19
Gio, Set

Il tifo allo Iacovone in un libro di ricerca

Il tifo allo Iacovone in un libro di ricerca

Cultura

La penna di Dentico non è “tutta teoria”, e con la sua punta vuole riuscire a forare la filigrana di quel delicato foglio che lui ama definire “la comunità della domenica”

“Entrare allo Iacovone è un’esperienza che fa tremare le gambe”: così ci disse Michele Dentico in un’intervista da noi pubblicata nell’aprile 2018, relativamente alla sua suffragata tesi di laurea “Sul tifare il Taranto – Indagine etnosemiotica su una disaffezione”; pochi giorni dopo aver conseguito la laurea in Semiotica presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Una tesi che – nonostante la sua natura eminentemente accademica – già dall’inizio riscosse un successo inaspettato per la sua capacità d’analisi sul tifo calcistico tarantino. In effetti molto più di una tesi, in quanto – come ha affermato Dentico – “dopo due anni di ricerca, tante interviste, mille correzioni e parecchie riscritture, è nato un libro”.
Col medesimo titolo, ma con lo scopo di divulgare un importante lavoro di ricerca etnografica risalente al 2017, il libro dell’autore tarantino è già disponibile nelle librerie all’interno della collana “Quaderni di Etnosemiotica” (Esculapio).
La scelta della pubblicazione della tesi in una veste extra-accademica sembra non abbia risposto squisitamente all’alto fattore dello studio svolto, ma anche e, forse, soprattutto al legame sentimentale fra l’autore e “quei gradoni” (ndr, la Curva Nord dello stadio Erasmo Iacovone di Taranto), sopravvissuto agli anni universitari trascorsi lontano dalla città ionica.
Si tratta, quindi, di un lavoro utile non solo ai fini della mera ricerca: la penna di Dentico non è “tutta teoria”, e con la sua punta vuole riuscire a forare la filigrana di quel delicato foglio che lui ama definire “la comunità della domenica”. Solo e soltanto da quest’ultima può passare il risultato di riempire di nuovo gli spalti come negli anni precedenti alla “disaffezione” generale dei tanti tarantini che non si perdevano mai una partita in casa, sostenendo il “vecchio cuore rossoblù” come poche tifoserie al mondo.