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Mer, Dic

Il “Pirata” di Mesagne

Il “Pirata” di Mesagne

Idee

Girava col suo carretto per il centro storico, mostrando chincaglierie ai passanti

“Pirata”: questo il soprannome che gli venne appioppato dal suo Maestro, quando ancora lui non aveva tanta dimestichezza coi legni (v. infra).
Se ne va in giro per la sua natia Mesagne, terra messapica in provincia di Brindisi, trascinando un carretto (apparentemente) pieno di cianfrusaglie, con l’aiuto di uno strambo velocipede modificato ad hoc, sì dotato di calessino con tanto di copertura, a voler proteggersi da ogni sorta di condizione meteo. Ma d’intemperie, il Pirata, pare averne vissute di peggiori, quando in un passato non troppo lontano, vagabondava per il mondo cercando di comprendere che ruolo avrebbe potuto ricoprire all’interno d’esso.
Potremmo dirvi il suo vero nome, ma questo racconto perderebbe tutto il suo background costruito sull’essenziale. Ha trentacinque anni, ed un occhio poco attento asserirebbe, con inoppugnabile fermezza, che il suo mestiere è quello del “robivecchi”. Invero, c’è dell’arte; forse della genialità, nel voler dare nuova vita ad un oggetto. Ma se siamo abituati ad un’idea di “re-cycling” capace di ridurre l’impatto ambientale dei materiali e delle sostanze inquinanti, non abbiamo ancora fatto i conti con l’“up-cycling”, ovvero una forma di riciclo volta ad aumentare il valore reale ed economico di quella che potremmo volgarmente definire “spazzatura”. Negli ultimi anni, i social sono stati invasi da contenuti raffiguranti, principalmente, cassette di legno e pallet, trasformati in librerie, divani, tavoli, ed altri complementi d’arredo. Magari, un esempio di upcycling più vicino alle nostre abitudini quotidiane, può essere quello delle polpette di pane e uova che faceva nostra nonna, ogni qual volta il prodotto del grano raffermasse nella credenza. Quando il benessere espanso non c’era, e non ci si poteva permettere l’appannato lusso di “buttare” via il cibo. Od, ancora, le maracas costruite ai tempi delle scuole elementari con l’ausilio di bottiglie in PET e legumi secchi, riso, sassolini, sabbia, e qualsiasi cosa fosse in grado di fracassare sulle pareti di plastica.
Forse di maracas, ma non è di polpette né di divani che si occupa il Nostro: piuttosto, di ornamenti per la persona, e di strumenti musicali. Si va dalle cravatte in quercia stagionata (sì, avete letto bene, cravatte), alle semplici collane per lui e per lei con pendenti raffiguranti diversi simboli, giungendo alla vasta gamma di strumenti musicali cordofoni, fiati, e percussioni. Il Pirata ci spiega che per dar vita ai suoi progetti, utilizza materiali (legni) rigorosamente ricevuti in dono da chiunque voglia dismetterli per inutilizzo, oppure materie prime rinvenute nella natura, come la canna comune, pianta perenne simbolica delle coste mediterranee, presente in agglomerati denominati “canneti”, spesso utilizzati a mo’ di pattume selvaggio per i bagnanti. E così da un legno cavo come quello della canna, lontana parente del bambù, nasce un flauto traverso in stile orientale. Ma da una vecchia cassetta di legno può nascere anche la reinterpretazione di una lira medievale, piuttosto che un bongo, per culminare nel bizzarro strumento a corda, ancora da terminare, che il Pirata brandisce in foto: se il manico di questa specie di banjo-chitarra ha come suo diretto antenato una zappa, lo stupore arriva quando si scopre che la cassa di risonanza è il prodotto della sapiente stagionatura di una zucca vuota. Zucca piena, invece, quella del suo artigiano.
Invero, di giovani come il Pirata che si trovano a doversi inventare un lavoro per sopravvivere, ce ne sono tanti. L’emergenza è palpabile, e lo stato d’indigenza di tanti italiani, funge da ostacolo per l’innata solidarietà, anche economica, dell’essere umano. Non è facile pedalare portandosi dietro le proprie speranze, ma il Pirata lo fa, regalando un sorriso ed un momento di condivisione a chiunque voglia fermarsi a parlare con lui delle sue invenzioni.
Non si tratta di pregiati strumenti di liuteria, né di gioielli, ma di oggetti che raccontano un pezzo di storia dell’umanità: quell’attimo di congiunzione fra vecchio e nuovo, fra natura e cultura. Una storia che prende vita nel laboratorio di Via Antonio Profilo Fu Tommaso, 6, in Mesagne.
Per saperne di più: 3470993325.