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Ex Ilva, Confindustria Taranto: “Quale futuro per l’indotto?

Ex Ilva, Confindustria Taranto: “Quale futuro per l’indotto?

Economia

Timori diffusi da parte degli operai dell’indotto del siderurgico circa le sorti dell’azienda. Presso l’associazione una riunione questa mattina ha delineato eventuali scenari e possibili ripercussioni sulle imprese del territorio. Nel frattempo Confindustria ha redatto un apposito documento – da portare all’attenzione del Governo – in cui illustra una serie di misure ritenute indispensabili per una corretta rinegoziazione del piano industriale

“Il rischio che si palesi, nel medio-breve periodo, una situazione analoga a quella di quattro - cinque anni fa c’è tutto, ed è il motivo per il quale le aziende dell’indotto ex Ilva di Taranto, aderenti a Confindustria, si stanno attrezzando per non rivivere un passaggio doloroso della loro vita professionale”. Inizia così la nota a firma di Confindustria Taranto impegnata quest’oggi in un incontro con le imprese dell’indotto del siderurgico: al centro il futuro dell’azienda. “Il riferimento è a quanto già si produsse a cavallo del 2014 e 2015, nel passaggio fra l’Ilva di Riva e Ilva A.S. (amministrazione straordinaria) quando l’indotto si ritrovò –dopo mesi, poi anni, di battaglie prima mediatiche e poi legali – con un monte crediti pari a circa 150milioni di euro non corrisposti, (e a tutt’oggi tali) poi confluiti nello stato passivo. –precisa l’associazione - Come si ricorderà, le aziende continuarono a svolgere le loro attività all’interno della fabbrica (e, come oggi, si trattava di aziende di meccanica, chimica, servizi, edilizia, trasporti) pur in presenza di garanzie da parte dell’allora gestione commissariale. Oggi, stanno portando avanti tutte le commesse e prestando le loro competenze a fronte di una situazione di estrema incertezza, manifestatasi già nelle scorse settimane con i ritardi sui pagamenti loro dovuti.- aggiunge  - Ritardi ai quali, come è noto, è stato posto un argine dai referenti di Arcelor Mittal Italia solo a seguito del presidio permanente messo in atto dalle stesse aziende davanti alle portinerie dell’azienda”.

Da qui numerose “perplessità” che “rendono fosche le prospettive di tutte le realtà imprenditoriali, grandi e piccole, che lavorano nell’indotto dell’acciaio”. Presi in esame a tal fine “tutti i possibili scenari” in vista del 20 dicembre (data in cui è prevista l’udienza al tribunale di Milano per il ricorso cautelare d’urgenza dell’Ilva in AS contro il recesso di Ami).

“Certo è – questo il commento del Presidente di Confindustria, Antonio Marinaro – che le nostre aziende non si sentono tutelate, da qui ai prossimi mesi, riguardo la garanzia di poter vedere soddisfatti nella loro interezza i loro crediti nei tempi stabiliti. Non si tratta – prosegue Marinaro – di una semplice percezione più o meno diffusa ma della constatazione di un clima tangibile di forte incertezza che sussiste da oramai troppo tempo circa la permanenza di Ami a Taranto e degli eventuali scenari alternativi futuri, nonché dall’assenza di segnali che, in questo senso, registriamo da parte del Governo. Vanno bene – e lo dico a scanso di equivoci - gli interventi che da Palazzo Chigi e dai vari Ministeri si stanno mettendo in campo (il cosiddetto “Cantiere Taranto”) per la città, ma quello che vorremmo si palesasse è soprattutto la garanzia per queste aziende di poter continuare a lavorare per assicurare a loro stesse ed ai loro dipendenti un futuro”.

Segnali che a tutt’oggi, secondo l'associazione, mancherebbero da parte di ArcelorMittal e del Governo. “In assenza di garanzie certe sulla continuità dei crediti loro dovuti, le imprese dell’indotto potrebbero orientarsi verso un generale disimpegno dai rapporti contrattuali in essere. – conclude Marinaro - E’ una condizione estrema ma il rischio di incorrere in un'altra situazione analoga a quella del 2015 porterebbe per molte di loro alla chiusura, anche alla luce delle difficoltà, già in atto, che le stesse affrontano in ordine all’accesso al credito”.

Necessario dunque l’appello al Governo, “affinché coinvolga Confindustria – assieme a tutti gli altri attori territoriali – per poter essere parte attiva delle scelte che saranno adottate da qui in futuro”. A tal fine l’associazione ha redatto un apposito documento nel quale si indicano “una serie di misure” utili ad una “corretta rinegoziazione del piano industriale”.