, accidenti. A spiegarci il fenomeno sarà il formidabile giornalismo tarantino 5.0 o l’Eco del Roditore?

PIU’ O MENO scherzando, ma molto più meno che più, con El Director, Vincenzo Carriero, da anni ci ripetiamo una finta boutade che pareva acquisita: a Taranto, se masochisticamente vuoi che ti spacchino il vetro, lascia venti centesimi sul tappetino; se invece vuoi stare tranquillo, lascia un po’ di libri sul sedile. Sicché il furto con effrazione subito dal cav. Mandese nella libreria di via Liguria, nella notte tra il 18 e il 19 scorso (massima solidarietà a chi subisce un trauma simile), ha sgomentato gli animi di noi vecchi cinici e sciroccato certezze di tutta una vita. Però anche, d’istinto, acceso un’ingenua possibilità, essendo le prime indiscrezioni piuttosto sommarie: vuoi vedere che nei Due Mari è già cominciata la Rivoluzione Culturale e non ce n’eravamo accorti? Vuoi vedere che i ladri 2.0 hanno alzato l’asticella, essendo avvocati o architetti squattrinati e stufi di pagare la tassa all’Ordine, medici disoccupati che non beccano neanche le guardie, giornalisti senza prebende più o meno pubbliche, docenti di Lettere in attesa di una stabilizzazione che non arriverà mai; e che dunque non si ribassano a rubare i polli dal girarrosto, le mele dall’ortofrutticolo, ma scelgono di predare elevati volumi, per farne mercato nero e sentirsi pure in pace col diploma? Non che la contingenza generi legalità, perbacco; ma una nuova frontiera, dunque una nuova prospettiva, sì. E giù ipotesi a pioggia, dall’inarrivabile apporto dell’attuale Amm.ne, a partire dal (trombato) ex assessore Sebastio, sino al quotidiano e appecoronevole contributo dei soliti noti, editorialisti un tanto a giambo, magnogrecisti un tanto a pianto. Del resto, se evitate di concentrarvi su (altre) ruberie assortite, aggressioni a pubblici ufficiali d’ogni ordine e grado, estorsioni e corruzioni di pubblici ufficiali d’ogni ordine e grado, connivenze, incapacità, inconcludenze, legami inconfessabili e arcinoti, consorterie, camarille, vergognosi e svergognati nepotismi, clientelismi eletti a sistema, voltagabbana in cerca di un assessorato purchessia, seppellimenti, aiuti di illecito Stato, treni e binari che cadono su se stessi, feccia che infesta e deturpa la cosiddetta Stazione, abusivi dal sorriso di squalo, crateri stradali che la Luna c’invidia, avvelenamenti, morti senza croci, morti con croci pagate a lacrime e rate: non è forse per questa nobile inedita via la Taranto 5.0 (chissà che significa) che l’agile volumetto della Gazzetta’ vi ha appena narrato, in fraterna comunanza col Comune? Riecco Orazio, riecco il Galeso, la mia Taranto giovane e vivace (giura il Sindaco), la Città Vecchia che sta per essere rigenerata, questione di minuti, i Tamburi che stanno per diventare una foresta urbana, questione di secondi, bonifica e pioppi, presagi e ricordi, vi abbiamo migliorato, basta leggerci, Porto pronto al rilancio, prontissimo, in rampa, l’oro di Taranto, la nostra Storia, sviluppi imminenti. Che spettacolo! Viviamo da un pezzo nell’Arcadia, e noi ignari: altra cosa di cui non c’eravamo accorti, che distratti. In una Taranto del genere, ovvio che cambino anche i banditi. Rapinano le Poste, e lasciano una vongola alle impiegate. Rapinano le banche, e regalano un grattaevinci ai cassieri. Rapinano le redazioni, e donano una grammatica di quinta elementare ai redattori. Penetrano nei cinema, e devolvono trenta euro, l’equivalente del miglior incasso settimanale, ai gestori. Fanno il tocco per chi sceglie, e chi vince non sceglie più la finanziaria, ma la libreria. Questo ci siamo detti, oramai persuasi del nostro prevenuto errore e del tutto edotti dall’imprescindibile poetica della Gazzetta 5.0. Poi, di colpo, abbiamo scoperto che i malamente 2.0, o 5.0 anch’essi (chissà che significa), da Mandese s’erano grattati soltanto i libri di Geronimo Stilton. Centinaia, che varrebbero migliaia di euro. Ma solo quelli. Uno scaffale a nudo. Solo quelli. Il resto? Inviolato. Illibato.
DIAVOLO, possibile? Neanche facciamo in tempo a insignirvi di nobiltà, di romanticismo, di appartenenza, di compiuta identità 5.0 (chissà che significa), e voi, proprio dal confratello e identitario Mandese, vi fregate soltanto le avventure del volgare commerciale supertopo di Elisabetta Dami, 150 milioni di copie nel mondo, 60 in Italia, e del piccolo Benjamin, della sorellina Tea, del mangione Trappola e della girlfriend (aspirante) Tenebrosa? Speravamo almeno in un Wilbur Smith ciclo Nilo, in una Vargas ciclo Adamsberg, in un Camilleri ciclo Montalbano (che caspita), in un Lee Child ciclo Reacher; mica in un Mutis ciclo Gabbiere, non esageriamo, o in un Perez Reverte ciclo Alatriste, Oscar Wilde, Camus, Musil, per carità. Ma, soprattutto, ritenevamo – anzi, eravamo certi – che i sottrattori avrebbero sottratto i Sacri fondamentali tomi sui Riti, sui Voti, sulla Settimana Santa, sulle benedettissime anime incappucciate con asta al rialzo, sul giro delle sette chiese, sulla venerabile storia delle Confraternite e dei venerandi Arcipriori incravattati, che in gran profusione ogni nuovo anno onorano il mercato, a volte cambiando (solo) il titolo, e dei quali la fam. Mandese è l’indefettibile benemerita editrice.
Che delusione: invece sono ancora tutti lì. Neanche un granello di polvere si sono premurati di togliergli, i reprobi. Neanche li ha sfiorati, il pensiero. Neanche una copia, magari a casaccio, hanno fatto finta di sgraffignare, tanto per darsi un tono: avrebbero vinto in premio un compiaciuto confratello editoriale. Niente, nisba, nada. Stilton, solo Stilton, fortissimamente Stilton: ai topini interessava il topo. Del resto, le cifre dicono chiaro che non è mica un topo qualsiasi. Geronimo dirige, tra l’altro, un quotidiano vitalissimo che non rischia certo la chiusura, né chiede in cooperativa contributi per l’editoria: l’Eco del Roditore. D’accordo, è un giornalismo che forse non può competere con quello tarantino 5.0; ma non si sa mai. Nel dubbio, io ho già fatto l’abbonamento.