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Mar, Ott

La necessità di essere uomini

La necessità di essere uomini

Idee

A quarant'anni esatti dalla morte del grande statista pugliese, CosmoPolis vi propone questo suo scritto uscito sulla rivista Studium. "Non  possiamo  parlare di  pace, finché gli uomini restano così estranei, così  freddi, così diversi l’uno accanto all’altro (...)"

Lo  spirito  della  pace  è spirito di lotta e di conquista. L’annunzio evangelico, teso com’è a rasserenare, equilibrare, pacificare, può essere tuttavia una dichiarazione  di guerra per la straordinaria necessità, nella condizione umana, di conquistare il bene nel quale riposare con una fatica senza interruzione. La pace, ch’è tutt’uno con la  verità, verità operosa e creatrice di intese, non è un dato esterno al quale si possa comodamente aderire. Non ci possono essere parassiti della pace, perché questa è un perpetuo ansioso travaglio e si rifiuta a coloro che non hanno l’ardire di guardare in se stessi e negli altri, per trovare in una compiuta presenza nel mondo il senso pacificatore della fedeltà alla vita. Perché questo vuol dire essere in  pace: essere fedeli alla vita, costi  quel che costi, dire di sì, con serenità cosciente, all’impulso incoercibile, ma equivoco dell’essere. La pace vuol dire rinunzia alla rinunzia, accettazione dello scomodo stato di essere uomini (e non per un minuto, ma per sempre), adempimento dei delicati doveri della vivezza e della intelligenza. (...)
Non  possiamo  parlare di  pace, finché gli uomini restano così estranei, così  freddi, così diversi l’uno accanto all’altro, mentre la vicinanza è un peso fastidioso dal quale ci si vorrebbe liberare o che si tenta vanamente di dissolvere con la tecnica artificiosa dell’arte dei contatti sociali. Non c’è pace, finché non siano  stati riconosciuti i diritti ed i doveri dell’intelligenza e questa, diventata eguale alle sue possibilità, non abbia fatto luce intorno, aprendo coraggiosamente orizzonti a tanta verità,quanta è necessaria per vivere. Non c’è pace infine, dove non c’è l’impegno e la gioia di vivere, dove non ci sollecita la necessità di essere uomini né ci alletta il cammino difficile, per ritorni ed incertezze, di una rinnovata conquista, di una fede consolatrice, di una ineffabile speranza. Per mancanza di intelligenza e di vivacità, malgrado il nostro desiderio, siamo così lontani dalla pace. Ed oggi, come cristiani, corriamo pericolo di perdere un’ultima occasione, di fare una definitiva rinuncia, se, resi accorti dell’estremo rischio, non facciamo sorgere in noi lo spirito della pace, il quale renda la vita coraggiosa, operosa, affaticata, ma non stanca, per una conquista infinita da compiere.