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Lun, Ott

In morte di 'Zanza'

In morte di 'Zanza'

Idee

Maurizio Zanfanti, l’eroe amante della Riviera romagnola, se n’è andato come certamente aveva sognato: dopo una notte di sesso con un’amica di quarant’anni più giovane. Numeri da leggenda per una vita (apparentemente) da pornofilm: quando invece c’è un senso talmente semplice che nessuno lo capisce più

L’ULTIMO EROE italiano se n’è andato tre giorni fa, come sempre sognerebbero gli eroi e noi per loro: sul campo, combattendo. Nel caso di Maurizio Zanfanti detto ‘Zanza’, il sovrano della Riviera romagnola, subito dopo: “Avevamo appena fatto l’amore, tutto bene. Di colpo, ha cominciato ad ansimare. Mi ha chiesto di tenergli la mano”. 63 anni lui, 23 lei. Non è vero che è una escort, come qualcuno ha scritto: che fine orrenda sarebbe stata, per il Rocambole del sesso rutilante, dover tirare le cuoia causa rapporto a pagamento. “Eravamo amici. E ogni tanto capitava che….”. Claro, a volte capita che. In uno sterrato. In macchina. Al buio. Da teen-agers. Zanza: un fenomeno dall’ingresso alla porta sul retro.
SEIMILA CONQUISTE. Possibile? “Mi sa di sì”, ammise qualche anno fa, intervistato a giro. Prendeva appunti, ma non ha mai scritto libri né sputtanato alcuna delle scandinave che prediligeva, e da cui veniva assalito (povero): “Giugno e luglio due in media al giorno, agosto pure quattro, in bassa stagione una”. Ahimé. Nell’88 lo spettro della recessione: solo 120, media di una misera al giorno da giugno a settembre: “Lo spettro dell’Aids. Rientrato, per fortuna. E comunque, il certificato Asl lo tenevo nel portafoglio”. Tempi duri. Ma si superano. Un predestinato. Un soldato. Un crociato. “Alla Riviera ho fatto più pubblicità io di cento agenzie”. Anche mille: un mito transnazionale. Capello lungo alla Kempes ’78, collane d’oro sul petto villoso, fisico asciutto: “Palestra? Mai messo piede”. Solo attività (molto) dura su materassi, pattìni, mosconi, balconi, banconi, paramenti e pavimenti. Ci vogliono gloria e missione, per adornarsi così, per eternarsi così. 207, primato insuperato, nell’85: ci vuole anche fortuna, si sa. Poi, quando l’estate finiva? “In giro per l’Europa. Specie Scandinavia. Dalle mie amiche, anche ma non soltanto. Contratti: per l’estate a venire”. E per la ‘sua’ discoteca, il Blow Up, che lo pagava per essere se stesso, cioè l’irripetibile Zanza. “Ci entrai a 17 anni, come ‘buttadentro’. Sa, parlavo lo svedese…”. Ma no. Corsi di formazione abbastanza intensivi: biliardi, tavolette, cabine, tramezzi. Flipper. Sedili. Soppalchi. Giardini, divani, scalini. Ma quale palestra, ragazzi.
ERA UN UOMO BUONO”, ha detto tra le lacrime il suo ex datore, il titolare del Blow Up: “Odiava la ribalta”. La ribalta, invece, amava lui. Scese da Parigi l’inviata di un prestigioso settimanale, determinata a ritagliarne un ritratto esclusivo: lo ebbe, eccome, poi ne stampò (malandrina) i dettagli. Pazienza, pensò Zanza, che non aveva tempo da perdere (era agosto, non so se mi spiego). “Lo facevo per loro”, e il loro diventa un po’ generico: loro, la dea Riviera, il Blow Up, e soprattutto loro: le donne. Belle, bionde, alte, medie, nasute, magre, rotonde, anche bruttine: “Anche”. Perché, alla fine, ecco il grande inimmaginabile segreto: “Volevano soprattutto gentilezza”. Non si contano le affrante, in morte della Leggenda. Viaggiano, scendono, volano, calano ora in pellegrinaggio d’amore e dolore alla volta del feretro. Vengono da Oslo, Goteborg, Orebro, Stoccolma: “Era così…gentile”, sussurrano, prima di crollare in pianto dirotto. Quanta sciocca facilissima ironia, me compreso, da questa storia che non è un pornofilm. Anziché una cosa talmente semplice da capire – e da ricordare – che nessuno è capace d’insegnarla più.