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Ven, Mag

Rubini: “Taranto, città meravigliosa con un cuore malato”

Rubini: “Taranto, città meravigliosa con un cuore malato”

Cultura

In occasione della presentazione del film ‘Il Grande Spirito” il regista parla del capoluogo jonico, della fabbrica e della possibilità alla maniera degli indiani, di riappropriarsi delle proprie radici e della propria terra

Un film poetico e nello sfondo una piccola Gomorra. ‘Il Grande Spirito’ il nuovo film diretto ed interpretato da Sergio Rubini (prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci) è un ritratto della contemporaneità traslato dal nostro passato. Metafora di abusi, diritti violati e depredazioni consumate ai danni dei deboli, dell’ambiente e di risorse condivise. L’idea parte dalla dolorosa esperienza degli indiani d’America, delle sconfinate praterie sulle quali transitavano mandrie di bisonti e di una vissuto in armonia con la natura e con le divinità. Poi l’arrivo degli yankee (i bianchi) i colonizzatori, uomini rapaci responsabili dello sterminio di migliaia di “pellerossa” e del saccheggio feroce delle risorse. In ultimo la pretesa compiaciuta di mansuefare i “barbari” piegandone la volontà sull’altare di interessi indegni e personalistici.

Il regista esplora la storia calandola nel contesto della città di Taranto, emblema della negazione, della sottrazione per eccellenza e delle più spiccate contraddizioni. Nello sky line la Città vecchia, opera decadente e meravigliosa, il quartiere Tamburi evocativo della periferia per antonomasia, della fatiscenza di un rione consunto dalle polveri e dal mostro vorace, fumoso, ribollente di vita, della stessa che priva quotidianamente ai coloni.  Dalle terrazze della città e dalla condivisione con uno strano individuo (Rocco Papaleo) alias il Cervo nero il racconto triste di un luogo, dei suoi abitanti arenati tra l’Ilva e un sottobosco criminale poco rassicurante, ma infelicemente vibrante.

E’ qui che Rubini decide di incidere con maggiore franchezza: “Il vostro centro storico è meraviglioso – spiega nell’incontro tenutosi al cinema Bellarmino nel pomeriggio di ieri, alla presenza della stampa e organizzato dalla BCC di San Marzano di San Giuseppe – E’ il cuore di questa città ma un cuore malato”. Da qui l’invito ai tarantini a “prendersene cura” a “riappropriarsene”. “Forse per la fabbrica ci vorrà più tempo – aggiunge – ma si può fare molto altrove. E siete voi chiamati a farlo. Un tempo anche Bari Vecchia era “inaccessibile”, poi si è giunti a farci locali, cultura e musica e si sono aperti altri scenari”.

“Bisogna far capire alla gente – spiega Rubini riferendosi alla protesta dei commercianti tarantini in occasione delle riprese del film di produzione Netflix – che con il cinema si fa economia. Che se oggi perdi 20 domani acquisti 100. Portiamo quindi il cinema nelle città. E’ un problema culturale innanzitutto, va acquisita questa consapevolezza”.

Infine una considerazione in relazione alla questione del siderurgico: “Siete spaccati – conclude – come la ferrovia spaccava il passaggio dei bisonti nel vecchio West. Dovete trovare un’idea comune. Al centro dovrebbero esserci i tarantini non la fabbrica. Solo così si potrà chiedere all’acciaio di adattarsi all’essere umano, e non viceversa”